Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31141 del 28/11/2019

Cassazione civile sez. lav., 28/11/2019, (ud. 10/10/2019, dep. 28/11/2019), n.31141

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ANTONIO Enrica – Presidente –

Dott. CALAFIORE Daniela – rel. Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – Consigliere –

Dott. PICCONE Valeria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6012-2014 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

Presidente e legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura

Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli Avvocati

CLEMENTINA PULLI, EMANUELA CAPANNOLO, MAURO RICCI;

– ricorrente –

contro

B.V., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PIETRO

CAVALLINI 12, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI PAOLOZZI, che

la rappresenta e difende;

– controricorrente –

e contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del Ministro pro

tempore, rappresentato e difeso dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO

presso i cui Uffici domicilia ex lege in ROMA, alla VIA DEI

PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 10739/2012 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 12/02/2013 R.G.N. 3445/2006.

Fatto

RILEVATO

che:

1. con sentenza in data 12 febbraio 2013, la Corte di Appello di Roma ha confermato la decisione di primo grado, di accoglimento della domanda proposta da B.V. al fine di ottenere, in qualità di cieca civile assoluta, la corresponsione, da parte dell’Inps, dell’indennità di accompagnamento nella misura spettante ai grandi invalidi di guerra con decorrenza dal 1.1.1989 (data di decorrenza della pensione);

2. avverso tale sentenza ha proposto ricorso l’INPS, affidato a due motivi, al quale l’intimata resiste con controricorso;

3. il Ministero dell’Economia e delle Finanze, attraverso atto dell’Avvocatura generale dello Stato, si è riservata la discussione senza costituirsi.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. avverso tale sentenza l’INPS ha proposto ricorso affidato ad un articolato motivo, con il quale denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 406 del 1968, art. 1,L. n. 682 del 1979, art. 1,D.P.R. n. 834 del 1981, art. 1,L. n. 656 del 1986, artt. 1, 2 e 3, L. n. 508 del 1988, art. 2, L. n. 342 del 1989, L. n. 429 del 1991, art. 1,D.P.R. n. 915 del 1978, art. 1 e delle relative tabelle come sostituite con quelle di cui alla L. n. 656 del 1986, in quanto l’ente aveva sempre corrisposto le somme dovute nella misura fissata dai decreti ministeriali annualmente emessi ed era errato il riferimento, per i ciechi civili, alla tabella E lett. A-bis introdotta dalla L. n. 656 del 1986;

2. ritiene il Collegio si debba accogliere il ricorso;

3. come affermato da questa Corte (v., fra le più recenti, Cass. 12 dicembre 2017, n. 29769 e la giurisprudenza ivi richiamata), l’equiparazione dell’indennità di accompagnamento goduta dai ciechi civili a quella prevista per i grandi invalidi di guerra investe esclusivamente la misura dell’indennità stessa e le relative modalità di adeguamento automatico, e non comporta l’estensione, ai ciechi civili, dell’intero complesso delle misure di assistenza predisposte a favore degli invalidi di guerra, che comprendono l’assegno integrativo sostitutivo della prestazione di accompagnatori militari, di cui al D.P.R. n. 30 dicembre 1981, n. 834, art. 6, senza che tale mancata estensione realizzi un’ingiustificata disparità di trattamento, in considerazione di quanto affermato dalla Corte Costituzionale (ordinanza n. 487 del 1988) sulla differenza tra invalidi civili e di guerra, da ravvisare nella obiettiva diversità dei presupposti alla base della condizione invalidante, scaturente, nel secondo caso, da eventi bellici, che comportano anche una componente risarcitoria, estranea, invece, alla invalidità civile;

4. sulla stessa scia si pone Cass. 13 maggio 2016, n. 9926, secondo cui la previsione di una equiparazione, sia per la misura base che per l’adeguamento automatico, è del tutto conforme alle previsioni di cui della L. n. 429 del 1991, stesso art. 1, comma 2;

5. anche di recente è stato precisato (Cass. n. 29769 del 2017 cit.) che al fine di garantire la corretta determinazione dell’indennità di accompagnamento spettante ai ciechi civili assoluti (la quale, come già detto, deve corrispondere alla misura prevista per l’indennità di assistenza ed accompagnamento spettante alle persone affette da cecità bilaterale assoluta per causa di guerra) occorre applicare la Tabella E, lett. A), n. 1 la quale prevede le “Alterazioni organiche e irreparabili di ambo gli occhi che abbiano prodotto cecità bilaterale assoluta e permanente” e non quella di cui lett. A-bis, n. 1, la quale considera i soggetti che hanno subito “La perdita di ambo gli arti superiori fino al limite della perdita delle due mani”;

6. l’applicazione della tabella E, lett. A), n. 1 risulta testualmente dalla L. n. 429 del 1991, art. 1, comma 1, che richiama l’indennità spettante alle persone affette da cecità bilaterale assoluta e permanente per causa di guerra, e dalla L. n. 508 del 1988, art. 2, comma 2, che, ai fini dell’importo spettante ai ciechi civili assoluti, richiama quello “dell’indennità di accompagnamento percepita dai ciechi di guerra ascritti alla tabella E, lett. A, n. 1 allegata alla legge medesima” (ovvero alla L. 6 ottobre 1986, n. 656);

7. non v’è dubbio, pertanto, che per la L. n. 429 del 1991, art. 1, comma 1, che rinvia alla L. 6 ottobre 1986, n. 656, art. 3, la misura dell’indennità di assistenza ed accompagnamento cui commisurare quella di accompagnamento spettante ai ciechi civili assoluti sia soltanto quella stabilita dalla lett. A), n. 1 e non altro;

8. sulla base di tali principi, ai quali la Corte di merito non si è attenuta, avendo applicato la tabella E, lett. A-bis, n. 1, la sentenza impugnata va cassata ed il ricorso, per non essere necessari ulteriori accertamenti in fatto, va deciso nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., con il rigetto dell’originaria domanda;

9. le spese dell’intero processo vengono compensate poichè solo in epoca recente la Corte di legittimità si è pronunciata sulle questioni oggetto di causa.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l’originaria domanda; dichiara compensate le spese dell’intero processo.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 10 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 28 novembre 2019

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