Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31391 del 03/11/2021

Cassazione civile sez. I, 03/11/2021, (ud. 25/05/2021, dep. 03/11/2021), n.31391

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. DI STEFANO Pierluigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9984/2020 proposto da:

A.M.A., elettivamente domiciliato in Petilia Policastro

(KR), alla via Arringa n. 60, presso lo studio dell’avv.

Giovanbattista Scordamaglia, dal quale è rappresentato e difeso

come da procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno;

Procura Repubblica Catanzaro;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1765/2019 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 18/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

25/05/2021 da Dott. PIERLUIGI DI STEFANO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

A.M.A., cittadino del (OMISSIS), ricorre con tre motivi avverso la sentenza della Corte di appello di Catanzaro del 18 settembre 2019 che rigettava la sua impugnazione avverso l’ordinanza del Tribunale di Catanzaro che confermava il diniego da parte della Commissione territoriale del riconoscimento del suo status di rifugiato o, in subordine, della protezione sussidiaria o del permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Il richiedente fondava la richiesta sulle seguenti circostanze:

– aveva dovuto lasciare il (OMISSIS) per il rischio di subire un attacco da parte del gruppo terroristico (OMISSIS) che commetteva estorsioni per finanziarsi ed aveva aggredito ed ucciso un suo zio.

La Corte di appello riteneva tale racconto non veritiero per l’assenza di circostanze quanto a luoghi, persone, tempi, dinamiche degli eventi e considerata, in generale, la situazione di sicurezza nella data area. Ai fini della protezione sussidiaria, esaminava le condizioni interne del (OMISSIS) secondo le fonti internazionali note, con riferimento in particolare alla provincia del (OMISSIS), indicata quale luogo di provenienza del ricorrente. Escludeva, quindi, un significativo rischio dovuto ad attività terroristiche e, in conseguenza, una condizione di pericolo generalizzato per i civili.

Nel caso concreto non era stata indicata alcuna specifica ragione di vulnerabilità utilmente valutabile ai fini richiesti.

Gli intimati non hanno svolto difese.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorrente con il primo motivo deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3 e D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, artt. 8,10 e 27; sono state violate le disposizioni in ordine alla cooperazione istruttoria e l’inverosimiglianza è stata affermata senza alcuna valutazione del contesto di riferimento. Il ricorrente è stato preciso nel riferire la vicenda che ha portato all’aggressione e omicidio del congiunto.

Il motivo è fondato. La motivazione della Corte è alquanto sbrigativa e si limita a riferire che A.M.A., contrariamente a quanto evidente, non avrebbe circostanziato la vicenda, nonché a sostenere un argomento del tutto eccentrico, ovvero la mancata conoscenza dal parte del richiedente della ideologia di chi lo aggrediva con finalità di estorsione e non di contrasto per ragioni politiche. In tale modo la motivazione è di fatto assente per essere solo apparente.

Inoltre, risulta violato l’obbligo di cooperazione istruttoria, doverosa nel caso di specie a fronte di concrete allegazioni da parte del richiedente, allegazioni satisfattive dell’onere a carico del richiedente D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 3.

L’accoglimento di tale motivo, che impone la necessaria rivalutazione da parte del giudice del rinvio della richiesta dello status di rifugiato, assorbe il secondo motivo, riferito alla protezione sussidiaria.

Con il terzo motivo deduce la violazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5 e D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 32, in relazione alla mancata comparazione tra l’integrazione sociale e la situazione personale del richiedente, considerata la violazione dei diritti umani nel paese di origine.

Tale motivo è fondato. La Corte di appello affronta solo temi generali affermando in modo del tutto assertivo che non vi sarebbe stata allegazione di circostanze significative, lì dove quanto riferito in ordine alle condizioni di partenza e alla situazione lavorativa attuale imponeva la comparazione tra l’integrazione nel nostro paese e le condizioni personali nel caso di rientro nel paese di origine. Andava, difatti, tenuto conto di come le condizioni di vulnerabilità che impongono la protezione umanitaria possano essere integrate in caso di “sradicamento” del cittadino straniero che, col tempo, abbia trovato nel paese ospitante una stabile condizione di vita.

All’accoglimento del ricorso consegue la cassazione della sentenza impugnata ed il rinvio del procedimento alla Corte d’appello di Catanzaro in diversa composizione, anche per le spese di questo giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’Appello di Catanzaro, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 25 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 novembre 2021

 

 

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