Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31174 del 29/12/2017


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Civile Ord. Sez. L Num. 31174 Anno 2017
Presidente: NOBILE VITTORIO
Relatore: DE GREGORIO FEDERICO

ORDINANZA
sul ricorso 26669-2012 proposto da:
POSTE ITALIANE S.P.A. C.F. 97103880585, in persona
del legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIALE MAZZINI 134, presso lo
studio dell’avvocato LUIGI FIORILLO, che la
rappresenta e difende, giusta delega in atti;
– ricorrente contro
2017

FULGENZI FRANCESCA;
– intimata –

3108

avverso la sentenza n. 4573/2012 della CORTE
D’APPELLO di ROMA, depositata il 18/06/2012 R.G.N.
7915/2006.

Data pubblicazione: 29/12/2017

ad.nza 06-07-17 / r.g. n. 26669-12

ORDINANZA

LA CORTE
ESAMINATI gli atti e sentito il consigliere relatore dr. Federico De Gregorio;
RILEVATO che POSTE ITALIANE S.p.a. con ricorso del 12/14 novembre 2012 ha impugnato la sentenza
n. 4573 in data 18 maggio – 18 giugno 2012, notificata il 26-09-2012, con la quale la Corte d’Appello di
ROMA, in parziale riforma della pronuncia di primo grado, impugnata dall’attrice FULGENZ1 Francesca,
dichiarava l’inefficacia del termine finale apposto al contratto di assunzione a tempo determinato,

tempo indeterminato, condannando inoltre parte datoriale al pagamento dell’indennizzo di cui all’art. 32
L. n. 183/2010 -in ragione di quattro mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto corrisposta al
lavoratore, oltre accessori- nonché delle spese di lite per entrambi i gradi del giudizio;
che il suddetto contratto risulta stipulato per esigenze sostitutive correlate alla necessità di provvedere
alla sostituzione del personale inquadrato nell’area operativa e addetto al servizio di
recapito/smistamento e trasporto presso il Polo Corrispondenza Abruzzo – Molise, assente con diritto alla
conservazione del posto di lavoro durante l’anzidetto arco temporale, ai sensi del dl.vo n. 368/2001, di
attuazione della direttiva 1999/70/CE;
che il ricorso per cassazione di POSTE ITALIANE è affidato a tre motivi, variamente articolati:
I. violazione e falsa applicazione dell’art. 1 dl.vo n. 368/2001, nonché degli artt. 1362 e ss. c.c.;
II. omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, che ha formato oggetto di discussione tra le parti,
non avendo la Corte territoriale minimamente esaminato le richieste istruttorie avanzate da parte
convenuta (in particolare prova per testi concernente l’applicazione dell’attrice alla filiale di L’Aquila con
assegnazione a mansioni operative per sostituire personale assente con diritto alla conservazione del
posto di lavoro inquadrato nella medesima area operativa, laddove al momento della stipula del contratto
individuale sì erano «verificate carenze di organico per l’assenza di personale con diritto alla
conservazione del posto non fronteggiabili con il personale già in servizio»), in violazione altresì degli
artt. 253, 420 e 421 c.p.c.;
III. violazione e falsa applicazione dell’art. 1 dl.vo n. 368/2001, laddove erroneamente la Corte di merito
aveva ritenuto operante nella specie la clausola di contingentamento, il cui rispetto non sarebbe stato
provato dalla società;
VISTO che la FULGENZI è rimasta intimata;
che risultano comunicati rituali e tempestivi avvisi alle parti della fissata adunanza al sei luglio 2017 ex
art. 380-bis.1 c.p.c.;
che il Pubblico Ministero non ha presentato requisitorie e che neanche le partì risultano aver depositato
memorie illustrative;

CONSIDERATO
che il ricorso, a parte talune carenze espositive e di documentazione, rilevanti ex artt. 366 e 369

c.p.c., appare ad ogni modo infondato, poiché la Corte di merito, pur dando atto dei principi di
diritto affermati in materia da questa Corte con numerose pronunce emesse in casi analoghi (Cass.
1

stipulato per il periodo sette maggio – 30 settembre 2003, con conseguente conversione in rapporto a

ad.nza (16-07-171 r.g. n. 26669-12

nn. 1576 e 1577 nonché 2279 del 2010), nello specifico in punto di fatto ha ritenuto con esauriente
motivazione insindacabilmente (pure a norma della formulazione dell’art. 360 n. 5 c.p.c., nella
specie ratione temporis applicabile), mancanti concreti riferimenti di fatto in base ai quali fosse
possibile il riscontro di effettività delle rilevate carenze, nonostante l’indicazione del luogo di lavoro,
delle mansioni di adibizione della lavoratrice e dell’arco temporale considerato, sicché il difetto di
qualsiasi indicazione non solo del numero dei lavoratori assenti, ma anche della tipologia di tali
assenze, rendeva evanescente la possibilità di verifica di effettività della causale indicata, non
consentendo l’accertamento della corrispondenza quantitativa tra il numero dei lavoratori -tra il

funzione si erano realizzate nello stesso periodo,

sicché era pure evidente la diversità della

fattispecie in esame rispetto a quelle valutate dai pur richiamati precedenti giurisprudenziali;
che, inoltre, le evidenziate carenze erano tali da impedire l’effettuazione di un valido riscontro di
effettività della causale medesima, riflettendosi così nell’impossibilità di dimostrare il rapporto di
derivazione causale dell’assunzione dell’appellante a tempo determinato dall’insorgenza delle
esigenze sostitutive solo postulate;
che, alla stregua di quanto in proposito esaminato e deciso dalla Corte di merito, appaiono
inconferenti le anzidette censure di parte ricorrente, tanto più che nel capitolato sub 3 si accenna a
generiche carenze di organico, come tali invero poco compatibili con le pur dedotte esigenze
sostitutive di cui al precedente capo 2;
che, dunque, le anzidette valutazioni (peraltro assorbenti rispetto anche alla questione concernente
la clausola di contingentamento di cui al terzo motivo di ricorso) della Corte di merito non sono
censurabili in questa sede di legittimità, laddove non sono consentiti ulteriori e nuovi apprezzamenti
in punto di fatto, anche ai fini dell’invocato mezzo istruttorio;
che, pertanto, il ricorso va respinto, ma senza alcun provvedimento in tema di spese, nonostante
la soccombenza della ricorrente, essendo la FULGENZI rimasta intimata senza aver svolto alcuna
difesa nel proprio interesse;
P.Q.M.

la Corte RIGETTA il ricorso.

quali la ricorrente allora appellante- con contratto a termine e le scoperture che per quella stessa

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