Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31149 del 29/12/2017


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Civile Ord. Sez. 2 Num. 31149 Anno 2017
Presidente: PETITTI STEFANO
Relatore: GRASSO GIUSEPPE

ORDINANZA

sul ricorso 9304-2016 proposto da:
PAPPALARDO DANIELE, domiciliato ex lege in ROMA, PIAZZA
CAVOUR, presso la CANCELLERIA della CORTE DI CASSAZIONE,
rappresentato e difeso dall’avvocato EDORE CAMPAGNOLI;
– ricorrente con c/ric. é)—ric. incidentale al_cizAc.

£n~.

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro
tempore, domiciliato ex lege in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI
12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo
rappresenta e difende ope legis;
– c/ricorrente e ricorrente incidentale –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di ANCONA,
depositato il 14/09/2015, Cron.n. 1417/15, R.G.V.G. n.

Data pubblicazione: 29/12/2017

597/2014;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 27/09/2017 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE
GRASSO;
Lette le conclusioni scritte del P.M., in persona del
Sostituto Procuratore Generale GIANFRANCO SERVELLO che

rigetto dell’incidentale.

ha chiesto l’accoglimento del ricorso principale,

Ritenuto che la Corte d’appello di Ancona, con decreto depositato
il 14/9/2015, respinse l’opposizione proposta da Daniele Pappalardo
avverso il decreto con il quale era stata rigettata la domanda
d’indennizzo per irragionevole durata del processo penale;
che avverso il predetto decreto il Pappalardo propone ricorso
corredato da unitaria censura, attraverso la quale lamenta la

87/1953, 2, commi 2 bis e 2 quater della I. n. 89/2001 (introdotti con
la novella di cui al di. n.83/2012, convertito nella I. n.
134/2012117), 117, Cost., 6, § 1, Convenzione EDU, in relazione
all’art. 349, cod. proc. pen., per avere escluso dal computo della
durata ragionevole del processo penale tutta la fase delle indagini
preliminari, nonostante che il ricorrente avesse avuto modo di
ufficialmente conoscere dell’esistenza del procedimento a suo carico
sin dal 27/12/2005, allorquando gli era stato comunicato dalla p.g. di
essere indagato in ordine al reato di cui all’art. 685, cod. pen.;
che l’Amministrazione resistente ha, in via incidentale, lamentato,
con unitaria censura, violazione e falsa applicazione dell’art. 2
quinquies, lett. e) della I. n. 89/2001, poiché al Pappalardo non
competeva comunque alcun indennizzo, per non avere depositato
l’istanza di accelerazione prevista dalla norma evocata;
che il ricorrente ha contrastato con memoria il ricorso incidentale;
ritenuto che il Procuratore Generale, in persona del Sostituto
Gianfranco Servello, ha concluso per l’accoglimento del ricorso
principale e per il rigetto di quello incidentale;
considerato che la censura principale, a prescindere da ogni altra
considerazione, è senz’altro fondata per effetto dell’intervenuta
sentenza n. 184/2015 della Corte Costituzionale, la quale ha
dichiarato costituzionalmente illegittimo, per violazione dell’art. 117,
primo comma, Cost., in relazione all’art. 6 CEDU, l’art. 2, comma 2bis , della legge 24 marzo 2001, n. 89, nella parte in cui prevede che

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violazione e l’erronea applicazione degli artt. 23 e 24 della I. n.

- al fine del riconoscimento dell’equa riparazione per violazione del
termine ragionevole del procedimento – il processo penale si
considera iniziato con l’assunzione della qualità di imputato, ovvero
quando l’indagato ha avuto legale conoscenza della chiusura delle
indagini preliminari, anziché quando l’indagato, in seguito a un atto
dell’autorità giudiziaria, ha avuto conoscenza del procedimento a suo

che una tale pronuncia (interpretativa di accoglimento) impone
affermarsi non potersi automaticamente escludere dalla durata
ragionevole del processo il tempo occupato dallo svolgimento delle
indagini preliminari, ponendosi una tale opzione in contrasto con l’art.
6 CEDU, il quale, ai fini della riparazione per irragionevole durata
del processo, esige una nozione di processo autonoma dalle
ripartizioni per fasi dell’attività giudiziaria – operate invece in ambito
nazionale – tale da abbracciare anche parte delle indagini preliminari,
laddove esse hanno comportato la comunicazione formale
dell’accusa penale, o comunque il compimento di atti, da parte
dell’autorità giudiziaria che si siano ripercossi sulla sfera giuridica
della persona;
considerato che il ricorso incidentale è destituite di giuridico
fondamento, in quanto la condizione di proponibilità della domanda di
equa riparazione per irragionevole durata del processo penale
contemplata dall’art. 2, comma 2-quinquies, lett. e), della I. n. 89 del
2001 (nel testo, utilizzabile “ratione temporis”, introdotto dal d.l. n.
83 del 2012, conv., con modif., dalla I. n. 134 del 2012), non si
applica alle domande relative ai procedimenti penali che, alla data (11
settembre 2012) di entrata in vigore della I. n. 134 del 2012, abbiano
già superato la durata ragionevole, difettando una norma transitoria
che disponga in tal senso ed atteso che, diversamente, il termine di
presentazione di detta istanza decorrerebbe, per tali giudizi, non dal
superamento della durata ragionevole, ma dalla data di entrata in

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carico;

vigore della citata I. n. 134, con mutamento dei presupposti
applicativi della disposizione (Sez. 6-2, n. 23448, 17/11/2016, Rv.
641869);
considerato che in ragione di quanto esposto il provvedimento
impugnato deve essere cassato con rinvio, demandandosi al giudice
del rinvio anche il compito di regolare le spese del presente giudizio;

accoglie il ricorso principale e rigetta quello incidentale; cassa e
rinvia alla Corte d’appello di Ancona, in diversa composizione, anche
per il regolamento delle spese del giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma il giorno 27 settembre 2017.
Il Presidente
(Stefano Petitti)

Il F

Giuditild0
‘,S1’oNERI

DEPOSITATO IN CANCELLERIA

Roma,

9 DICI 2017

P.Q.M.

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