Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31169 del 29/12/2017


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Civile Sent. Sez. 2 Num. 31169 Anno 2017
Presidente: MATERA LINA
Relatore: LOMBARDO LUIGI GIOVANNI

SENTENZA

sul ricorso 11060-2013 proposto da:
CERAMICHE IL PAVONE SRL, in persona del legale
rappresentante pro tempore elettivamente domiciliato in
ROMA, V.A.BAIAMONTI 10, presso lo studio dell’avvocato
MARIA FRANCESCA CALDORO, che lo rappresenta e difende
unitamente all’avvocato CARLO DE MAIO;
– ricorrente contro

L’APPRODO DI NICOLA RIZZO & C SAS elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA VALADIER 39, presso lo studio
dell’avvocato VINCENZO SABIA, rappresentato e difeso
dall’avvocato SAVERIO D’AMBROSIO;

Data pubblicazione: 29/12/2017

- controricorrente –

avverso la sentenza n. 45/2013 della CORTE D’APPELLO di
SALERNO, depositata il 14/01/2013;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 19/10/2017 dal Consigliere Dott. LUIGI
GIOVANNI LOMBARDO;

Generale Dott. ALBERTO CELESTE che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso per quanto di ragione.

`-,….._

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore

FATTI DI CAUSA

1. – La vicenda oggetto del giudizio trae origine dal contratto
stipulato nel dicembre 1990 tra la società “Complesso Turistico
L’Approdo s.a.s.” e la società “Ceramiche II Pavore s.r.l.”, col quale
quest’ultima si obbligò a fornire al detto Complesso Turistico il
pavimento necessario alla ristrutturazione di un albergo.

la domanda con la quale il Complesso Turistico L’Approdo, allegando il
ritardo nella fornitura nonché i vizi e difetti di quanto fornito, chiese la
risoluzione del contratto per inadempimento della società fornitrice e
la condanna della stessa al risarcimento dei danni; la seconda avente
ad oggetto il pagamento del residuo prezzo della fornitura, richiesto
dalla società “Ceramiche il Pavone” al Complesso Turistico L’Approdo
con decreto ingiuntivo opposto da quest’ultimo.
Le due cause furono riunite e definite con sentenza del Tribunale
di Nocera Inferiore, che revocò il decreto ingiuntivo e condannò la
società “Ceramiche Il Pavone” al pagamento,in favore del Complesso
turistico L’Approdo, della somma di lire 213.289.200 a titolo di
risarcimento del danno.
2. – Sul gravame proposto dalla società “Ceramiche Il Pavone”, la
Corte di Appello di Salerno confermò la pronuncia di primo grado.
3. – Per la cassazione della sentenza di appello ricorre la società
“Ceramiche II Pavone”, sulla base di sei motivi.
Resiste con controricorso il Complesso turistico L’Approdo.
La società ricorrente ha depositato memoria ex art. 378 cod.
proc. civ.
RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Va innanzitutto osservato che è comparso in pubblica udienza
il domiciliatario di parte controricorrente, avv. Vincenzo Sabia, il
quale – autorizzato dalla Corte – ha depositato il certificato di morte

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Furono instaurate due separate cause: la prima avente ad oggetto

dell’avv. Saverio D’Ambrosio, difensore del Complesso Turistico
L’Approdo s.a.s.
In proposito, va osservato che il processo di cassazione, essendo
caratterizzato dall’impulso d’ufficio, non è soggetto ad interruzione in
presenza degli eventi di cui agli art. 299 segg. cod. proc. civ., in
quanto tali norme si riferiscono esclusivamente al giudizio di merito e

legittimità. Questa Corte ha già rilevato che quanto sopra non
contrasta con gli artt. 3, primo comma, 24, secondo comma, e 111
Cost., perché il legislatore ben può – nei limiti della ragionevolezza ridurre la rilevanza di eventi che in astratto potrebbero
compromettere l’effettività del contraddittorio ovvero escludere per il
solo giudizio di cassazione, in considerazione delle sue caratteristiche,
l’effetto interruttivo collegato ad eventi (come, appunto, la morte del
difensore) viceversa incidenti sul giudizio di merito, ritenendo che a
tali evenienze possa e debba far fronte la parte, gravata quindi
dell’onere di attivarsi o – nel giudizio di legittimità – di prestare
particolare attenzione; un problema di effettività del diritto di difesa
potrebbe porsi, invece, nel caso di morte del difensore successiva alla
notifica dell’avviso dell’udienza davanti alla Corte di cassazione, sotto
il profilo della esiguità del tempo a disposizione della parte per
munirsi di un nuovo difensore che possa partecipare all’udienza con la
necessaria preparazione (Cass., Sez. 1, n. 20325 del 15/10/2004).
Nella giurisprudenza di questa Corte si è così affermato il principio
secondo cui il decesso dell’unico difensore, nel giudizio di cassazione,
non determina l’interruzione del processo, ma attiva il potere della
Corte di differire l’udienza di discussione, disponendo la
comunicazione alla parte personalmente per consentirle la nomina di
un nuovo difensore; tuttavia, anche per l’attivazione di tale potere è
necessario che l’evento risulti da attestazione fidefacente dell’ufficiale
giudiziario notificante l’avviso di udienza e che alla parte sia mancato

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non sono suscettibili di essere applicate analogicamente a quello di

il tempo ragionevole per provvedere alla nomina di un nuovo
difensore (Cass., Sez. 1, n. 21608 del 20/09/2013; conf. Sez. 6-3, n.
3898 del 26/02/2015).
Nella specie, dal certificato di morte dell’avv. Saverio D’Ambrosio,
prodotto in udienza, risulta che lo stesso è deceduto in data
8/11/2014, quasi tre anni prima della pubblica udienza fissata. La

nominare un nuovo difensore.
Non sussistono, pertanto, i presupposti per rinviare la trattazione
del ricorso, essendo stata peraltro ritualmente effettuata la
comunicazione dell’udienza per via telematica tanto al difensore
quanto al domiciliatario .
2. – Può passarsi, quindi, all’esame dei motivi di ricorso.
2.1. – Col primo motivo, si deduce la nullità della sentenza
impugnata (ex art. 360 n. 4 cod. proc. civ.), nonché l’omesso esame
di un fatto decisivo per il giudizio (ex art. 360 n. 5 cod. proc. civ.),
per avere la Corte di Appello omesso di pronunziarsi sul motivo di
gravame col quale la convenuta “Ceramiche il Pavone” aveva
lamentato l’errore in cui era incorso il primo giudice nel ritenere il
ritardo nelle forniture; si lamenta che la Corte territoriale non
avrebbe esaminato la documentazione decisiva relativa alla
corrispondenza intercorsa tra le parti, dalla quale risulterebbe
l’insussistenza del dedotto ritardo.
La censura è fondata.
Dalla sentenza impugnata (p. 4) risulta che l’appellante società
“Ceramiche il Pavone” aveva lamentato l’errore in cui sarebbe incorso
il primo giudice nel ritenere che il ritardo nella consegna della merce
era dipeso da cause ad essa imputabili.
Avendo la Corte territoriale omesso di esaminare tale preciso
motivo di appello, la sentenza impugnata va cassata sul punto, con
rinvio alla Corte di Appello di Salerno, in diversa composizione.

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parte, nonostante il lungo tempo a disposizione, non ha provveduto a

2.2. – Il secondo motivo (proposto in relazione alla liquidazione
del danno da ritardo) rimane assorbito nell’accoglimento del primo.
2.3. – Col terzo motivo, si deduce la violazione e la falsa
applicazione di norme di diritto nonché la nullità della sentenza
impugnata (ex art. 360 n. 3 e 4 cod. proc. civ.), per avere la Corte
territoriale omesso di esaminare il terzo motivo di appello, col quale

pronunciato condanna al risarcimento del danno per vizi
“sopravvenuti” della fornitura (con riferimento alla perdita di
lucentezza delle piastrelle bianco azzurrato) in mancanza di apposita
domanda attorea e non avesse tenuto conto dell’intervenuta
decadenza e prescrizione dell’azione ai sensi dell’art. 1495 cod. civ.
Anche questo motivo è fondato, avendo la Corte territoriale
omesso di pronunziare sul terzo motivo di appello (trascritto a p. 60
ss. del ricorso). L’annullamento della sentenza sul punto comporta il
rinvio alla Corte di merito per l’esame del motivo trascurato.
2.4. – Il quarto motivo (proposto in relazione alla valutazione
delle risultanze della C.T.U. relativamente all’individuazione della
causa della perdita di lucentezza delle mattonelle bianco azzurrate) è
assorbito nell’accoglimento del terzo motivo.
2.5. – Col quinto motivo, si deduce la violazione e la falsa
applicazione di norme di diritto (ex art. 360 n. 3 cod. proc. civ.),
nonché il vizio di motivazione della sentenza impugnata (ex art. 360
n. 5 cod. proc. civ.), per avere la Corte territoriale ritenuto la
sussistenza dei vizi della fornitura del 21.6.1991, senza considerare
che la posa in opera delle mattonelle era avvenuta in modo
tecnicamente inadeguato, con conseguente responsabilità della
committente per i vizi rilevati; si lamenta ancora la ritardata denuncia
dei vizi del materiale fornito.
Il motivo non può trovare accoglimento.

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la società convenuta aveva lamentato che il Tribunale aveva

La doglianza si riduce, invero, ad una censura di merito relativa
alla valutazione delle risultanze istruttorie e – come tale – non può
trovare ingresso in sede di legittimità; né, d’altra parte, è ammissibile
la denuncia di vizi della motivazione.
È noto che, in forza del nuovo testo dell’art. 360 n. 5 cod. proc.
civ., introdotto dal d.l. n. 83/2012 (convertito nella legge n.

n. 83/2012 prevede, infatti, l’applicazione del nuovo testo
relativamente alle sentenze pubblicate – come nella specie – dopo il
giorno 11 settembre 2012), il c.d. vizio della motivazione non
costituisce più un motivo per cui è ammesso il ricorso per cassazione.
Come hanno statuito le Sezioni unite di questa Corte, la
riformulazione dell’art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ.,
disposta dall’art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in legge 7
agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni
ermeneutici dettati dall’art. 12 delle preleggi, come riduzione al
“minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione.
Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale
che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in
quanto attinente all’esistenza della motivazione in sé, purché il vizio
risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto
con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella
“mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”,
nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra
affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed
obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del
semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (Cass., Sez. Un., n.
8053 del 07/04/2014).
Nella specie, non sussiste né la mancanza assoluta della
motivazione sotto l’aspetto materiale e grafico, né l’apparenza o la

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134/2012) e applicabile ratione temporis (l’art. 54, comma 3, del d.l.

manifesta illogicità della motivazione, cosicché il motivo è
inammissibile.
2.6. – Col sesto motivo, si deduce la violazione e la falsa
applicazione di norme di diritto (ex art. 360 n. 3 cod. proc. civ.),
nonché il vizio di motivazione della sentenza impugnata (ex art. 360
n. 5 cod. proc. civ.), per avere i giudici di merito erroneamente

C.T.U.
Anche questa doglianza non può trovare accoglimento,
riducendosi ad una censura in fatto relativa alla valutazione della
C.T.U.; inammissibile essendo, per quanto sopra detto, il vizio di
motivazione.
3. – In definitiva, vanno accolti il primo e il terzo motivo di
ricorso; vanno dichiarati assorbiti il secondo e il quarto e vanno
rigettati il quinto e il sesto. La sentenza impugnata va cassata in
relazione alle censure accolte, con rinvio alla Corte di Appello di
Salerno in diversa composizione.
Il giudice di rinvio provvederà anche in ordine alle spese relative
al presente giudizio di legittimità.
P. Q. M.
La Corte Suprema di Cassazione
accoglie il primo e il terzo motivo, dichiara assorbiti il secondo e il
quarto, rigetta il quinto e il sesto; cassa la sentenza impugnata in
relazione alle censure accolte e rinvia, anche per le spese relative al
giudizio di legittimità, alla Corte di Appello di Salerno in diversa
composizione.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Seconda
Sezione Civile, addì 19 ottobre 2017.
Il Presidente

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liquidato il danno, aderendo acriticamente all’erroneo calcolo del

i

DEPOSITATO IN CANCELLERIA

29 DIC. 2017

Roma,

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