Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31303 del 03/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 03/11/2021, (ud. 09/06/2021, dep. 03/11/2021), n.31303

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – rel. Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11521-2020 proposto da:

O.F., domiciliato presso la cancelleria della CORTE DI

CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentato e difeso

dall’avvocato GIACINTO CORACE;

– ricorrente –

Contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– resistente –

avverso la sentenza n. 5095/2019 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 19/12/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio non

partecipata del 09/06/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARULLI

MARCO.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. Con il ricorso in atti si impugna l’epigrafata sentenza con la quale la Corte d’Appello di Milano, attinta dal ricorrente ai sensi del D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, art. 19, e dell’art. 702-quater c.p.c., ha confermato il diniego pronunciato in primo grado della protezione internazionale e della protezione umanitaria e se ne chiede la cassazione sul rilievo 1) della violazione o falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, artt. 2, 3, 4,5,6 e 14, del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, artt. 8 e 27 e degli artt. 2 e 3 CEDU, nonché dell’omesso esame di fatti decisivi, avendo il decidente denegato il riconoscimento delle misure richieste in ragione della ritenuta non credibilità del richiedente senza considerare il grado di alfabetizzazione dello stesso e le condizioni politiche del paese di provenienza (Nigeria), ove soprusi e vendette per questioni politiche – come quelli narrati dal richiedente, costretto all’espatrio per essere stato oggetto di persecuzione e per le minacce di morte ricevute – sono all’ordine del giorno; 2) della violazione dei parametri relativi alla credibilità del richiedente in relazione al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, avendo il decidente denegato il riconoscimento delle misure richieste sul trascritto presupposto senza tuttavia operare alcun esame comparativo tra quanto riferito dal richiedente e la situazione interna del paese di provenienza da eseguirsi mediante la puntuale osservanza degli obblighi di cooperazione istruttoria; 3) violazione o falsa applicazione di legge in relazione al D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6 e art. 19 e all’art. 10 Cost., nonché del vizio di motivazione apparente e dell’omesso esame di fatti decisivi avendo il decidente denegato il riconoscimento della protezione umanitaria sul presupposto della ritenuta insussistenza di una condizione di vulnerabilità in capo al richiedente, senza tuttavia riconoscere che nel paese di provenienza esiste una situazione di permanente violazione dei diritti fondamentali e senza tenere conto della volontà mostrata dal medesimo di integrarsi nel tessuto sociale del nostro paese.

Non ha svolto attività difensiva il Ministero intimato non essendosi il medesimo costituito con controricorso ex art. 370 c.p.c. ma solo a mezzo di “atto di costituzione” ai fini della partecipazione all’udienza pubblica inidoneo allo scopo.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

2. Il primo ed il secondo motivo di ricorso, valutabili congiuntamente in quanto rapportano la medesima critica, sono inammissibili essendo intesi a censurare il giudizio di non credibilità del richiedente che, in ossequio al principio della procedimentalizzazione legale della decisione, da compiersi sulla base degli indicatori di genuinità soggettiva di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, il decidente di merito, ripercorsa la vicenda nei suoi tratti salienti per come riferiti dallo stesso richiedente, ha espresso ritenendo che egli “e’ sicuramente non credibile”, di ciò dando ragione richiamando i dubbi sollevati dalla Commissione territoriale non chiariti in sede di gravame; giudizio che, com’e’ noto, è espressione di un accertamento di fatto non censurabile in cassazione se non per vizio di motivazione, secondo i dettami risultanti dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, ovvero per anomalia motivazionale integrante violazione di legge avente rilevanza costituzionale(Cass., Sez. I, 5/02/2019, n. 3340), circostanze ambedue queste non ricorrenti nella specie risultando il deliberato di che trattasi assistito da congrua ed adeguata motivazione.

3. Il terzo motivo di ricorso è inammissibile, poiché – a fronte dei rilievi in senso ostativo al riconoscimento della protezione umanitaria enunciati dal decidente “avendo omesso l’appellante di provare una situazione di particolare vulnerabilità personale o comunque la sussistenza di seri motivi che possono giustificarne la concessione” e non essendo “stata prodotta neppure in sede di gravame alcuna documentazione da cui possa evincersi l’esistenza di rapporti affettivi o comunque di integrazione sociale o lavorativa” – la censura è espressione di un mero disaccordo motivazionale e rivendica solo la rinnovazione dell’apprezzamento in fatto reso dal decidente di merito sulla scorta di un diverso inquadramento del contesto generale di riferimento che, contrapponendosi a quello fatto proprio dal provvedimento impugnato, non è suscettibile di essere sindacato in questa sede.

4. Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile.

Nulla spese in difetto di costituzione avversaria. Doppio contributo ove dovuto.

P.Q.M.

Dichiara il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, ove dovuto, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello riscosso per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della VI-I sezione civile, il 9 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 novembre 2021

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