Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3131 del 02/02/2022

Cassazione civile sez. I, 02/02/2022, (ud. 23/11/2021, dep. 02/02/2022), n.3131

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. SERRAO Eugenia – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18249/2020 proposto da:

P.P., e S.A., elettivamente domiciliati in ROMA,

PIAZZA CAVOUR presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE,

rappresentati e difesi dall’Avvocato Francesco Coppola, in virtù di

procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

Ministero dell’interno, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– controricorrente –

nonché contro

Questura della Provincia di Caserta;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1226/2020 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 03/04/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/11/2021 da Dott. TRICOMI LAURA.

 

Fatto

RITENUTO

CHE:

Con provvedimento del 17/2/2017, notificato il 18/9/2017, il Questore della Provincia di Caserta respinse la richiesta di permesso di soggiorno per ragioni familiari avanzata da S.A., cittadino del (OMISSIS), a seguito del matrimonio contratto in data (OMISSIS) con P.P., cittadina italiana.

Il Tribunale di Napoli, investito dell’impugnazione di detto provvedimento, si pronunciò sfavorevolmente per gli appellanti. Ravvisò la carenza del prerequisito normativamente previsto per il primo rilascio del permesso richiesto, costituito dal regolare soggiorno di S.A. in Italia da almeno un anno prima del matrimonio.

La Corte di appello di Napoli, con la sentenza in epigrafe indicata, ha confermato la decisione di primo grado.

P.P. e S.A. hanno proposto ricorso per cassazione con sei mezzi. Il Ministero dell’Interno ha replicato con controricorso. La Questura della Provincia di Caserta è rimasta intimata.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

Il ricorso è articolato nei seguenti sei motivi:

I) Nullità della sentenza per violazione degli artt. 24 e 111 Cost., artt. 112,132,342 e 352 c.p.c. per mancata o incompleta o erroneità sostanziale della motivazione in diritto della decisione.

Sostengono i ricorrenti che la decisione di appello, così come quella di primo grado, sarebbero viziate perché assunte sulla scorta di una disposizione – il D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 3, il cui contenuto alla data della presentazione dell’istanza in Questura (4/1/2017) riguardava le “politiche migratorie” e nulla aveva a che vedere con il permesso di soggiorno richiesto.

II) Nullità del procedimento e della sentenza per violazione degli artt. 24 e 111 Cost., artt. 112,132,342 e 352 c.p.c., concernenti la specificità dell’atto di appello.

I ricorrenti si dolgono che il giudice del gravame, pur avendo premesso che il giudizio impugnatorio non aveva ad oggetto la legittimità del provvedimento amministrativo, ma l’accertamento sostanziale dei requisiti necessari a conseguire il permesso di soggiorno per motivi familiari, abbia poi rigettato l’appello, assumendo che gli appellanti non avevano confutato la statuizione di primo grado con la quale si dava conto del mancato assolvimento dell’onere probatorio circa la permanenza in Italia dello straniero per almeno un anno antecedente al matrimonio, requisito richiesto D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 30, comma 1, lett. b).

Sostengono di avere puntualmente contestato la sentenza di primo grado.

III) Nullità del procedimento e della sentenza per violazione degli artt. 24 e 111 Cost., artt. 112,132,342 e 352 c.p.c., riguardanti l’oggetto dell’appello ed il dovere di pronunciarsi, comunque, sulla spettanza del bene della vita.

IV) Nullità del procedimento e della sentenza per violazione degli artt. 24 e 111 Cost., artt. 112,132,342 e 352 c.p.c., in relazione all’oggetto dell’appello ed al dovere di pronunciarsi sulla legittimità del provvedimento amministrativo.

V) Violazione o falsa applicazione degli artt. 2,3,29 e 117 Cost., artt. 12 e 14 della Convenzione dei Diritti dell’Uomo firmata a Roma il 4/11/1950, artt. 1,7 e 9 della Carta fondamentale dei Diritti dell’Unione Europea, interpretazione costituzionalmente conforme, in merito ai requisiti richiesti per il riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi familiari D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 30, comma 1, lett. b).

VI) Questione di legittimità costituzionale relativamente al D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 30, comma 1, lett. b), per violazione degli artt. 2,3,29 e 117 Cost., artt. 12 e 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo firmata a Roma il 4/11/1950, artt. 1,7 e 9 della Carta fondamentale dei Diritti dell’Unione Europea.

2.1. Il primo motivo è inammissibile. La erronea indicazione del numero della disposizione applicata – art. 3, lett. b), in luogo del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 30, comma 1, lett. b) – nel corpo della sentenza impugnata costituisce un evidente lapsus calami, atteso che nella sentenza stessa è riportato per esteso il contenuto della norma applicata e che il procedimento per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari, che ha originato il presente giudizio, venne promosso dagli stessi ricorrenti proprio in base a detta normativa.

Ciò esclude che possa essere sorto alcun dubbio in merito alla normativa in concreto applicata, anche se i ricorrenti si astengono dal confrontarsi con la stessa nel proporre la censura.

2.2. Il secondo, il terzo ed il quarto motivo, strettamente collegati, sono inammissibili.

La seconda censura è formulata in termini astratti ed assertivi perché non illustra il contenuto dei motivi di appello che avrebbero aggredito la specifica ratio decidendi, concernente l’omesso assolvimento dell’onere probatorio circa la ricorrenza dei requisiti per conseguire il permesso di soggiorno da parte degli odierni ricorrenti, atto ad inficiare la declaratoria di inammissibilità del motivo di appello.

Come già affermato da questa Corte “L’esercizio del potere di diretto esame degli atti del giudizio di merito, riconosciuto al giudice di legittimità ove sia denunciato un “error in procedendo”, presuppone comunque l’ammissibilità del motivo di censura, onde il ricorrente non è dispensato dall’onere di specificare il contenuto della critica mossa alla sentenza impugnata, indicando anche puntualmente i fatti processuali alla base dell’errore denunciato, dovendo tale specificazione essere contenuta, a pena d’inammissibilità, nello stesso ricorso per cassazione, per il principio di autosufficienza di esso. Pertanto, ove il ricorrente censuri la statuizione di inammissibilità, per difetto di specificità, di un motivo di appello, ha l’onere di precisare, nel ricorso, le ragioni per cui ritiene erronea tale statuizione e sufficientemente specifico, invece, il motivo di gravame sottoposto al giudice d’appello, riportandone il contenuto nella misura necessaria ad evidenziarne la pretesa specificità, non potendo limitarsi a rinviare all’atto di appello.” (Cass. n. 24048 del 06/09/2021; Cass. n. 22880 del 29/09/2017) e ciò, nel caso di specie, non è accaduto.

Inoltre, i ricorrenti nemmeno hanno indicato fatti decisivi per il giudizio, tempestivamente dedotti, di cui sia stato omesso l’esame.

La terza censura è anch’essa inammissibile perché insiste nel richiedere una pronuncia sostanziale di merito (favorevole o sfavorevole), senza cogliere la ratio decidendi, costituita dal mancato assolvimento da parte degli odierni ricorrenti dell’onere di provare la ricorrenza dei presupposti di fatto e di diritto necessari a conseguire il richiesto permesso di soggiorno per motivi familiari, come accertato in primo grado e non efficacemente impugnato in sede di gravame.

Ne’ a diverse conclusioni può condurre la quarta censura, anch’essa inammissibile.

Fermo il principio secondo il quale al giudice ordinario investito dell’impugnazione del provvedimento del Questore di rigetto della richiesta di permesso di soggiorno non è consentita alcuna valutazione sulla legittimità del provvedimento amministrativo, poiché tale sindacato spetta unicamente al giudice amministrativo, e non ha autonoma rilevanza nel giudizio introdotto mediante ricorso al Tribunale poiché tale procedimento ha ad oggetto il diritto soggettivo del ricorrente alla protezione invocata, e deve pervenire alla decisione nel merito circa la spettanza, o meno, del diritto stesso non potendo limitarsi al mero annullamento del diniego amministrativo (Cass. n. 17318 del 27/06/2019; Cass. n. 20492 del 29/09/2020), va osservato che, ancora una volta, la censura non si confronta con la ratio decidendi prima illustrata, costituita dal mancato assolvimento da parte degli odierni ricorrenti dell’onere di provare la ricorrenza dei presupposti di fatto e di diritto necessari a conseguire il richiesto permesso di soggiorno per motivi familiari, come accertato in primo grado e non efficacemente impugnato in sede di gravame.

3. I motivi quinto e sesto sono inammissibili perché le questioni sono proposte in maniera astratta, senza alcun puntuale riferimento alla fattispecie in concreto dedotta in giudizio.

4. In conclusione il ricorso va dichiarato inammissibile.

Le spese seguono la soccombenza nella misura liquidata in dispositivo.

Va disposto che in caso di diffusione della presente ordinanza siano omesse le generalità delle parti e dei soggetti in essa menzionati, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

Va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti in solido, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis (Cass. S.U. n. 23535 del 20/9/2019).

P.Q.M.

– Dichiara inammissibile il ricorso;

– Condanna i ricorrenti in solido alla rifusione delle spese processuali, che liquida in Euro 2.100,00=, oltre spese prenotate a debito;

– Dispone che in caso di diffusione della presente ordinanza siano omesse le generalità delle parti e dei soggetti in essa menzionati, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52;

– Dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 23 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 2 febbraio 2022

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA