Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31151 del 29/12/2017


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Civile Ord. Sez. 2 Num. 31151 Anno 2017
Presidente: BIANCHINI BRUNO
Relatore: FEDERICO GUIDO

ORDINANZA

sul ricorso 12722-2013 proposto da:
PALMIERI

DAVIDE

PLMDVD63P23F205X,

elettivamente

domicillato in ROMA, P.ZZA CAVOUR presso la CORTE di
CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato DAVIDE
PALMIERI;
– ricorrente contro

ZATTA FRANCO;
– intimata

2017
2372

avverso la sentenza n. 199/2013 del TRIBUNALE di MONZA,
depositata il 16/01/2013;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 04/10/2017 dal Consigliere Dott. GUIDO
FEDERICO.

Data pubblicazione: 29/12/2017

Esposizione del fatto
L’avv. Davide Palmieri propone ricorso per cassazione, con cinque motivi, nei
confronti di Franco Zatta, avverso la sentenza del Tribunale di Monza

n.199/13, pubblicata il 16 gennaio 2013, con la quale, in parziale riforma della
pronuncia di primo grado, è stato accertato in 1.224,67 euro, oltre a rimborso
spese generali ed accessori di legge, il credito professionale dell’odierno
ricorrente.
Il Tribunale, in particolare, premesso l’errore commesso dal giudice di pace
nella individuazione della quota ereditaria a carico dello Zatta, rigettava gli
altri motivi di impugnazione proposti dall’odierno ricorrente, rilevando, in
particolare, la congruità dell’importo complessivamente riconosciuto, ritenendo
che l’applicazione dei valori massimi richiesti dall’avv. Palmieri non fosse
giustificata né dalla complessità della controversia, né dal risultato
concretamente conseguito.
Ha altresì ritenuto giustificata la disposta compensazione delle spese di lite,
fondata sulla divergenza tra l’ammontare richiesto e quello liquidato,
evidenziando, in particolare che l’esorbitante ammontare del compenso, aveva
ostacolato la bonaria definizione del contenzioso.
Escludeva, conseguentemente la sussistenza dei presupposti per la condanna
dello Zatta per lite temeraria invocata dall’odierno ricorrente.
Dichiarava , infine, compensate, in ragione della metà, le spese del grado di
appello, che poneva a carico dello Zatta per la quota residua, rilevando peraltro
che tale importo doveva ritenersi già compreso nell’assegno da questi allegato
alla propria comparsa conclusionale.
Lo Zatta non ha resistito.
Considerato in diritto

1

Con il primo e secondo motivo di ricorso il ricorrente lamenta che il giudice di
merito abbia valutato la misura della parcella, in difetto di specifica
contestazione.

I motivi sono inammissibili, in quanto sono privi della chiara enucleazione
dello specifico vizio della sentenza che si intende censurare (Cass. 19443/2011;
9793/2013).
Ed invero, come affermato dalle sezioni unite di questa Corte, nel giudizio di
cassazione, che ha ad oggetto censure espressamente e tassativamente previste
dall’art. 360 primo comma c.c., il ricorso dev’essere articolato in motivi
specifici, immediatamente ed inequivocabilmente riconducibili ad una delle
cinque ragioni di impugnazione previste dalla citata disposizione (Cass. Ss.Uu
n.17931/13).
Nel caso di specie il ricorrente si limita ad investire questa Corte della
valutazione sulla legittimità delle statuizioni impugnate, omettendo di indicare
quale delle ipotesi, tra quelle tassativamente indicate dall’art. 360 comma 1
cpc, viene dedotta, e la stessa indicazione della specifica disposizione che si
assume violata in relazione alla specifica statuizione censurata.
Sotto altro profilo i motivi sono inammissibili per genericità e difetto di
autosufficienza.
Si osserva infatti che il motivo di ricorso per cassazione con il quale si intenda
denunciare l’omessa considerazione, nella sentenza impugnata, della prova
derivante dalla assenza di contestazioni della controparte su una determinata
circostanza, deve indicare specificamente il contenuto della comparsa di
risposta avversaria e degli ulteriori atti difensivi, evidenziando in modo
puntuale la genericità o l’eventuale totale assenza di contestazioni sul punto
(Cass.12840/2017).

2

Nel caso di specie non risulta specificamente riportato il contenuto degli atti
difensivi del ricorrente, onde non è possibile verificare la sussistenza e portata
del dedotto comportamento processuale di “non contestazione”.

Del pari inammissibile il terzo motivo rilevandosi, anche in tal caso, la carente
di una chiara enucleazione dello specifico vizio della sentenza che si intende
censurare (Cass. 19443/2011; 9793/2013 ), univocamente riconducibili ad una
delle cinque ragioni di impugnazione previste dalla citata disposizione (Cass.
Ss.Uu n.17931/13).
Nel caso di specie il ricorrente si limita ad investire questa Corte della
valutazione di legittimità delle statuizioni impugnate, omettendo di indicare
quale delle ipotesi, tra quelle tassativamente indicate dall’art. 360 comma 1
cpc, viene dedotta, e la stessa indicazione della specifica disposizione che si
assume violata in relazione alla specifica statuizione censurata.
Anche nel merito peraltro, si osserva che il giudice di appello, con adeguato
apprezzamento, che, in quanto logicamente motivato, non è sindacabile nel
presente giudizio, ha ritenuto la carenza dei presupposti per la invocata
condanna dello Zatta per lite temeraria ex art. 96 cpc, in forza della accertata
sproporzione tra l’esorbitante compenso richiesto dal legale e quello in
concreto liquidato.
Il giudice di appello ha dunque ritenuto, con valutazione logica, coerente ed
adeguata, che tale divergenza giustificasse la condotta processuale dello Zatta e
fondata la sua contestazione in ordine al quantum del credito professionale
richiesto; il che escludeva dunque la temerarietà della lite, che postula la
conoscenza, o l’ignoranza, gravemente colposa, della infondatezza della tesi
proposta in giudizio dalla parte(Cass.20732/2016).

3

Il quarto motivo lamenta la violazione dell’art. 91 cpc, in relazione al fatto che
la sentenza impugnata abbia confermato la statuizione di compensazione delle
spese di lite disposte dal primo giudice, nonostante la parziale riforma della

sentenza di primo grado e nonostante che essa sia stata accompagnata dalla
condanna alle spese del grado.
Il motivo non ha pregio.
Il giudice di appello, con motivazione logica ed adeguata, ha infatti ritenuto
che il limitato accoglimento dell’appello, a fronte dell’ammontare complessivo
del credito richiesto e non riconosciuto, comportando reciproca soccombenza,
non implicasse la revoca della statuizione della sentenza di primo grado che
aveva disposto l’integrale compensazione tra le parti delle spese di lite.
Tale statuizione è conforme al consolidato indirizzo di questa Corte secondo
cui la nozione di soccombenza reciproca, che consente la compensazione
parziale o totale delle spese processuali, sottende – anche in relazione al
principio di causalità – una pluralità di domande contrapposte, accolte o
rigettate, che si siano trovate in cumulo nel medesimo processo fra le stesse
parti, ovvero raccoglimento parziale dell’unica domanda proposta, allorché
essa sia stata articolata in più capi e ne siano stati accolti uno o alcuni e rigettati
gli altri, ovvero una parzialità dell’accoglimento meramente quantitativa,
riguardante una domanda articolata in unico capo(Cass. 21684/2013).
Il quinto motivo lamenta il fatto che il giudice di appello nel dispositivo, dopo
aver accertato il credito professionale dell’odierno ricorrente abbia dato atto
dell’avvenuto pagamento del relativo importo e delle spese di lite liquidate.
Anche tale motivo è inammissibile per genericità, in quanto non viene
specificato né il vizio denunciato, riconducibile ad una delle fattispecie tipiche

4

previste dall’art. 360 comma 1 cpc, né l’eventuale omesso esame di un fatto
decisivo o le disposizioni che si assumono violate.

presente giudizio, attività difensiva non deve provvedersi sulle spese.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater Dpr 115 del 2002 sussistono i presupposti
per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di
contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1
bis dello stesso art. 13.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso.
Nulla sulle spese.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater Dpr 115 del 2002 dà atto della sussistenza
dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo
a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del
comma 1 bis dello stesso art. 13.
Così deciso in Roma il 4 ottobre 2017
Il Presidente

etw,

nario Giudiziario
.a NERI

DEPOSITATO IN CANCELLERIA

Roma,

29 WC. 2017

Il ricorso va dunque respinto e, considerato che l’intimato non ha svolto, nel

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