Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31332 del 04/12/2018

Cassazione civile sez. lav., 04/12/2018, (ud. 25/09/2018, dep. 04/12/2018), n.31332

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14346-2014 proposto da:

A.M.A., + ALTRI OMESSI, tutti elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA G.FERRARI 2, presso lo studio dell’avvocato

PIERGIOVANNI ALLEVA, che li rappresenta e difende unitamente

all’avvocato GIORGIO ANTONINI, giusta delega in atti;

– ricorrenti –

contro

BANCA DELL’ADRATICO S.P.A., (già CASSA DI RISPARMIO DI ASCOLI PICENO

S.P.A.), in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE MAZZINI 134, presso lo

studio del’avvocato LUIGI FIORILLO, rappresentata e difesa

dall’avvocato PAOLO TOSI, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 956/2013 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 27/11/2013 r.g.n. 131/2013.

Fatto

RILEVATO

1. che la Corte d’appello di Ancona, in riforma della sentenza di primo grado, ha respinto la domanda di A.M.A. più altri, tutti ex dipendenti (o loro eredi) della Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno s.p.a., intesa alla condanna di Banca dell’Adriatico s.p.a. (già Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno s.p.a.) al pagamento di somme a titolo di differenze sul tfr scaturite dall’inclusione, nella relativa base di computo, delle somme versate a beneficio dei dipendenti dalla parte datrice al Fondo Integrativo Pensionistico Aziendale; le differenze concernevano gli accantonamenti di tfr nel periodo fino al 1993;

1.1. che il rigetto della originaria domanda è stato fondato, in dichiarata adesione a Cass. 8695/2012, sulla esclusione della natura retributiva dei versamenti effettuati dalla parte datoriale a titolo di previdenza integrativa o complementare;

2. che per la cassazione della decisione hanno proposto ricorso A.M.A. e gli altri in epigrafe indicati sulla base di un unico motivo; che la parte intimata ha resistito con tempestivo controricorso; entrambe le parti hanno depositato memoria ai sensi dell’art. 380 -bis.1. c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

1. che con l’unico motivo di ricorso parte ricorrente deduce violazione e falsa interpretazione del combinato disposto della L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 1, commi 193 e 194, della L.30 aprile 1969, n. 153, art. 12 nonchè della L. 29 maggio 1982, n. 297, art. 1. Censura la sentenza impugnata argomentando, in sintesi, dal fatto che la eliminazione retroattiva della imponibilità contributiva sulle somme corrisposte ai fondi di previdenza complementare, di cui alla L. n. 662 del 1992, art. 1, commi 183 e 194 cit. non aveva inciso sulla natura retributiva di tali versamenti la quale era venuta meno solo con l’entrata in vigore del D.Lgs. 21 aprile 1993, n. 124 e cioè con l’inaugurazione di un sistema generale di previdenza complementare concettualmente inserito nell’ambito dell’art. 38 Cost.;

2. che preliminarmente è da disattendere la eccezione del controricorrente di inammissibilità del ricorso per difetto di impugnazione di una delle due autonome rationes decidendi rappresentatq dalla esclusione della natura retributiva delle somme in oggetto per difetto di corrispettività con la prestazione, atteso che tale affermazione costituisce una mera argomentazione destinata a corroborare l’assunto, costituente l’esclusivo nucleo fondante della decisione, rappresentato dalla natura non retributiva delle erogazioni datoriale al Fondo Integrativo Pensionistico Aziendale;

3. che il motivo di ricorso è da respingere alla luce della giurisprudenza di legittimità, consolidatasi a partire da Cass. 31/05/2012 n. 8695, secondo la quale, per il periodo anteriore alla riforma di cui al D.Lgs. 21 aprile 1993, n. 124, i versamenti del datore di lavoro nei fondi di previdenza complementare – sia che il fondo abbia personalità giuridica autonoma, sia che consista in una gestione separata del datore stesso – hanno natura previdenziale, non retributiva, sicchè non rientrano nella base di calcolo delle indennità collegate alla cessazione del rapporto di lavoro (v. tra le altre, Cass. Sez. Un. 09/03/2015 n. 4684; Cass. 14/06/2017 n. 14758);

3.1. che a tale approdo interpretativo si è pervenuti attraverso lo scrutinio delle medesime argomentazioni, qui riproposte, in tema di natura retributiva e non previdenziale delle somme versate ai Fondi di previdenza integrativa, argomentazioni attinenti all’evoluzione legislativa della materia ed in particolare al fatto che solo con l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 124 del 1993 è stato inaugurato un sistema generale di previdenza complementare concettualmente inserto nell’ambito dell’art. 38 Cost., ed alla irrilevanza, al fine della ricostruzione della natura retributiva, della esenzione dalla contribuzione INPS sulle somme versate;

3.2. che da ultimo deve rilevarsi che, se è vero che in alcune decisioni la Corte di Giustizia ha affermato che le prestazioni erogate dai regimi di previdenza complementare privata rientrano nella nozione di retribuzione dettata dall’art. 141 del Trattato UE, costituendo anche esse “vantaggi pagati direttamente o indirettamente… dal datore di lavoro al lavoratore” in ragione del rapporto di lavoro (cfr. sent. 17 aprile 1997, causa 147/95; sent. 28 settembre 1994, causa 128/93) è anche vero che, a tutto voler concedere, ciò non implica, per ragioni di ordine sistematico, che I’ inserimento delle quote corrisposte dal datore di lavoro ai fondi di previdenza complementare prima dell’entrata entrata in vigore del D.Lgs. n. 124 del 1993 debbano rientrare della base di calcolo dell’indennità di anzianità e del tfr;

3.3. che a tanto consegue il rigetto del ricorso;

3.4. che la esistenza, all’epoca del deposito del ricorso per cassazione, di un contrasto di giurisprudenza in ordine alla questione oggetto di causa, denotata da particolare complessità, contrasto in relazione al quale si è reso necessario l’intervento chiarificatore della richiamata pronunzia a Sezioni unite n. 4684/2015, configura grave ed eccezionale ragione di compensazione delle spese di lite.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Compensa le spese.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 25 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 4 dicembre 2018

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