Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31357 del 04/12/2018

Cassazione civile sez. VI, 04/12/2018, (ud. 18/10/2018, dep. 04/12/2018), n.31357

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE STEFANO Franco – Presidente –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco re – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23083-2016 proposto da:

MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO (OMISSIS), in persona del Ministro

pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI

12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

S.M.P. STAMPAGGIO MATERIE PLASTICHE SRL, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

DELL’ELETTRONICA 20, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE PIERO

SIVIGLIA, rappresentata e difesa dagli avvocati ROSA MARRA, RAFFAELE

FASOLINO;

– controricorrente –

contro

VITTORIA ASSICURAZIONI SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 5614/2016 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 27/09/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 18/10/2018 dal Consigliere Dott. MARCO ROSSETTI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Nel 1998 l’allora Ministero dell’industria concesse alla società Stampaggio Materie Plastiche S.M.P. s.r.l. (d’ora innanzi, per brevità, “la SMP”) un finanziamento di 1,2 miliardi di lire per la realizzazione di uno stabilimento industriale a Fisciano (SA), ai sensi della L. 19 dicembre 1992, n. 488.

L’adempimento, da parte della SMP, delle obbligazioni assunte col contratto di finanziamento venne garantito con fideiussione dalla società Vittoria Assicurazioni s.p.a..

Nel 2003 il Ministero, rilevato che la SMP non aveva realizzato nemmeno il 33% dell’opera, revocò il finanziamento ed emise la cartella di pagamento n. (OMISSIS) per il recupero, nei confronti della Vittoria, della quota di finanziamento già versata.

2. La Vittoria propose opposizione alla suddetta cartella dinanzi al Tribunale di Roma, deducendo – per quanto ancora rileva -l’illegittimità del ricorso allo strumento dell’iscrizione a ruolo per la riscossione di crediti dell’amministrazione derivanti da rapporti di diritto privato.

In subordine, la Vittoria formulò domanda di regresso nei confronti del debitore principale, la SMP.

3. Con sentenza 27.10.2009 n. 21963 il Tribunale di Roma annullò la cartella esattoriale, e dichiarò l’obbligo della SMP di tenere indenne la Vittoria di tutte le somme che in futuro avesse dovuto pagare al Ministero, in virtù della garanzia prestata a favore di questo.

4. Nel 2010 la sentenza venne appellata in via principale dalla SMP, che si dolse della propria condanna alla manleva in favore della Vittoria; ed in via incidentale dal Ministero (ora denominato) dello sviluppo economico, che si dolse dell’annullamento della cartella.

5. Con sentenza 27.9.2016 n. 5614 la Corte d’appello di Roma:

-) ritenne illegittimo il ricorso, da parte del Ministero, alla iscrizione a ruolo per l’escussione della garanzia prestata dalla Vittoria;

-) ritenne che tale vizio non fosse stato sanato dall’introduzione della L. 23 luglio 2009, n. 99, priva di efficacia retroattiva;

-) ritenne che la domanda di regresso della Vittoria nei confronti della SMP fosse stata formulata in primo grado solo in via subordinata al rigetto dell’opposizione, e pertanto non poteva essere esaminata dal Tribunale.

6. La sentenza d’appello è stata impugnata per cassazione dal Ministero per lo sviluppo economico, con ricorso fondato su un motivo.

Ha resistito con controricorso la SMP.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il motivo unico di ricorso.

1.1. Con l’unico motivo di ricorso il Ministero lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione dell’art. 11 preleggi; L. 23 luglio 2009, n. 99, art. 3; L. 27 dicembre 1997, n. 449, art. 24; D.Lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, art. 21.

Deduce che erroneamente la Corte d’appello ha ritenuto illegittimo il ricorso all’esecuzione esattoriale per la riscossione del credito vantato dall’amministrazione.

Sostiene che la possibilità di riscuotere mediante ruolo i crediti derivanti dalla revoca delle agevolazioni concesse dal Ministero dell’industria in tema di incentivi alle imprese è espressamente prevista dalla L. 23 luglio 1999, n. 2009, art. 3, comma 8, che ha in tal senso modificato la L. 27 dicembre 1997, n. 449, art. 24, commi 32 e 33, e che tale norma, avendo natura di interpretazione autentica, dovesse applicarsi retroattivamente anche al presente giudizio.

1.2. La SMP ha eccepito l’inammissibilità del ricorso per carenza di interesse, ex art. 100 c.p.c., assumendo che il Ministero avrebbe non solo transatto la lite con la Vittoria s.p.a., ma anche notificato ad essa SMP una nuova cartella esattoriale, per l’importo di Euro 392.626,41 Euro.

Tale eccezione è infondata.

Quanto alla dedotta transazione tra il Ministero e la Vittoria, l’esistenza di essa non risulta da alcun atto ritualmente prodotto.

Quanto alla circostanza che il Ministero abbia avviato una ulteriore procedura esecutiva nei confronti della SMP, anch’essa non è decisiva. Non lo è in punto di fatto, giacchè nulla è dato sapere circa la causa del credito azionato per secondo, rispetto a quello azionato nella presente sede; e non lo è in punto di diritto, giacchè la circostanza che il creditore principale abbia escusso il fideiussore non toglie che il primo possa avere ulteriori o differenziali ragioni di credito verso il debitore garantito, per la parte di debito non coperta dalla fideiussione.

1.3. Nel merito, il ricorso è fondato.

Questa Corte infatti ha già stabilito che “la L. n. 99 del 2009, art. 3, comma 8, nella parte in cui ha previsto che il provvedimento di revoca delle agevolazioni in materia di incentivi alle imprese costituisce titolo per l’iscrizione a ruolo nei confronti di tutti gli obbligati, e quindi anche dei soggetti che hanno prestato garanzia fideiussoria in relazione alle agevolazioni revocate, costituisce norma d’interpretazione autentica della L. n. 449 del 1997, art. 24, commi 32 e 33, e trova, pertanto, applicazione anche alle fattispecie formatesi precedentemente alla sua entrata in vigore” (Sez. 1, Sentenza n. 1336 del 19/01/2017, Rv. 643359 – 01; nello stesso senso, in fattispecie identica a quella odierna, Sez. 1, Ordinanza n. 6240 del 14.3.2018; Sez. 1, Sentenza n. 27502 del 20.11.2017; nonchè, per la giurisprudenza di questa Sezione, Sez. 3, Ordinanza n. 27883 del 23.11.2017; Sez. 3, Sentenza n. 22467 del 27.9.2017; Sez. 3, Sentenza n. 21232 del 20.10.2016).

1.4. La sentenza va dunque cassata con rinvio alla Corte d’appello di Roma, la quale tornerà ad esaminare l’appello incidentale proposto dal Ministero alla luce del principio che precede, e gradatamente le altre questioni rimaste assorbite.

2. Le spese.

Le spese del presente giudizio di legittimità saranno liquidate dal giudice del rinvio.

P.Q.M.

(-) accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta Sezione civile della Corte di cassazione, il 18 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 4 dicembre 2018

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