Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31211 del 29/12/2017


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 31211 Anno 2017
Presidente: SCHIRO’ STEFANO
Relatore: NAPOLITANO LUCIO

ORDINANZA
sul ricorso 23867-2015 proposto da:
ROMA CAPITALE 02438750586, in persona del Sindaco pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEL TEMPIO DI
GIOVE 21, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO
CIAVARELLA, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato
DOMENICO ROSSI;

– ricorrente contro
PERUSCELLO PAOLO, PERUSCELLO GIANCARLO,
PERUSCELLO ALVISE CESARE, tutti quali eredi di SCIPIO
NICOLINA, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA GIUSEPPE
PALUMBO 3, presso lo studio dell’avvocato MONICA MARIA
PAOLA MORGANI, che li rappresenta e difende;

– controricorrenti –

Data pubblicazione: 29/12/2017

7.

avverso la sentenza n. 1254/38/2015 della COMMISSIONE
TRIBUTARIA REGIONALE di ROMA, depositata il 03/03/2015;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 18/10/2017 dal Consigliere Dott. LUCIO
NAPOLITANO.

La Corte,
costituito il contraddittorio camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.,
come integralmente sostituito dal comma 1, lett. e), dell’art. 1 – bis del
d.l. n. 168/2016, convertito, con modificazioni, dalla 1. n. 197/2016;
dato atto che il collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo
Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della presente
motivazione in forma semplificata, osserva quanto segue:
Con sentenza n. 1254/38/2015, depositata il 3 marzo 2015, non
notificata, la CTR del Lazio rigettò l’appello proposto dal Comune di
Roma Capitale nei confronti della sig.ra Nicolina Scipio, avverso la
sentenza di primo grado della CTP di Roma che aveva accolto il
ricorso proposto dalla contribuente avverso avviso di accertamento in
rettifica circa il valore di aree fabbricabili di proprietà della
contribuente medesima ai fini ICI, per l’annualità 2006.
Avverso la pronuncia della CTR il Comune di Roma Capitale ha
proposto ricorso per cassazione, affidato ad un solo motivo.
Deceduta la contribuente che si era costituita con controricorso, si
sono costituiti gli eredi menzionati in epigrafe, chiedendo
preliminarmente dichiararsi interrotto il processo per la morte della
propria dante causa e reiterando le difese dalla stessa spiegate avverso
il ricorso dell’Amministrazione capitolina.
Preliminarmente va disattesa l’istanza dei controricorrenti di dichiarare
l’interruzione del processo. Nel giudizio di cassazione, infatti, in
Ric. 2015 n. 23867 sez. MT – ud. 18-10-2017
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FATTO E DIRITTO

considerazione della particolare struttura e della disciplina del
procedimento di legittimità, non è applicabile l’istituto dell’interruzione
del processo, con la conseguenza che la morte di una delle parti,
intervenuta dopo la rituale instaurazione del giudizio, non assume
alcun rilievo (cfr., tra le molte, Cass. Sez. lav. 29 gennaio 2016, n. 1757,

irrituale degli eredi cfr. Cass. sez. unite 22 aprile 2013, n. 9692).
Con l’unico motivo il ricorrente Comune denuncia violazione e falsa
applicazione dell’art. 5, comma 5, del d. lgs. n. 546/1992, in combinato
disposto con l’art. 2697 c.c. e con l’art. 116 c.p.c., in relazione all’art.
360, comma 1, n. 3, c.p.c., nella parte in cui la sentenza impugnata ha
preso a base di riferimento per la determinazione del valore dei terreni
una perizia giurata di stima redatta, da tecnico incaricato dalla
contribuente, nel 2007, in luogo di precedente perizia estimativa,
redatta ex art. 7 della 1. n. 448/2001, nell’interesse della stessa
contribuente e consegnata dalla medesima nel giugno 2005
all’amministrazione, finendo con derogare ai parametri tassativamente
richiesti, in forza dell’art. 5, comma 5, del d. lgs. n. 504/1992, per la
determinazione del valore venale in comune commercio di area
fabbricabile al 1° gennaio dell’anno d’imposizione.
Preliminarmente deve essere disattesa l’eccezione d’inammissibilità del
ricorso formulata da parte controricorrente.
Il ricorso, infatti, risulta essere stato notificato, tenuto conto anche del
periodo di sospensione feriale, l’ultimo giorno utile, 5 ottobre 2015, in
considerazione del fatto che il termine semestrale d’impugnazione, dal
deposito della sentenza avvenuto il 3 marzo 2015, che veniva a scadere
il 3 ottobre 2015, cadeva di sabato e dunque, per effetto dell’art. 155,
commi 4 e 5, c.p.c. è prorogato al primo giorno utile non festivo,
appunto nella fattispecie il 5 ottobre 2015.
Ric. 2015 n. 23867 sez. MT – ud. 18-10-2017
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Cass. n. 24365/15; sulle condizioni per la sanatoria della costituzione

Ti motivo è manifestamente fondato e va accolto, alla stregua del
consolidato indirizzo di questa Corte secondo cui, in tema di ICI, ai
fini della determinazione del valore imponibile, la misura del valore
venale in comune commercio al 1° gennaio dell’anno d’imposizione
deve essere tassativamente ricavata dai parametri vincolanti previsti

fabbricabili, hanno riguardo alla zona territoriale di ubicazione,
all’indice di edificabilità, alla destinazione di uso consentita, agli oneri
per eventuali lavori di adattamento del terreno necessari per la
costruzione, ai prezzi medi rilevati sul mercato della vendita di aree
aventi analoghe caratteristiche (cfr., tra le molte, Cass. sez. 5, 15 giugno
2010, n. 14385; Cass. sez. 5, 11 maggio 2012, n. 7297; Cass. sez. 5, 27
febbraio 2015, n. 4093, quest’ultima specificamente anche in ordine ai
limiti in cui possa farsi riferimento, ai fini della determinazione per ICI
del valore imponibile di area fabbricabile, anche a perizia estimativa
redatta ex art. 7 della 1. n. 441/2001 ai fini ivi previsti, purché basata sui
summenzionati parametri).
Nel caso di specie risulta all’evidenza come la sentenza impugnata, nel
riferirsi, per la determinazione del valore imponibile dell’area ai fini ICI
per l’anno di accertamento 2006 a perizia estimativa del 2007, abbia
preso in considerazione un indice di edificabilità ridotto, che la stessa
sentenza afferma essere stato approvato dal Comune
«successivamente», da intendersi, evidentemente, rispetto al periodo
oggetto di accertamento.
Ne consegue che la stima del valore ritenuta congrua dalla sentenza
impugnata si pone certamente in violazione quanto meno del
parametro dell’indice di edificabilità dell’anno di riferimento.
Il ricorso va dunque accolto con conseguente cassazione della sentenza
impugnata e rinvio della causa per nuovo esame alla CTR del Lazio in
Ric. 2015 n. 23867 sez. MT – ud. 18-10-2017
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dall’art. 5, comma 5, del d. lgs. n. 504/1992, che, per le aree

diversa composizione, che, nell’uniformarsi al principio di diritto
dinanzi menzionato, provvederà anche in ordine alla disciplina delle
spese del presente giudizio di legittimità.
P.Q.M.
Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla

cui demanda anche di provvedere sulle spese del giudizio di legittimità.

Commissione tributaria regionale del Lazio in diversa composizione,

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