Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31392 del 03/11/2021

Cassazione civile sez. I, 03/11/2021, (ud. 25/05/2021, dep. 03/11/2021), n.31392

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. DI STEFANO Pierluigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18825/2020 proposto da:

O.F., elettivamente domiciliato in Soverato, via Giordano

Bruno n. 97, presso l’avv. Vincenzo Vaiti, che lo rappresenta e

difende come da procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno;

– intimato –

avverso la sentenza n. 2022/2019 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 23/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

25/05/2021 da Dott. PIERLUIGI DI STEFANO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

O.F., cittadino della (OMISSIS), ricorre con cinque motivi avverso la sentenza della Corte di appello di Catanzaro del 23 ottobre 2019 che rigettava la sua impugnazione avverso l’ordinanza del Tribunale di Catanzaro che confermava il diniego da parte della Commissione territoriale del riconoscimento del suo status di rifugiato o, in subordine, della protezione sussidiaria o del permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Il richiedente fondava la richiesta sulle seguenti circostanze:

era fuggito dalla (OMISSIS) nel giugno 2016 per il fondato timore di subire persecuzione in ragione del suo orientamento sessuale, essendo omosessuale (bisessuale e dedito alla prostituzione con uomini).

La Corte riteneva carenti presupposti per il riconoscimento in quanto la situazione narrata “non ha trovato riscontro” davanti alla Commissione territoriale ed era stata riportata in modo superficiale e poco attendibile. Secondo il giudice era poco credibile la vicenda della bisessualità e sembrava singolare che il ricorrente avesse tenuto un dato comportamento senza essere preoccupato di ciò che potesse accadergli. Inoltre non sapeva dire nulla quanto al ruolo svolto dal padre in ambito militare né della sorte degli altri omosessuali che frequentava. Quindi escludeva lo status di rifugiato.

Escludeva anche la protezione sussidiaria mancando un rischio generalizzato attese le condizioni interne nella data area di residenza.

Ne’, infine, riteneva emerse condizioni per valutare utilmente la protezione umanitaria.

Il Ministero dell’Interno non ha svolto difese.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo deduce la nullità della sentenza ex art. 360 c.p.c., n. 4 per insussistenza di uno dei requisiti posti dall’art. 132 c.p.c. e dall’art. 118 disp. att. c.p.c., motivazione apparente in relazione alla attendibilità delle dichiarazioni rese davanti alla Commissione territoriale per il riconoscimento status di rifugiato.

Il motivo è fondato in quanto la motivazione della sentenza impugnata è meramente apparente poiché caratterizzata da mere asserzioni, valutazioni irrilevanti e affermazioni di massime di esperienza che si pongono al di fuori di ogni plausibile ambito di inopinabilità.

La Corte di appello, difatti, senza alcuna reale esame dei fatti, nega credibilità alla vicenda narrata mischiando argomenti quali non avere il richiedente fornito informazioni sul lavoro del padre, fatto ictu oculi privo di qualsiasi collegamento con le ragioni del richiedente, e sostenendo, in modo generico e palesemente eccentrico, una pretesa tale efficacia della repressione penale della omosessualità in (OMISSIS) da escludere la stessa possibilità della manifestazione di una tale forma di sessualità. In definitiva, si evidenzia una motivazione del tutto assente in violazione delle disposizioni invocate, anche con evidente elusione dell’obbligo di cooperazione istruttoria di cui la stessa motivazione avrebbe dovuto rendere conto.

L’accoglimento di tale motivo, che impone un nuovo giudizio che parte dalla valutazione delle dichiarazioni del richiedente, assorbe gli altri motivi che riguardano la violazione della regola in tema di onere della prova nella data materia e la mancata valutazione della posizione del richiedente quanto alle altre forme di protezione. Si tratta, difatti, di valutazioni che andranno comunque effettuate all’esito della nuova valutazione delle ragioni dell’espatrio.

All’accoglimento del primo mezzo di censura consegue la cassazione della sentenza impugnata ed il rinvio del procedimento alla Corte d’appello di Catanzaro in diversa composizione, anche per le spese di questo giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo del ricorso, dichiara assorbiti gli altri motivi, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’Appello di Catanzaro, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 25 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 novembre 2021

 

 

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