Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31193 del 03/12/2018

Cassazione civile sez. I, 03/12/2018, (ud. 27/09/2018, dep. 03/12/2018), n.31193

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 18444/2013 proposto da:

Firema Trasporti S.p.a. in Amministrazione Straordinaria, in persona

del Commissario straordinario pro tempore, elettivamente domiciliata

in Roma, Via Teodosio Macrobio n. 3, presso lo studio dell’Avvocato

Enrico Gabrielli, che la rappresenta e difende giusta procura in

calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ferrovie Appulo Lucane S.r.l., in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Lungotevere Mellini

n. 10, presso lo studio dell’Avvocato Cristiano Marinese,

rappresentata e difesa dall’Avvocato Francesco Antonucci giusta

procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di SANTA MARIA CAPUA VETERE

depositato il 04/07/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

27/09/2018 dal cons. PAZZI ALBERTO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Ferrovie Appulo Lucane s.r.l., la quale aveva appaltato a Firema Trasporti s.p.a. la fornitura di cinque treni a composizione bloccata, a seguito dell’emanazione del decreto con cui l’appaltatrice era stata assoggettata ad amministrazione straordinaria chiedeva di essere ammessa al passivo della procedura in chirografo per la somma di Euro 2.142.000, dovuta a titolo di penali contrattualmente pattuite per il ritardo.

La domanda veniva accolta limitatamente alla somma di Euro 974.000, computata tenendo conto di un dies a quo successivo e di un dies ad quem anteriore rispetto a quelli indicati dagli istanti, con individuazione del termine rispetto a quest’ultimo profilo nella data di assoggettamento di Firema ad amministrazione straordinaria.

2. Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in accoglimento dell’opposizione proposta da Ferrovie Appulo Lucane s.r.l., riteneva che i termini di consegna contrattualmente stabiliti avessero subito un’unica proroga, rilevava che il rapporto contrattuale, in assenza di alcuna manifestazione di volontà del Commissario straordinario, era proseguito anche a seguito dell’avvio della procedura di amministrazione straordinaria, D.Lgs. n. 270 del 1999, ex art. 50 con il conseguente permanere delle reciproche obbligazioni, ed individuava il dies ad quem per il calcolo delle penali nella data di presentazione della domanda del committente piuttosto che in quella di apertura dell’amministrazione straordinaria, ammettendo al passivo in sede chirografaria la somma richiesta in via principale dall’opponente.

3. Ha proposto ricorso per cassazione avverso tale statuizione Firema Trasporti s.p.a. in amministrazione straordinaria al fine di far valere cinque motivi di impugnazione.

Ha resistito con controricorso Ferrovie Appulo Lucane s.r.l..

Entrambe le parti hanno depositato memoria ai sensi dell’art. 380 bis.1 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

4.1 Il primo motivo denuncia la violazione e/o la falsa applicazione del D.Lgs. n. 270 del 1999, art. 50 e del D.L. n. 134 del 2008, art. 1-bis convertito con la L. n. 166 del 2008, rispetto all’individuazione del dies ad quem per il computo delle penali contrattualmente stabilite per il ritardo nella data di presentazione della domanda di ammissione al passivo piuttosto che nella data anteriore in cui Firema Trasporti s.p.a. era stata assoggettata ad amministrazione straordinaria: il Tribunale avrebbe erroneamente ritenuto che permanessero le obbligazioni contrattuali a carico della procedura pur in assenza di una espressa dichiarazione di subentro del Commissario straordinario, alla quale invece, secondo l’interpretazione autentica del D.Lgs. n. 270 del 1999, art. 50 prevista dal D.L. n. 134 del 2008, art. 1-bis era condizionata l’attribuzione al contraente in bonis dei diritti previsti dal D.Lgs. n. 270 del 1999, art. 51.

In assenza di alcuna decisione di subentro da parte del Commissario straordinario, pacificamente mai avvenuta, non gravava sulla procedura alcun obbligo contrattuale, nessun ritardo poteva essere ipotizzato nell’esecuzione di obblighi contrattuali mai assunti e il computo delle penali da ritardo avrebbe dovuto giocoforza interrompersi alla data di avvio della procedura.

4.2 Il motivo è fondato, nei termini che si vanno a illustrare.

Il D.Lgs. n. 270 del 1999, art. 50, comma 2, prevede espressamente che nell’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza fino a quando il Commissario non si sciolga dai contratti in corso i medesimi continuino ad avere esecuzione; esecuzione che, secondo l’interpretazione autentica stabilita dal D.L. n. 134 del 2008, art. 1 bis non pregiudica la facoltà di scioglimento del Commissario straordinario nè comporta l’attribuzione all’altro contraente dei diritti previsti in caso di subentro dalla L. Fall., artt. 72 e ss. prima della dichiarazione di subentro.

Questa norma, nell’interpretazione datane dalla giurisprudenza di questa Corte, prevede la continuazione dei contratti preesistenti all’amministrazione straordinaria unicamente in funzione della conservazione aziendale e per assicurare al Commissario uno spatium deliberandi al fine del successivo esercizio della facoltà di scioglimento o di subentro.

Pertanto il contratto ineseguito o parzialmente eseguito continua ad avere esecuzione sia dopo la dichiarazione di insolvenza, sia a seguito dell’apertura dell’amministrazione straordinaria, finchè il Commissario non eserciti la facoltà di sciogliersi dallo stesso; la prosecuzione dell’esecuzione del rapporto contrattuale dopo la dichiarazione dello stato di insolvenza, ove non sia stata accompagnata da un’espressa dichiarazione di subentro da parte del Commissario, non comporta però il trasferimento del negozio in capo alla procedura, anche per le prestazioni pregresse, e la prededucibilità del relativo credito (Cass. n. 3193/2016).

Il contraente in bonis dal canto suo, durante la parentesi di esecuzione inerziale del contratto, deve attendere le scelte del Commissario, salvo metterlo in mora mediante l’interpello e sempre che prima non sia intervenuta la scadenza naturale del contratto, senza che l’esecuzione del contratto ad opera della procedura possa essere interpretata come tacito subentro per facta concludentia del Commissario, preclusivo della sua facoltà di scioglimento (Cass. n. 1195/2018).

In sostanza il legislatore ha inteso disarticolare le sorti del contratto, la cui esecuzione prosegue, dai diritti dell’altro contraente correlati al subentro, che rimangono subordinati (ovvero, ove si preferisca utilizzare i termini della norma di interpretazione autentica, non sono attribuiti fino) all’espressa dichiarazione in tal senso del Commissario straordinario; pertanto, posto che un conto è l’esecuzione, che non vale come subingresso, un conto è la titolarità dei diritti correlati al subingresso, che rimane sospesa fino all’espressa dichiarazione in tal senso, il contraente in bonis in tanto può pretendere di superare la cristallizzazione del passivo determinata dalla dichiarazione di insolvenza nei termini previsti dal combinato disposto del D.Lgs. n. 270 del 1999, artt. 18 e 51 L. Fall., art. 72 e ss., in quanto vi sia stato un subentro manifesto ad opera del Commissario straordinario.

Nel caso in esame il contraente in bonis non ha inteso mettere in mora il Commissario straordinario D.Lgs. n. 270 del 1999, ex art. 50, comma 3, nè ne ha atteso le decisioni, ma si è regolato come se vi fosse stato uno scioglimento del contratto, avendo chiesto l’ammissione del suo credito al passivo per le penali (in concorso e precisamente) in chirografo.

In questa prospettiva il creditore altro non poteva pretendere se non ciò che gli riconosceva la L. Fall., art. 72, comma 4, a cui fa rinvio il D.Lgs. n. 270 del 1999, art. 51, comma 1, per l’ipotesi di scioglimento, e cioè il credito nei confronti dell’impresa insolvente, che si arresta alla data della dichiarazione di insolvenza.

Per di più la L. Fall., art. 72, comma 4, esclude espressamente il risarcimento del danno successivo all’apertura del concorso e conseguente allo scioglimento del contratto ad opera degli organi della procedura e la penale altro non è che una forma di liquidazione del danno.

Se ne deve concludere che il Tribunale, nella determinazione dell’entità del credito di cui l’istante era titolare, doveva giocoforza tenere conto del tenore dell’istanza presentata e della mancanza di alcun subentro espresso ad opera del Commissario straordinario, arrestandosi alla data di apertura del concorso.

5.1 n secondo mezzo lamenta l’omesso esame di un fatto decisivo che è stato oggetto di discussione fra le parti, costituito dall’esistenza di un accordo per il differimento del termine in origine previsto per la consegna della prima unità, dato che non è stato considerato a questo proposito il contenuto della documentazione prodotta, proveniente e sottoscritta da Firema Trasporti s.p.a..

5.2 Il motivo è infondato.

Diversamente da quanto sostiene l’odierna procedura ricorrente il Tribunale, dopo aver ricordato il contenuto dell’accordo quadro in tema di concedibilità di proroghe e procedura per l’autorizzazione delle stesse, ha espressamente vagliato il fatto storico indicato come trascurato nella doglianza in esame, vale a dire la sussistenza di un accordo contrattuale per differire l’iniziale termine di consegna, escludendo la sussistenza di proroghe concordate differenti dall’unica ravvisata.

Il denunciato omesso esame di elementi istruttori – peraltro non sussistente, dato che il Tribunale ha vagliato i documenti prodotti qualificandoli come comunicazioni unilaterali dello stato di esecuzione dei lavori di cui il committente ha semplicemente preso atto – non integra, di per sè, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico rilevante in causa sia stato, come nel caso di specie, comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la sentenza non abbia dato conto in maniera specifica di tutte le risultanze probatorie (Cass., Sez. U., n. 8053/2014).

La ricorrente non si è confrontata con la motivazione offerta a questo riguardo dal Tribunale, che in realtà considera le circostanze di cui si lamenta l’omessa valutazione, come a voler sollecitare la rinnovazione, in questa sede di legittimità, dell’esame nel merito della vicenda oggetto di lite.

Al riguardo va ribadito il principio secondo cui il ricorso per cassazione conferisce al giudice di legittimità non già il potere di riesaminare il merito dell’intera vicenda processuale, ma solo la facoltà del controllo, sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza logico-formale, delle argomentazioni svolte dal giudice di merito, al quale spetta, in via esclusiva, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di controllarne l’attendibilità e la concludenza, di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad essi sottesi, dando così liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge (cfr., ex plurimis, Cass. n. 21098/2016, Cass. n. 27197/2011).

6.1 Con il terzo motivo il decreto impugnato è censurata per violazione e falsa applicazione degli artt. 1321 e1326 e ss., artt. 1362 c.c. e ss. e art. 1372 c.c.: il Tribunale avrebbe erroneamente ritenuto che la documentazione in atti contenesse mere comunicazioni unilaterali con aggiornamenti del piano generale della fornitura, di cui la committente si era limitata a prendere atto, quando in realtà tali documenti attestavano il raggiungimento di un preciso accordo modificativo del contratto concluso in origine con la pattuizione di nuovi termini per la consegna dei treni.

6.2 I motivo è inammissibile.

Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte il vizio di violazione di legge dedotto con ricorso per cassazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, consiste nella indicazione di un’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge e implica necessariamente un problema interpretativo della stessa; l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa è, invece, esterna all’esatta interpretazione della norma e inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito, la quale è sottratta al sindacato di legittimità (Cass. n. 24155/2017) se non sotto I’ aspetto del vizio di motivazione (Cass. n. 22707/2017, Cass. n. 195/2016); il discrimine tra l’una e l’altra ipotesi – violazione di legge in senso proprio a causa dell’ erronea ricognizione dell’astratta fattispecie normativa ovvero erronea applicazione della legge in ragione della carente o contraddittoria ricostruzione della fattispecie concreta – è segnato dal fatto che solo quest’ultima censura, e non anche la prima, è mediata dalla contestata valutazione delle risultanze di causa (Cass. n. 6587/2017).

Nel caso di specie il ricorrente, a ben vedere, non ha addotto alcun vizio nell’interpretazione delle norme indicate, ma si è limitato a criticare la correttezza dell’interpretazione fornita dal Tribunale alla documentazione prodotta.

In questo modo il ricorso ha chiaramente allegato un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa, ponendosi al di fuori dei limiti propri del mezzo di impugnazione utilizzato.

7.1 Il quarto motivo di ricorso denuncia l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione fra le parti, costituito dal fatto che il corso della commessa era stato costellato da richieste avanzate da Ferrovie Appulo Lucane s.r.l. e da accadimenti non riconducibili a Firema Trasporti s.p.a. che avrebbero reso assolutamente impossibile il rispetto della data fissata per la prima consegna.

7.2 Il quinto motivo di ricorso denuncia la violazione e la falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. e degli artt. 2721, 2722, 2723 e 2724 c.c. poichè il Tribunale, senza offrire alcuna motivazione, non aveva ammesso le prove orali volte a dar conto di alcuni fra i tanti accadimenti che avevano reso oggettivamente impossibile il rispetto della data fissata per la prima consegna e a confermare il contenuto dei documenti in cui la consegna era concordemente differita al dicembre 2009.

7.3 I motivi, da esaminarsi congiuntamente in ragione del comune riferimento all’oggettiva impossibilità di rispettare il termine di adempimento inizialmente convenuto, risultano infondati.

Il collegio dell’opposizione, come detto in precedenza, ha ricordato il tenore degli accordi contrattuali, a mente dei quali potevano essere concesse proroghe solo per ritardi dovuti a ipotesi di forza maggiore o caso fortuito sulla base di una procedura formale, ed ha rilevato che un'”unica proroga” era stata correttamente concessa in occasione di un sinistro mortale verificatosi nello stabilimento dell’appaltatore, così implicitamente escludendo che si fossero verificati ulteriori episodi riconducibili alle ipotesi contrattualmente previste per procrastinare ulteriormente i termini stabiliti e/o che gli stessi fossero stati fatti valere secondo la procedura inizialmente stabilita.

I fatti denunciati come non valutati dal Tribunale risultano quindi, seppur per implicito, apprezzati e giudicati come irrilevanti dal collegio di merito, a seguito di una valutazione (circa la sussistenza di circostanze riconducibili a ipotesi di caso fortuito o forza maggiore e la corretta attivazione della procedura) che non può essere rivista nel merito in questa sede.

A una simile valutazione consegue, del pari, un implicito giudizio di irrilevanza delle prove orali dedotte, vertenti su circostanze di fatto ininfluenti, per le medesime ragioni, ai fini del decidere.

8. Il provvedimento impugnato andrà dunque cassato, con rinvio al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, il quale, nel procedere a novo esame della causa, si atterrà ai principi sopra illustrati avend cura anche di provvedere sulle spese di questo grado di giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, rigetta gli altri, cassa il decreto impugnato in relazione al motivo accolto e rinvia la causa al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 27 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 3 dicembre 2018

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