Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3123 del 10/02/2020

Cassazione civile sez. VI, 10/02/2020, (ud. 13/11/2019, dep. 10/02/2020), n.3123

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – rel. Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 16588-2018 R.G. proposto da:

A.A., rappresentato e difeso, per procura speciale in

calce al ricorso, dall’avv. Stefania IASONNA presso il cui studio

legale sito in Roma, alla via Monte Santo, n. 68, è elettivamente

domiciliata;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, presso la quale è domiciliata in Roma, alla via dei

Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE, C.F. (OMISSIS), in persona del

Direttore pro tempore, rappresentata e difesa dall’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, presso la quale è domiciliata in Roma, alla

via dei Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 9938/27/2017 della Commissione tributaria

regionale della CAMPANIA, depositata il 22/11/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 13/11/2019 dal Consigliere Dott. LUCIOTTI Lucio.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., come integralmente sostituito dal D.L. n. 168 del 2016, art. 1-bis, comma 1, lett. e), convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016, osserva quanto segue:

A seguito di verifica effettuata dalla G.d.F. nei confronti della BETA s.r.l., già GRUPPO A s.r.l. unipersonale, da cui emergeva un maggior reddito d’impresa ai fini IVA, IRES ed IRAP per l’anno d’imposta 2010, l’Agenzia delle entrate emetteva un avviso di accertamento nei confronti della società e, sul presupposto che la predetta società fosse a ristretta base societaria, emetteva un avviso di accertamento, ai soli fini IRPEF, nei confronti del socio unico A.A. per il recupero a tassazione del maggior reddito da capitale a costui imputabile.

Il contribuente impugnava entrambi gli atti impositivi. Quello proposto avverso l’avviso di accertamento emesso nei confronti della società veniva definito con sentenza di questa Corte n. 16628 del 2016, che rigettava il ricorso avverso la sentenza di appello n. 2052/52/2015 della CTR della Campania che aveva confermato la statuizione di primo grado di inammissibilità dell’originario ricorso della società contribuente perchè notificata a mezzo posta privata. Quello proposto dal socio avverso entrambi gli avvisi di accertamento veniva deciso dalla CTR campana con la sentenza in epigrafe indicata, che, in parziale accoglimento dell’appello della contribuente, rideterminava il reddito di capitale del socio in ragione dell’entità del reddito d’impresa accertato a carico della società, rigettando per difetto di specificità il motivo di appello con cui il contribuente aveva contestato l’accertamento a carico della società di un maggior reddito d’impresa perchè “fondato sull’errata interpretazione delle dichiarazioni della parte e su di una circostanza errata (ossia la deperibilità della merce) smentita dal dato notorio che le nocciole (oggetto dell’attività di vendita della società), una volta essiccate, possono conservarsi per anni” (sentenza CTR, pag. 3).

Avverso tale sentenza il contribuente propone ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo, cui replicano le intimate con controricorso.

Con l’unico motivo il ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, comma 4, per avere la CTR fondato l’accertamento di un maggior reddito d’impresa esclusivamente sulla dichiarazione dell’allora amministratore della società, avente invece mero valore indiziario, come tale idonea a formare il convincimento del giudice solo se confortata da altri elementi di prova.

Il motivo è inammissibile perchè non coglie la ratio decidendi dell’impugnata sentenza che ha rigettato il motivo di appello proposto dal contribuente per difetto di specificità dello stesso. Sul punto si legge nella sentenza impugnata che “Tralasciando, tuttavia, ogni considerazione in ordine al fatto che nelle more l’accertamento a carico della società è divenuto inoppugnabile, è dirimente il difetto di specificità del motivo”, in quanto, a fronte delle complessive considerazioni svolte dal giudice di prime cure, “l’appellante si è limitato a ribadire che le dichiarazioni rese ai militari sono state equivocate e a dedurre che le nocciole possono conservarsi per anni, in tal modo trascurando la complessiva ratio decidendi, sopra sintetizzata”. Orbene, applicato il noto principio secondo cui “in tema di ricorso per cassazione, è necessario che venga contestata specificamente la “ratio decidendi” posta a fondamento della pronuncia impugnata” (Cass., Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 19989 del 10/08/2017, Rv. 645361), poichè il ricorso in esame non muove alcuna censura alla statuizione di aspecificità del motivo di appello, lo stesso va dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento, in favore delle controricorrenti, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 5.600,00 per compensi, oltre al rimborso delle spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 13 novembre 2019.

Depositato in cancelleria il 10 febbraio 2020

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