Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3119 del 07/02/2017


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Cassazione civile, sez. III, 07/02/2017, (ud. 13/07/2016, dep.07/02/2017),  n. 3119

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SPIRITO Angelo – Presidente –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – rel. Consigliere –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 14100-2014 proposto da:

AXA MPS ASSICURAZIONI DANNI SPA, in persona del suo Procuratore

Speciale R.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

DELLA GIULIANA 44, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI

FRONTICELLI BALDELLI, che la rappresenta e difende giusta procura

speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

A.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE DEI PARIOLI

101-E, presso lo studio dell’avvocato PATRIZIA BELTRAMI, che lo

rappresenta e difende giusta procura speciale a margine del

controricorso;

M.F.A., + ALTRI OMESSI

– controricorrenti –

e contro

R.G., + ALTRI OMESSI

– intimati –

Nonchè da:

A.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE DEI PARIOLI

101-E, presso lo studio dell’avvocato PATRIZIA BELTRAMI, che lo

rappresenta e difende giusta procura speciale a margine del

controricorso e ricorso incidentale;

– ricorrente incidentale –

Nonchè da:

UNIPOLSAI ASSICURAZIONI SPA già MILANO ASSICURAZIONI SPA, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA DELLE FORNACI 38, presso lo studio dell’avvocato FABIO

ALBERICI, rappresentata e difesa dall’avvocato GIANCARLO SOAVE

giusta procura speciale in calce al controricorso e ricorso

incidentale;

– ricorrente incidentale –

Nonchè da:

P.A.R., + ALTRI OMESSI

– ricorrenti incidentali –

Nonchè da:

P.A., + ALTRI OMESSI

– ricorrenti incidentali –

Nonchè da:

S.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA NOMENTANA 91,

presso lo studio dell’avvocato CINZIA MECO, che la rappresenta e

difende unitamente agli avvocati GIUSEPPE MALANDRINO, ALBERTO MARIO

ZIZI giusta procura speciale a margine del controricorso e ricorso

incidentale;

– controricorrente all’incidentale –

avverso la sentenza n. 186/2014 della CORTE D’APPELLO SEZ.DIST. DI di

SASSARI, depositata il 06/05/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

13/07/2016 dal Consigliere Dott. GIACOMO TRAVAGLINO;

udito l’Avvocato GIOVANNI FRONTICELLI BALDELLI;

udito l’Avvocato PATRIZIA BELTRAMI;

udito l’Avvocato SOSTENE INVERNIZZI;

udito l’Avvocato PAPANICE BARBARA;

udito l’Avvocato FABIO ALBERICI anche per delega; udito l’Avvocato

CINZIA MECO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

BASILE TOMMASO che ha concluso per il rigetto di entrambi i ricorsi.

Fatto

I FATTI

A.C. propose appello avverso la sentenza del Tribunale di Nuoro con la quale ne era stata rigettata la domanda di risarcimento dei danni da lui subiti a seguito di un gravissimo incidente stradale, verificatosi nell’agosto del 1994 tra la sua autovettura e quella condotta da P.S.A..

Nel sinistro, avrebbero perso la vita – oltre a quest’ultimo ed a S.M. – + ALTRI OMESSI

Espose l’appellante che, nel corso del procedimento penale celebratosi e suo carico (e definito con la sua assoluzione), era stato accertato, in sede di CTU (come pure all’esito della consulenza successivamente disposta in sede civile), come la causa dell’incidente andasse ricondotta tout court allo scoppio di uno pneumatico posteriore dell’auto del P., dovuto ad una errata pressione dello stesso, al sovraccarico del veicolo ed alla repentina azione frenante posta in essere dal conducente – concorrenti circostanze, queste, che avevano determinato lo scarrocciamento dell’auto e l’invasione dell’opposta corsia di marcia – onde la responsabilità del sinistro non poteva che essere ascritta allo stesso P., piuttosto che al caso fortuito, come erroneamente ritenuto dal primo giudice.

La corte di appello di Sassari, investita delle impugnazioni, principale e incidentali, hinc et inde proposte, dopo aver rigettato in limine litis le eccezioni preliminari di preclusione da giudicato penale e di prescrizione dell’azione risarcitoria, accolse per quanto di ragione gli appelli, dichiarando A.C. e P.S.A. responsabili, nella rispettiva misura del 40 e del 60% dell’incidente, conseguentemente determinando e liquidando i rispettivi risarcimenti in favore degli aventi diritto, come da dispositivo della sentenza oggi impugnata.

Avverso la sentenza della Corte sassarese la Axa Assicurazione (compagnia assicuratrice del veicolo condotto dall’ A.) ha proposto ricorso per cassazione sulla base di 5 motivi di censura.

Resistono con controricorso corredato da ricorso incidentale lo stesso A., + ALTRI OMESSI

Sono versate in atti memorie Axa, A., Unipol.

Diritto

LE RAGIONI DELLA DECISIONE

I ricorsi devono essere riuniti.

Alcuni dei motivi in essi contenuti sono fondati, nei limiti in cui si dirà nella motivazione che segue.

Va preliminarmente rilevata l’inammissibilità e/o l’infondatezza del primo, del terzo e del quinto motivo del ricorso Axa, del primo e secondo motivo del ricorso A., del secondo e terzo motivo del ricorso Unipol, del primo e del secondo motivo del ricorso P. ( A.).

Le censure che ne costituiscono l’essenza, difatti, tendono ad un riesame del merito della vicenda – tanto sotto il profilo dell’attribuzione e del riparto di responsabilità dell’incidente, quanto sotto quello della valutazione della relativa causalità – che è attività ermeneutica non ulteriormente consentita in sede di legittimità.

La Corte territoriale, nel pieno rispetto del generale principio di diritto processuale che impone, nella motivazione, il rispetto di criteri logici di giustificazione razionale del raggiunto convincimento e dell’adottata decisione, offre chiara e puntuale valutazione, condivisibilmente argomentata, della valenza e dell’efficacia probatoria attribuita agli elementi acquisiti al processo, ritenendo la ricostruzione del fatto, così come operata in sede di motivazione, dotata di un più elevato grado di conferma logica e di credibilità razionale rispetto ad altre, possibili e pur prospettate ipotesi fattuali alternative.

Tutti gli indicati motivi di censura (e salvo quanto ancor più specificamente si dirà nel prosieguo, in relazione ad alcuni di essi) risultano, pertanto, irrimediabilmente destinati ad infrangersi sul corretto e condivisibile impianto motivazionale adottato dal giudice d’appello, dacchè essi, nel loro complesso, pur formalmente abbigliati in veste di denuncia di una (peraltro del tutto generica) violazione di legge e di un (asseritamente) decisivo difetto di motivazione, si risolvono, nella sostanza, in una (ormai del tutto inammissibile) richiesta di rivisitazione di fatti e circostanze come definitivamente accertati in sede di merito.

I ricorrenti, difatti, lungi dal prospettare a questa Corte un vizio della sentenza rilevante sotto il profilo di cui all’art. 360 c.p.c., n. 3 mediante una specifica indicazione delle affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata che si assumono in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie astratta applicabile alla vicenda processuale, si volgono piuttosto ad invocare una diversa lettura delle risultanze procedimentali così come accertare e ricostruite dalla Corte territoriale, muovendo all’impugnata sentenza censure del tutto irricevibili, volta che la valutazione delle risultanze probatorie, al pari della scelta di quelle – fra esse – ritenute più idonee a sorreggere la motivazione, postula un apprezzamento di fatto riservato in via esclusiva al giudice di merito il quale, nel porre a fondamento del proprio convincimento e della propria decisione una fonte di prova con esclusione di altre, nel privilegiare una ricostruzione circostanziale a scapito di altre (pur astrattamente possibili e logicamente non impredicabili), non incontra altro limite che quello di indicare le ragioni del proprio convincimento, senza essere in alcun modo tenuto ad affrontare e discutere ogni singola risultanza processuale, ovvero vincolato a confutare qualsiasi deduzione difensiva.

E’ poi principio di diritto ormai consolidato quello per cui l’art. 360, n. 5, codice di rito non conferisce in alcun modo e sotto nessun aspetto alla corte di Cassazione il potere di riesaminare il merito della causa, consentendo ad essa, di converso, il solo controllo – sotto il profilo logico-formale e della conformità a diritto – delle valutazioni compiute dal giudice d’appello, al quale soltanto, va ripetuto, spetta l’individuazione delle fonti del proprio convincimento valutando le prove (e la relativa significazione), controllandone la logica attendibilità e la giuridica concludenza, scegliendo, fra esse, quelle funzionali alla dimostrazione dei fatti in discussione (salvo i casi di prove cd. legali, tassativamente previste dal sottosistema ordinamentale civile).

Non senza rammentare come, all’esito delle modificazioni apportate all’art. 360, n. 5, codice di rito dalla L. n. 134 del 2012, il vizio motivazionale denunciabile non sia più rapportabile ad una presunta insufficienza/omissione/inadeguatezza motivazionale in se, ma sia invece quello di omesso esame circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti (censura del tutto impredicabile, nella specie, avendo la Corte di appello puntualmente esaminato e scrutinato tutti i fatti di causa rilevanti.

Sotto tale ultimi aspetto, difatti, i ricorrenti, pur denunciando, formalmente, un insanabile deficit motivazionale della sentenza di secondo grado, inammissibilmente (perchè in contrasto con gli stessi limiti morfologici e funzionali del giudizio di legittimità) sollecitano a questa Corte una nuova valutazione di risultanze di fatto (ormai definitivamente cristallizzate sul piano processuale) sì come emerse nel corso dei precedenti gradi del procedimento, così mostrando di anelare ad una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito, nel quale ridiscutere analiticamente tanto il contenuto, ormai consolidatosi, di fatti storici e vicende processuali, quanto l’attendibilità maggiore o minore di questa o di quella ricostruzione probatoria, quanto ancora le opzioni espresse dal giudice di appello non condivise e per ciò solo censurate al fine di ottenerne la sostituzione con altre più consone ai propri desiderata – quasi che nuove istanze di fungibilità nella ricostruzione dei fatti di causa fossero ancora legittimamente proponibili dinanzi al giudice di legittimità.

Risultano, in particolare, inammissibili il quinto motivo del ricorso Axa e il secondo motivo del ricorso A., che lamentano una pretesa violazione del giudicato penale, essendosi la Corte territoriale conformata all’insegnamento di questa Corte in subiecta materia (Cass. ss.uu. 1761/2011), e il secondo motivo del ricorso P., viziato da un assoluto e irredimibile difetto di specificità.

IL RICORSO PRINCIPALE AXA.

Deve esserne accolto il secondo motivo, con il quale si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1175, 1176 e 1375 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3; omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio ex art. 360 c.p.c., n. 5.

Il motivo è fondato.

E’ condivisibile la censura mossa alla sentenza d’appello nella parte in cui vengono illegittimamente sovrapposte le due diverse fattispecie della mala gestio cd. propria con quella cd. “impropria” (quale quella predicabile nella specie). In argomento, tra le tante, da ultimo Cass. 4892/2016, ai cui principi di diritto, così come analiticamente riaffermati, il giudice del rinvio dovrà attenersi, modificando conseguentemente, in parte qua, il contenuto della decisione oggi impugnata.

All’accoglimento della censura consegue l’assorbimento del quarto motivo del ricorso.

IL RICORSI INCIDENTALE F.- P. .

Deve esserne accolto il secondo motivo, con il quale si denuncia violazione dell’art. 112 c.p.c. con riferimento all’art. 2055 c.c..

La Corte territoriale ha, difatti, del tutto omesso di provvedere alla condanna in via solidale dei due “gruppi” di convenuti (ex latere A. ed ex parte P.S.), così violando il disposto dell’art. 2055 c.c..

A tanto dovrà provvedere il giudice del rinvio.

E’ invece infondato il primo motivo di censura (con il quale si lamenta la violazione dell’art. 112 c.p.c. con riferimento agli artt. 2043, 2057 e 2059 c.c.), avendo la Corte territoriale, con incensurabile apprezzamento di fatto, interpretato e valutato il contenuto delle domande così come proposte in appello, ritenendo rinunciata, per omessa e specifica riproposizione, la questione relativa al lamentato danno biologico/psichico – non essendosi condivisibilmente ritenuto, all’uopo, sufficiente, il generico riferimento contenuto nella parte motiva dell’atto di impugnazione incidentale, così come riportata al folio 23, terzo capoverso, dell’odierno atto di gravame.

IL RICORSO INCIDENTALE UNIPOL.

Deve esserne accolto il primo motivo di censura (con il quale si lamenta la violazione e/o erronea applicazione delle norme di cui agli artt. 1175, 1176, 1224, 1375, 2043 e 2054 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, ovvero omessa valutazione di un fatto decisivo ai fini della decisione della controversia, ex art. 360 c.p.c., n. 5.

Il motivo, che riproduce il contenuto della censura svolta con il secondo motivo del ricorso AXA, deve essere accolto per le medesime ragioni che hanno condotto all’accoglimento di quella doglianza.

IL RICORSO INCIDENTALE S..

Il motivo, che riproduce le medesime doglianze svolte con il secondo motivo del ricorso F.- P., deve, per le medesime ragioni esposte in quella sede, essere accolto.

PQM

La Corte, riuniti i ricorsi:

1) Accoglie il secondo motivo del ricorso principale AXA, in esso assorbito il quarto, e ne rigetta gli altri;

2) Dichiara inammissibile il primo motivo del ricorso incidentale A. e ne rigetta il secondo;

3) Accoglie il secondo motivo del ricorso incidentale F.- P., e ne rigetta il primo;

4) Accoglie il primo motivo del ricorso incidentale UNIPOL e ne rigetta il secondo e il terzo;

5) Accoglie il primo motivo del ricorso incidentale S. e ne dichiara inammissibile il secondo e il terzo;

6) Rigetta il primo motivo del ricorso incidentale P.A. e ne dichiara inammissibile il secondo;

7) Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di Cassazione, alla Corte di appello di Sassari, in altra composizione.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 dichiara la non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari alla somma già dovuta, a norma del predetto art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 13 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 7 febbraio 2017

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