Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31389 del 03/11/2021

Cassazione civile sez. I, 03/11/2021, (ud. 06/05/2021, dep. 03/11/2021), n.31389

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MELONI Marina – Presidente –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

Dott. SERRAO Eugenia – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25798/2020 proposto da:

I.J., elettivamente domiciliato presso l’indirizzo di

posta elettronica enricovillanovapec.ordineavvocatitreviso.it,

rappresentato e difeso dall’avv. E. Villanova, per procura in atti;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno, (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 5484/2019 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 15/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

06/05/2021 dal cons. Dott. SOLAINI LUCA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

La Corte d’appello di Venezia ha dichiarato inammissibile il gravame proposto da I.J., cittadino (OMISSIS) ((OMISSIS)), avverso l’ordinanza del Tribunale di Venezia che confermando il provvedimento della competente Commissione territoriale aveva negato alla richiedente il riconoscimento della protezione internazionale anche nella forma sussidiaria e di quella umanitaria. Il ricorrente ha riferito di aver svolto attività politica con lo zio e di essere rimasto coinvolto nelle ritorsioni violente poste in essere dagli avversari politici dello zio, tanto da essere stato rapito e sequestrato ma di essere riuscito a scappare dal proprio Paese.

A supporto delle ragioni di rigetto, la Corte d’appello ha evidenziato i profili di illogicità e contraddittorietà della narrazione, così da non riconoscere alcuna delle protezioni richieste.

Contro la sentenza della medesima Corte d’appello è ora proposto ricorso per cassazione sulla base di tre motivi di ricorso.

Il Ministero dell’Interno non ha spiegato difese scritte.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Il ricorrente censura la decisione della Corte d’appello: (i) sotto un primo profilo, per violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, perché erroneamente, la Corte d’appello aveva ritenuto il ricorrente non credibile sulla base di fatti (alcuni profili della narrazione) che non erano stati oggetto di contraddittorio; (ii) sotto un secondo profilo, per violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perché non era stata valutata la documentazione lavorativa al fine di provare l’integrazione in Italia; (iii) sotto un terzo profilo, per avere il Tribunale (rectius la Corte d’appello) omesso ogni valutazione sulla richiesta di riconoscimento della protezione umanitaria, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

In via preliminare e dirimente il ricorso è inammissibile.

Secondo la giurisprudenza di questa Corte, “Il ricorso per cassazione contro la pronuncia della Corte d’appello che abbia rigettato la domanda di protezione internazionale deve essere proposto, ai sensi dell’art. 369 c.p.c., comma 2, con il deposito, a pena di improcedibilità, della copia autentica del provvedimento impugnato” (Cass. n. 8768/20).

Nel caso di specie, manca l’attestazione di conformità della copia analogica del decreto impugnato all’originale informatico, come previsto dall’art. 369 c.p.c., comma 2, a pena d’improcedibilità.

La mancata costituzione dell’amministrazione statale esonera il collegio dal provvedere sulle spese.

P.Q.M.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Dichiara il ricorso improcedibile.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 6 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 novembre 2021

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