Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31394 del 03/11/2021

Cassazione civile sez. I, 03/11/2021, (ud. 25/05/2021, dep. 03/11/2021), n.31394

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. DI STEFANO Pierluigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23887/2020 proposto da:

D.M., elettivamente domiciliato in Napoli, p.zza Cavour 139,

presso l’avv. Luigi Migliaccio, che lo rappresenta e difende come da

procura speciale allegata al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno;

– intimato –

avverso la sentenza n. 256/2020 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 24/02/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

25/05/2021 da Dott. PIERLUIGI DI STEFANO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

D.M., cittadino del (OMISSIS), ricorre con tre motivi avverso la sentenza della Corte di appello di Catanzaro del 24 febbraio 2020 che rigettava la sua impugnazione avverso l’ordinanza del Tribunale di Catanzaro che confermava il diniego da parte della Commissione territoriale del riconoscimento del suo status di rifugiato o, in subordine, della protezione sussidiaria o del permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Il richiedente fondava la richiesta sulle seguenti circostanze:

– era vittima di persecuzioni politiche dovute alla sua appartenenza al partito (OMISSIS), in particolare aveva subito un’aggressione da parte degli esponenti della opposta fazione politica.

La Corte di appello riteneva non veridiche le dichiarazioni, in considerazione della loro genericità, sia quanto all’accadimento che allo stesso ruolo del ricorrente nel partito politico al quale sostiene di appartenere. Per tale ragione escludeva il ruolo di rifugiato. La situazione interna del (OMISSIS) escludeva anche che vi fosse una situazione rilevante ai fini della protezione sussidiaria.

infine, escludeva la protezione umanitaria non emergendo una significativa situazione di vulnerabilità.

Il Ministero intimato non ha svolto difese.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorrente con il primo motivo deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, commi 3, 4 e 5; D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. art. 8, comma 3.

E’ stato violato l’obbligo della cooperazione istruttoria, il giudizio di inattendibilità non è risultato di una procedimentalizzazione legale della decisione essendosi proceduto senza esame del richiedente asilo e non ottenendo i chiarimenti necessari.

Il motivo è inammissibile. La Corte di appello ha svolto argomenti per escludere in radice la credibilità della vicenda narrata dal ricorrente, condizione che escludeva la necessità di procedere secondo le regole di cooperazione istruttoria. Non rileva la omessa audizione del richiedente, in quanto lo stesso non ha indicato quali dovessero essere i chiarimenti che intendeva fornire e che avrebbero dovuto giustificare la audizione stessa. In definitiva, le argomentazioni del richiedente si risolvono in una doglianza sul contenuto della motivazione che, non essendo assente o meramente apparente, non può essere sindacata in questa sede.

Con il secondo motivo deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 3 e art. 14, comma 1, lett. c), es, D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, comma 3: non vi sarebbe stato un adeguato approfondimento sulla situazione nel paese.

Il motivo è inammissibile. La deduzione è formulata in termini meramente astratti, con argomentazioni stereotipate, senza considerare il contenuto della sentenza impugnata che presenta una effettiva motivazione sulla situazione di sicurezza del (OMISSIS). Anche in questo caso, la motivazione non è assente né meramente apparente e, quindi, non residuano ambiti di intervento del giudice di legittimità.

Con il terzo motivo deduce l’omesso esame di fatti decisivi quanto al riconoscimento protezione umanitaria, vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5): Il richiedente aveva presentato documentazione relativa al grado di integrazione raggiunto con la attività di bracciante agricolo, ma non vi è stata la necessaria valutazione comparata.

Il motivo è fondato. Il richiedente aveva allegato elementi per dimostrare la sua integrazione in Italia e offerto indicazioni quanto alla sua situazione nel paese di origine. La protezione umanitaria, quindi, non poteva essere negata sulla sola scorta di una valutazione generica, ma era necessario, offerti dal richiedente gli elementi citati, procedere ad una valutazione comparata del “radicamento”, fondato su indici di stabilità lavorativa e relazionale, e della situazione personale in caso di rimpatrio per determinare la sussistenza una situazione di vulnerabilità dovuta alla compromissione del diritto alla vita privata o familiare. Va quindi disposto l’annullamento della sentenza con rinvio per rivalutare le condizioni per la protezione umanitaria.

All’accoglimento del terzo mezzo di censura consegue la cassazione della sentenza impugnata ed il rinvio del procedimento alla Corte d’appello di Catanzaro in diversa composizione, anche per le spese di questo giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il terzo motivo del ricorso, dichiara inammissibile il primo e il secondo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’Appello di Catanzaro, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 25 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 novembre 2021

 

 

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