Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31383 del 03/11/2021

Cassazione civile sez. I, 03/11/2021, (ud. 15/12/2020, dep. 03/11/2021), n.31383

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11858/2019 proposto da:

D.A.S., elettivamente domiciliato in Vittorio Veneto (Tv),

via Guido Casoni, n. 54, presso lo studio dell’avv. Luca BERLETTI,

del foro di Treviso, che lo rappresenta e difende, giusta procura

speciale in calce al ricorso introduttivo del giudizio;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’interno, in persona del Ministro pro tempore,

Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione

internazionale di Verona, Sezione di Treviso, domiciliato in Roma,

via dei Portoghesi n. 12, presso la Avvocatura generale dello Stato,

che lo rappresenta e difende per legge;

– controricorrente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di VENEZIA, depositato il 1/3/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/12/2020 da Dott. GENTILI ANDREA.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. Il Tribunale di Venezia, con decreto n. 1721/2019 depositato il 1 marzo 2019, ha rigettato il ricorso proposto da D.A.S., cittadino gambiano, avverso il provvedimento con il quale la competente Commissione territoriale gli aveva negato il riconoscimento della protezione internazionale o umanitaria.

1.1. D. aveva riferito di aver lasciato il proprio Paese a seguito delle minacce di morte rivoltegli dagli zii, che dopo la morte del padre, avevano cacciato la madre dalla casa familiare, avevano venduto l’abitazione nonostante lui ne rivendicasse la proprietà, e lo avevano aggredito gettandogli acqua bollente in testa e sul petto.

1.2. Il giudice del merito ha escluso che la vicenda integrasse i presupposti per il riconoscimento dello status o della protezione sussidiaria ai sensi del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. a) e b); quanto all’ipotesi di cui alla lett. c) dell’art. cit., ha rilevato che, sulla base di ciò che è riportato dal rapporto di Amnesty International 2017/2018, il (OMISSIS), successivamente alla elezione a seguito di consultazione popolare di un nuovo capo dello Stato, non sta vivendo una condizione di violenza indiscriminata in situazione di conflitto armato interno; quanto, infine, alla protezione umanitaria, il Tribunale ha ritenuto che, essendo la vicenda narrata dal ricorrente scarsamente credibile, e non potendosi evincere dalle foto da questi prodotte che le cicatrici sul suo petto fossero riconducibili ad ustioni, non emergevano specifiche sue situazioni soggettive di vulnerabilità.

1.2. D.A.S.. ha presentato ricorso per la cassazione del provvedimento, affidandolo a quattro motivi di impugnazione,

1.3. Il Ministero dell’interno ha resistito con controricorso.

1.4. Il ricorso è stato fissato per l’adunanza in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c. e art. 380-bisl c.p.c.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

2. Il primo motivo del ricorso denuncia il vizio di motivazione dell’ordinanza impugnata in ordine al giudizio di inattendibilità del narrato del richiedente, espresso in termini del tutto autoreferenziali e privi di una effettivo contenuto dimostrativo, avendo, peraltro, il tribunale tenuto conto esclusivamente dell’aspetto patrimoniale della vicenda e del tutto trascurato di considerare che D. aveva allegato, e documentato, di aver subito anche lesioni personali.

3. Il secondo motivo deduce violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, artt. 3 e 5, per aver il tribunale omesso di far uso dei propri poteri istruttori officiosi onde verificare quale sia la situazione socio-politica del (OMISSIS).

4. Il terzo e il quarto motivo lamentano, rispettivamente, il rigetto della domanda di protezione sussidiaria e di quella umanitaria.

5. I motivi, che possono essere congiuntamente esaminati, sono fondati nei termini che di seguito si precisano.

5.1. Questa Corte ha ripetutamente affermato che la valutazione della credibilità del richiedente, che deve essere effettuata alla stregua dei criteri indicati dal D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3 non può fondarsi su elementi secondari del racconto né sull’opinione soggettiva del giudice e non deve essere condotta in via atomistica, dovendo invece basarsi su una disamina complessiva della vicenda narrata (ex plurimis, Cass., Sez. 1, n. 13944 del 2020).

5.2 il tribunale non ha fatto buon governo di tale principio, in quanto ha escluso la credibilità del ricorrente sulla scorta di una contraddizione del racconto (circa il luogo dove questi ha vissuto) che ha esso stesso riconosciuto non inerente alla vicenda principale, e in base a considerazioni soggettive (e’ inverosimile che il richiedente non abbia avuto reazioni alla cacciata della madre) sebbene non risulti che, sul punto, siano state rivolte specifiche domande a D.; ha invece tralasciato del tutto di considerare che il migrante ha comunque narrato del grave conflitto con gli zii, sfociato in episodi di violenza e di minacce di morte in suo danno.

Il tribunale ha inoltre omesso totalmente di valutare la credibilità estrinseca del racconto alla luce di informazioni precise e aggiornate sulla situazione socio-politica del (OMISSIS) (ovvero di verificare se il Paese assicuri sistemi di protezione – civile e giudiziaria – ai cittadini che sono minacciati da privati), posto che la minaccia di danno grave che giustifica la concessione della protezione sussidiaria ai sensi del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. b) può provenire anche da soggetti non statuali, qualora il Paese di provenienza del richiedente non sia in grado di apprestarvi tutela.

Ciò premesso, deve concludersi che la motivazione sottesa alla valutazione di credibilità del richiedente non raggiunge il c.d. “minimo costituzionale”, traducendosi in un’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge.

L’ordinanza va pertanto cassata, con rinvio del procedimento al Tribunale di Venezia in diversa composizione, che liquiderà anche le spese di questo giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa il provvedimento impugnato e rinvia al Tribunale di Venezia, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione prima civile della Corte di cassazione, il 15 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 3 novembre 2021

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