Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3116 del 02/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 02/02/2022, (ud. 16/12/2021, dep. 02/02/2022), n.3116

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17015-2020 proposto da:

O. OFSOLAR S.R.L., rappresentata e difesa dall’Avvocato ANDREA

COLLE, e dall’Avvocato LAURA FONTANA, e dall’Avvocato MARIA GLORIA

DI LORETO, per procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

SOCIETA’ SEMPLICE AGRICOLA FLOROVIVAISTICA VALBELLUNA, rappresentata

e difesa dall’Avvocato MARCO C.M. IMPELLUSO, e dall’Avvocato

SIMONETTA DE JULIO, per procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5254/2019 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 22/11/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 16/12/2021 dal Consigliere GIUSEPPE DONGIACOMO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.1. La corte d’appello, con la pronuncia in epigrafe, in riforma della sentenza impugnata, ha accolto la domanda proposta a mezzo di atto di citazione del 17/12/2014 con la quale la s.s. agricola Florovivaistica Valbelluna lamentando l’inadempimento dell’appaltatrice O. Ofsolar s.r.l. al contratto stipulato il (OMISSIS) per la realizzazione di un impianto fotovoltaico, aveva chiesto la condanna della stessa al risarcimento dei danni conseguentemente subiti.

1.2. La corte, in particolare, dopo aver premesso che: – non era in discussione che le parti avessero concluso un contratto d’appalto avente ad oggetto la realizzazione di un impianto fotovoltaico, né che tale impianto sia stato realizzato; – non e’, poi, contestato che il “preventivo per fornitura e posa in opera impianto fotovoltaico trifase” del (OMISSIS) comprendeva, tra le prestazioni previste, quella di “sviluppo e domanda per incentivo GSE”; – non è controverso neppure che la domanda per il conseguimento dei benefici riconosciuti per gli impianti fotovoltaici non è stata predisposta dall’appaltatrice e che l’impianto in questione avrebbe avuto il diritto ad ottenere i benefici riconosciuti dal gestore dell’elettricità; – la controversia ha per oggetto solo la sussistenza, o meno, in capo all’appaltatrice, dell’obbligazione di predisporre ed inoltrare la domanda per conseguite gli incentivi per quel genere di impianti alla stregua delle indicazioni provenienti dalla committente; ha ritenuto, innanzitutto, che la committente, dopo il fallimento delle trattative intercorse con una diversa società, aveva accettato il preventivo della O. Ofsolar del (OMISSIS) ed, in secondo luogo, che l’accordo intercorso tra le parti, così come espresso in tale contratto, giammai impugnato, conteneva l’inequivoca indicazione che l’appaltatore avrebbe dovuto provvedere alla redazione e all’inoltre della domanda diretta a conseguimento degli incentivi, a nulla potendo, sul punto, rilevare le circostanze valorizzate dal tribunale al fine di pervenire al superamento delle predette pattuizioni, trattandosi di intendimenti, manifestazioni di volontà, accordi preliminari e trattative precontrattuali riferite alla diversa vicenda contrattuale non giunta a termine e, soprattutto, precedente alla stipulazione del contratto con la O. Ofsolar.

1.3. Stabilito, dunque, che la società appaltatrice aveva inadempiuto al contratto relativamente alla mancata predisposizione ed al mancato invio della domanda diretta al conseguimento degli incentivi, e che la stessa non aveva contestato che l’impianto possedeva i requisiti per conseguire l’incentivo in questione, la corte, sul rilievo che il creditore usando l’ordinaria diligenza avrebbe potuto evitare i pregiudizi successivi al mese di luglio del 2013, ha ritenuto che potessero essere riconosciuti alla committente solo i danni corrispondenti ai mancati contributi maturati fino al mese di dicembre del 2013, pari alla somma complessiva di Euro 8.685,33, così come indicati nella relazione tecnica prodotta dalla committente e non contestata dalla società appellata.

1.4. La corte, infine, ha condannato l’appellata al pagamento delle spese processuali, avendo riguardo alla misura del decisum.

2.1. O. Ofsolar s.r.l., con ricorso notificato il 23/6/2021, ha chiesto, per sei motivi, la cassazione della sentenza, dichiaratamente notificata il 9/3/2020.

2.2. La s.s. agricola Florovivaistica Valbelluna ha resistito con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

3. Con il primo motivo, la società ricorrente, lamentando l’omesso esame circa un fatto decisivo e la violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello ha ritenuto che il contratto d’appalto intercorso tra le parti fosse quello di cui al preventivo del (OMISSIS) sul rilievo che tale pattuizione non era stata impugnata dalla società appaltatrice, senza, tuttavia, considerare che, in realtà, sin dal primo atto difensivo, la O. Ofsolar aveva contestato la valenza contrattuale del preventivo, fornendo in giudizio le prove che le parti, come riconosciuto dal tribunale, avevano espresso una diversa volontà contrattuale, come dimostrato dal fatto che il preventivo indica un prezzo dell’opera notevolmente diverso da quello versato. La corte, pertanto, omettendo ogni valutazione circa tali univoche risultanze documentali, ha erroneamente ritenuto che la società appaltatrice non avesse contestato il preventivo del (OMISSIS), al quale, in realtà, non aveva mai attribuito alcuna valenza contrattuale.

4. Con il secondo motivo, la società ricorrente, lamentando la falsa applicazione dell’art. 2722 c.c., e la violazione dell’art. 2724 c.c., e, comunque, l’omesso esame di un fatto decisivo, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello, avendo ritenuto che il preventivo del (OMISSIS) aveva consacrato la volontà contrattuale delle parti, non ha attribuito alcun rilievo alla testimonianza della teste M. in quanto volta a dimostrare una pattuizione antecedente alla stipulazione del contratto e comunque relativa alla trattativa intercorsa con una diversa società, senza, tuttavia, considerare che tale testimonianza ha confermato la dichiarata volontà dei legali rappresentanti della società committente di non voler usufruire dell’incentivo.

5. Con il terzo motivo, la società ricorrente, lamentando l’omessa pronuncia e, comunque, l’omesso esame di fatto decisivo, ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello non si è in alcun modo pronunciata sulle eccezioni di decadenza e di prescrizione dell’azione non valutate dal tribunale e, come dalla stessa evidenziato, riproposte in appello, deducendo che la committente, accettata l’opera in data 13/3/2012, avrebbe dovuto denunciare la difformità dell’opera a pena di decadenza entro sessanta giorni e che a tale effetto preclusivo si associa anche la prescrizione dell’azione posto che l’atto introduttivo del giudizio è stato notificato oltre due anni dopo.

6. Con il quarto motivo, la società ricorrente, lamentando la violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello ha elevato al rango di prova la relazione tecnica prodotta dalla committente in quanto non contestata, senza, tuttavia, considerare che, al contrario, tale relazione era stata immediatamente contestata sin dal primo atto difensivo e che tale circostanza, rinnovata in appello, è di per sé sufficiente ad escluderne ogni valenza.

7.1. Il primo, il secondo ed il quarto motivo, da trattare congiuntamente, sono infondati.

7.2. La ricorrente, invero, pur deducendo vizi di violazione di norme di legge sostanziale o processuale, ha finito, in sostanza, per lamentare l’erronea ricognizione dei fatti che, alla luce delle prove raccolte, hanno operato i giudici di merito, lì dove, in particolare, questi, ad onta delle asserite emergenze degli stessi, hanno affermato l’esistenza dell’obbligo contrattuale, in capo all’appaltatrice, di predisporre e inviare la domanda per il conseguimento degli incentivi. La valutazione delle prove raccolte, però, anche di quella conseguente alla mancata contestazione dei fatti ex adverso dedotti, costituisce un’attività riservata in via esclusiva all’apprezzamento discrezionale del giudice di merito, le cui conclusioni in ordine alla ricostruzione della vicenda fattuale non sono sindacabili in cassazione se non per il vizio consistito, come stabilito dall’art. 360 c.p.c., n. 5, nell’avere del tutto omesso, in sede di accertamento della fattispecie concreta, l’esame di uno o più fatti storici, principali o secondari, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbiano costituito oggetto di discussione tra le parti e abbiano carattere decisivo, vale a dire che, se esaminati, avrebbero determinato un esito diverso della controversia. Del resto, il compito di questa Corte non è quello di condividere o non condividere la ricostruzione dei fatti contenuta nella decisione impugnata né quello di procedere ad una rilettura degli elementi di fatto posti fondamento della decisione, al fine di sovrapporre la propria valutazione delle prove a quella compiuta dai giudici di merito (Cass. n. 3267 del 2008), dovendo, invece, solo controllare se costoro abbiano dato effettivamente conto delle ragioni della loro decisione e se la motivazione così fornita sia solo apparente, perplessa o contraddittoria (ma non più se sia sufficiente: Cass. SU n. 8053 del 2014), e cioè, in definitiva, se il loro ragionamento probatorio, qual è reso manifesto nella motivazione del provvedimento impugnato, si sia mantenuto, com’e’ accaduto nel caso in esame, nei limiti del ragionevole e del plausibile (Cass. n. 11176 del 2017, in motiv.).

7.3. La corte d’appello, invero, dopo aver valutato le prove raccolte in giudizio, ha ritenuto, con motivazione non apparente né contraddittoria, che la società convenuta non aveva dimostrato in giudizio la sussistenza di accordi diversi rispetto a quelli emergenti dal preventivo del (OMISSIS). Ed una volta affermato – come la corte d’appello ha ritenuto senza che tale apprezzamento in fatto sia stato utilmente censurato (nell’unico modo possibile, e cioè, a norma dell’art. 360 c.p.c., n. 5), per aver completamente omesso l’esame di una o più circostanze decisive risultanti dalla stessa sentenza o dagli atti di causa (a nulla, del resto, rilevando il mancato esame delle prove se, come nella specie, il fatto determinante ai fini della decisione, e cioè l’insussistenza di un accordo contrattuale diverso rispetto a quelle emergente dall’indicato preventivo, sia stato comunque preso in considerazione del giudice ancorché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie: Cass. SU n. 8053 del 2014) – che l’attrice aveva dimostrato in giudizio la sussistenza dell’obbligo contrattuale in capo all’appaltatrice di predisporre e trasmettere la domanda per ottenere l’incentivo energetico, non si presta, evidentemente, a censure la decisione che la stessa corte ha conseguentemente assunto, e cioè l’accoglimento della domanda dell’attrice in quanto volta al risarcimento dei conseguenti danni, determinandone la misura.

8. Il terzo motivo è infondato. La corte d’appello, infatti, si è implicitamente ma inequivocamente pronunciata sulle predette eccezioni, lì dove, in particolare, ha rilevato che la controversia non riguardava la compiuta realizzazione dell’impianto (e, quindi, del relativo compenso) ma l’inadempimento da parte dell’appaltatrice ad un obbligo accessorio previsto a suo carico dal contratto d’appalto, e cioè la redazione e l’inoltre della domanda diretta a conseguimento degli incentivi, ed il diritto della committente al risarcimento dei conseguenti danni, vale a dire un diritto che, non essendo riconducibile in alcun modo alla garanzia per vizi e difformità dell’opera, e’, evidentemente, sottratto ai termini di decadenza e di prescrizione previsti dagli artt. 1667 e 1668 c.c., in quanto assoggettato alle regole ordinarie in materia di responsabilità contrattuale.

9. Con il quinto motivo, la società ricorrente, lamentando l’errore materiale e/o il vizio della sentenza, ha dedotto che la corte d’appello, lì dove ha accolto la quantificazione del risarcimento prospettato dalla relazione prodotta dalla controparte, è incorsa in un evidente errore di calcolo poiché il risarcimento, essendo stato riconosciuto solo per un anno, ammonta non ad Euro 8.685,33, vale a dire alla somma che nella predetta relazione corrisponde ad un biennio, ma al più ad Euro 4.342,50.

10. Il motivo è inammissibile. E’, infatti, inammissibile il ricorso per cassazione con il quale si denunci, come nella specie, l’errore del giudice di merito in relazione alla erronea percezione di documenti acquisiti agli atti del processo e menzionati dalle parti, non corrispondendo tale errore ad alcuno dei motivi di ricorso ai sensi dell’art. 360 c.p.c., e risolvendosi, piuttosto, nell’inesatta percezione da parte del giudice di circostanze presupposte come sicura base del suo ragionamento in contrasto con le risultanze degli atti del processo, suscettibile di essere denunciata con il mezzo della revocazione, ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 4 (Cass. n. 20240 del 2015).

11. Con il sesto motivo, la società ricorrente, lamentando la violazione e l’erronea applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., ha censurato la sentenza impugnata nella parte in cui la corte d’appello ha condannato l’appellata al pagamento integrale delle spese processuali di primo e di secondo grado senza considerare la reciproca soccombenza derivante dall’accoglimento della tesi con la quale la O. aveva dedotto l’inadempimento da parte dell’attrice al principio generale del “neminem ledere” e della buona fede contrattuale di cui all’art. 1227 c.c., e dalla condanna al pagamento della somma di Euro 8.600,00 in luogo di quella, pari ad Euro 90.000,00, richiesta dall’attrice.

12. Il motivo è infondato. Ai fini della regolazione delle spese, infatti, la soccombenza dev’essere valutata in base all’esito complessivo del giudizio, nel senso, precisamente, che occorre avere riguardo non all’esito dei singoli gradi in cui il processo si sia articolato ma al risultato finale conseguito dall’attore. Pertanto, nel caso in cui la domanda attorea, rigettata in primo grado, venga in grado di appello non già rigettata ma, com’e’ accaduto nel caso in esame, solo ridotta, la parte vittoriosa in base al criterio dell’esito complessivo del giudizio resta pur sempre l’attore, con la conseguenza che il giudice d’appello, se non può porre le spese di lite anche solo in parte a carico della parte risultata comunque vittoriosa, ha, tuttavia, il potere di disporne in tutto o in parte la compensazione (Cass. n. 19122 del 2015). Una doglianza che investa il mancato esercizio del potere di compensazione delle spese da parte del giudice, tuttavia, non è ammissibile posto che la relativa valutazione, anche in relazione al riscontro della prevalente soccombenza, è riservata al giudice di merito e non e’, quindi, sindacabile in sede di legittimità. Ed infatti, secondo la costante giurisprudenza di legittimità, in tema di spese processuali solo la compensazione dev’essere sorretta da motivazione, e non già l’applicazione della regola della soccombenza cui il giudice si sia uniformato, atteso che il vizio motivazionale di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, ove ipotizzato, sarebbe relativo a circostanze discrezionalmente valutabili e, perciò, non costituenti punti decisivi idonei a determinare una decisione diversa da quella assunta (cfr. Cass. n. 2730 del 2012; Cass. n. 9368 del 2014, in motiv.). Del resto, anche la valutazione delle proporzioni della soccombenza reciproca e la determinazione delle quote in cui le spese processuali debbono ripartirsi o compensarsi tra le parti, ai sensi dell’art. 92 c.p.c., comma 2, rientrano nel potere discrezionale del giudice di merito, che resta sottratto al sindacato di legittimità, non essendo egli tenuto a rispettare un’esatta proporzionalità fra la domanda accolta e la misura delle spese poste a carico del soccombente, il che conferma l’insindacabilità della sentenza in parte qua, occorrendo tuttavia rilevare che all’esito del giudizio l’opposizione del ricorrente, ancorché limitata al solo profilo della decurtazione dei punti dalla patente, è stata disattesa, non potendosi riscontrare una soccombenza reciproca solo in considerazione del mancato accoglimento di alcune delle tesi difensive della parte opposta (Cass. n. 2149 del 2014; Cass. n. 30592 del 2017; Cass. n. 14459 del 2021).

13. Il ricorso e’, quindi, inammissibile, avendo il giudice di merito deciso le questioni di diritto poste dalla controversia in modo conforme alla giurisprudenza di questa Corte senza che i motivi addotti abbiano offerto elementi per confermare o mutare tali orientamenti.

14. Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo.

15. La Corte dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

La Corte così provvede: dichiara l’inammissibilità del ricorso; condanna la ricorrente a rimborsare alla controricorrente le spese di lite, che liquida in Euro 2.700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge e spese generali nella misura del 15%; dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta Sezione Civile – 2, il 16 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 2 febbraio 2022

 

 

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