Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31175 del 29/12/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. lav., 29/12/2017, (ud. 27/09/2017, dep.29/12/2017),  n. 31175

Fatto

RILEVATO

che con la sentenza n. 1488 in data 30.12.2011, la Corte di Appello di Catanzaro ha confermato la sentenza di primo grado, che aveva condannato il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca a pagare a S.L.F. le retribuzioni non corrisposte nel periodo dal 1.9.2001 al 1.7.2007, con detrazione di quelle “medio tempore percepite” a titolo di risarcimento dei danni conseguiti alla mancata comunicazione dell’invito a stipulare un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato presso la Provincia di Rieti con decorrenza dal 1.9.2001;

che la Corte territoriale ha ritenuto che: la mancata comunicazione allo S. della avvenuta sua individuazione quale destinatario della proposta di stipulazione di un contratto di lavoro a tempo indeterminato costituiva inadempimento degli obblighi contrattualmente assunti nei confronti dello S. che aveva validamente partecipato alla procedura concorsuale adempiendo alle formalità prescritte nel bando di concorso, che doveva essere qualificato, ai sensi dell’art. 1336 c.c. come offerta al pubblico; trattandosi di inadempimento contrattuale conseguiva in capo al MIUR l’obbligo di risarcire il danno, ai sensi dell’art. 1223 c.c., nella misura corrispondente alle retribuzioni che sarebbero state percepite con certezza dallo S. se il contratto, successivamente stipulato con decorrenza giuridica dal 1.9.2001, fosse stato concluso sin da tale data; allo S. sul quale non incombeva alcun onere di attivarsi in ordine allo stato dello scorrimento della graduatoria, non era addebitabile alcuna colpa ai sensi dell’art. 1227 c.c.;

che avverso tale sentenza il MIUR ha proposto ricorso affidato ad un unico motivo, al quale ha opposto difese lo S. con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che con l’unico motivo il ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per violazione e falsa applicazione degli artt. 1223,2043 e 2697 c.c. per avere la Corte territoriale affermato la natura contrattuale e non extracontrattuale dell’inadempimento realizzato da essa P.A. e per avere la stessa Corte territoriale liquidato in via “forfetaria” il pregiudizio subito dallo S.. Assume che il risarcimento del danno per tardiva assunzione postula l’allegazione e la prova dei pregiudizi patrimoniali e non patrimoniali subiti, allegazione e prova che lo S. non aveva offerto, e lamenta che la Corte di merito non avrebbe tenuto conto del principio di sinallagamaticità tra prestazione lavorativa e retribuzione;

che, in via preliminare, va rigettata l’eccezione di inammissibilità del ricorso formulata dal controricorrente con riguardo all’art. 360 bis c.p.c.;

che, anche dopo il mutamento di indirizzo, ad opera della sentenza delle Sezioni Unite di questa Corte n. 7155 del 2017, secondo cui lo scrutinio ex art. 360-bis c.p.c., n. 1, da svolgere relativamente ad ogni singolo motivo e con riferimento al momento della decisione, impone la declaratoria d’inammissibilità e non il rigetto per manifesta infondatezza (come era stato affermato da Cass. SU 16 settembre 2010, n. 19051), l’art. 360 bis c.p.c., si applica soltanto laddove la giurisprudenza della Corte di cassazione già abbia giudicato nello stesso modo della sentenza di merito la specifica fattispecie proposta dal ricorrente oppure quando il caso concreto non sia stato ancora deciso ma, tuttavia, si presti palesemente ad essere facilmente ricondotto, secondo i principi applicati da detta giurisprudenza, a casi assolutamente consimili, e comunque in base alla logica pacificamente affermata con riguardo all’esegesi di un istituto nell’ambito del quale la vicenda particolare pacificamente si iscriva; evenienze, queste, che non ricorrono nella fattispecie in esame perchè le censure formulate, a prescindere dalla loro fondatezza, mettono in discussione la corretta applicazione dei principi di diritto già affermati da questa Corte in tema di risarcimento del danno da mancata o ritardata assunzione, alla specifica fattispecie dedotta in giudizio;

che il motivo, nella parte in cui censura la affermata natura contrattuale della responsabilità della condotta addebitata ad esso ricorrente, è infondato perchè la Corte territoriale ha fatto corretta applicazione alla fattispecie dedotta in giudizio del principio secondo cui dall’approvazione della graduatoria discende il diritto all’assunzione del partecipante collocato in posizione utile della graduatoria, cui corrisponde l’obbligo di adempimento dell’amministrazione assoggettato al regime di cui all’art. 1218 c.c. (Cass. SSUU 8951/2007; 1399/2009);

che il motivo, nella parte in cui addebita alla Corte territoriale di avere violato i principi in tema di riparto dell’onere della prova, quanto alla prova del danno patrimoniale ed alla sua entità, è infondato perchè il ricorrente non si è confrontato con le argomentazioni spese dalla Corte territoriale, la quale ha ritenuto provato il danno patrimoniale conseguito alla condotta inadempiente della P.A. con il ricorso al ragionamento presuntivo e lo ha valutato in via equitativa, utilizzando come parametro l’entità delle retribuzioni che sarebbero spettate ove la assunzione dello S. non fosse stata ritardata dal colpevole inadempimento della P.A.;

che il ricorrente si è limitato a lamentare la mancanza di prova del danno e della sua entità senza censurare, quanto alla prova della sussistenza del danno patrimoniale, la correttezza logica e giuridica del ragionamento presuntivo (Cass. 12678/2016, 3281/2012, 24134/2009, 12980/2002), e, quanto alla entità del danno, la correttezza del parametro utilizzato in sede di liquidazione equitativa (Cass. 12253/2015, 18778/2014, 12918/2010, 1529/2010);

che sulla scorta delle considerazioni svolte il ricorso deve essere rigettato;

che le spese seguono la soccombenza.

PQM

LA CORTE

Rigetta il ricorso.

Condanna il ricorrente a rifondere al controricorrente le spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 4.000,00 per compensi professionali, Euro 200,00 per esborsi, oltre 15% per rimborso spese generali forfetarie, oltre IVA e CPA.

Così deciso in Roma, nella Adunanza Camerale, il 27 settembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 29 dicembre 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA