Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3113 del 09/02/2021

Cassazione civile sez. trib., 09/02/2021, (ud. 02/12/2020, dep. 09/02/2021), n.3113

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina A.P. – rel. Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 17891/13 R.G. proposto da:

F.A.A., rappresentato e difeso, giusta procura in

calce all’atto di costituzione di nuovo difensore, dall’avv. La

Rocca Adriana, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv.

Gradara Rita, in Roma, Largo Somalia, n. 67;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio eletto in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria regionale della

Lombardia n. 68/34/13 depositata in data 11 aprile 2013

udita la relazione svolta nella pubblica udienza del 2 dicembre 2020

dal Consigliere Condello Pasqualina Anna Piera;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

generale, Dott. Basile Tommaso, che ha chiesto dichiararsi estinto

il giudizio;

udito il difensore del ricorrente, avv. Gradata Rita, per delega

dell’avv. La Rocca Adriana;

udito il difensore della controricorrente, avv. Urbani Neri Alessia.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. con la sentenza in epigrafe indicata, la Commissione tributaria regionale della Lombardia accoglieva l’appello dell’Agenzia delle entrate avverso la sentenza n. 226/31/11 emessa dalla Commissione tributaria provinciale di Milano che aveva accolto il ricorso proposto da F.A.A. avverso l’atto di irrogazione di sanzioni per omessa presentazione, da parte della società statunitense Galpi Ltd, delle dichiarazioni rilevanti ai fini dell’Irpeg e dell’Irap, per gli anni 1999, 2000, 2001, 2002 e 2003;

2. avverso la sentenza d’appello F.A.A. ha proposto ricorso per cassazione, affidato a dodici motivi, cui ha resistito l’Agenzia delle entrate mediante controricorso;

3. in prossimità dell’udienza pubblica, il ricorrente ha depositato atto di rinuncia al ricorso, ritualmente notificato alla controricorrente, con il quale, facendo presente che, a seguito di iscrizione a ruolo, D.Lgs. n. 472 del 1997, ex art. 19, comma 1, dell’intero ammontare delle sanzioni irrogate con l’atto oggetto di impugnazione e della successiva notifica di cartella di pagamento, aveva presentato, nei termini di legge, dichiarazione di adesione alla definizione agevolata (c.d. “rottamazione”), ai sensi del D.L. 22 ottobre 2016, n. 193, art. 6, provvedendo, entro il termine del 31 luglio 2017, al versamento di quanto richiesto per il perfezionamento della predetta definizione, ha chiesto dichiararsi cessata la materia del contendere e disporsi la compensazione delle spese di lite.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. con il primo motivo il ricorrente deduce la violazione dell’art. 132 c.p.c., del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, art. 118 disp. att. c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, nonchè del D.L. 30 settembre 2003, n. 269, art. 7, comma 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, sostenendo che la C.T.R. ha affermato, senza tuttavia illustrare le ragioni e, quindi, in assenza di motivazione, che la Galpi Ltd era soggetto privo di personalità giuridica per l’ordinamento giuridico italiano;

2. con il secondo motivo censura la sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione della L. 31 maggio 1995, n. 218, art. 25, dell’art. 2 Trattato di amicizia Italia-Stati Uniti del 1948 e conseguente violazione del D.L. 30 settembre 2003, n. 269d, art. 7, comma 1, e del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 11, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nella parte in cui i giudici di secondo grado affermano che la Galpi Ltd non è dotata di personalità giuridica;

3. con il terzo motivo – rubricato: “Violazione e falsa applicazione degli artt. 5 e 87 t.u.i.r., nonchè del D.L. n. 269 del 2003, art. 7 e del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 11, comma 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3” – il ricorrente lamenta che negli accertamenti ai fini Irpeg la sanzione non è mai applicabile alle persone fisiche;

4. con il quarto motivo, con il quale si denuncia la violazione degli artt. 101,112 e 115 c.p.c., nonchè del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, il ricorrente si duole che la sentenza abbia confermato l’atto di irrogazione delle sanzioni sulla base di un presupposto di fatto diverso da quello su cui si basa l’atto di irrogazione, posto che la C.T.R. ha sostenuto che la Galpi Ltd sarebbe fiscalmente residente in Italia per aver qui localizzato l’oggetto principale della sua attività, mentre l’atto impugnato si fonda sul diverso rilievo che la Galpi Ltd sarebbe fiscalmente residente in Italia perchè qui sarebbe localizzata la “sede dell’amministrazione”;

5. con il quinto motivo deduce “omesso esame circa fatti decisivi per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti (concernenti l’esistenza, nel territorio italiano, della “sede dell’amministrazione” di Galpi LTD e, quindi, la qualificazione di Galpi Ltd come società “fiscalmente residente” in Italia), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5″, ribadendo che nel corso del giudizio aveva dimostrato che la Galpi Ltd non poteva essere considerata fiscalmente residente in Italia, in quanto: 1) negli anni oggetto di accertamento la Galpi LTd, avente sede legale negli Stati Uniti, aveva ivi presentato le dichiarazioni dei redditi ed assolto gli obblighi previsti dalla normativa fiscale; b) la società era amministrata e diretta esclusivamente dall’ing. N.; c) il N. risiedeva e operava in Svizzera, ove gestiva l’attività della Galpi Ltd, sia per quanto riguardava gli aspetti amministrativi, sia per quelli gestionali e commerciali; d) il consiglio di amministrazione della Galpi, riunitosi negli Stati Uniti, aveva deliberato l’apertura di un conto corrente bancario in Svizzera;

6. con il sesto motivo, rubricato “violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 22 luglio 1998, n. 322, art. 1, comma 4, e del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 11, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto la C.T.R. ha affermato che se una società estera è qualificata come fiscalmente residente in Italia, il soggetto responsabile delle violazioni tributarie (omessa presentazione, in Italia, della dichiarazione Irpeg e Irap) non è il legale rappresentante della società, bensì colui che, presso la presunta sede della società in Italia, avrebbe operato per conto della società”, il ricorrente deduce che, secondo quanto previsto dalla citata disposizione, l’amministratore di fatto di una società esterovestita può essere ritenuto responsabile della omessa presentazione della dichiarazione Irpeg e Irap della società, solo se, al momento della commissione della violazione, manca il legale rappresentante della società, situazione questa non configurabile nella specie;

7. con il settimo motivo, censurando la sentenza impugnata per omesso esame circa fatti decisivi per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti (concernenti l’esistenza del legale rappresentante di Galpi Ltd e quindi l’ascrivibilità a quest’ultimo della violazione sanzionata), lamenta che dalla documentazione prodotta in giudizio si traeva conferma che l’ing. N. era effettivamente il legale rappresentante di Galpi Ltd e che i testi escussi nel processo penale avevano dichiarato che il N., quale legale rappresentante di Galpi Ltd, gestiva l’attività amministrativa e commerciale della società;

8. con l’ottavo motivo, deducendo “difetto di motivazione (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4). Violazione del principio secondo cui: a) le prove acquisite in altri processi possono essere utilizzate nel processo tributario, solo previa autonoma valutazione da parte del giudice tributario; b) una testimonianza (raccolta in altro processo) vale, nel processo tributario, come mero indizio”, si duole che la sentenza impugnata è sostanzialmente priva di motivazione, perchè consta di un rinvio generico al processo verbale di constatazione e della pura riproduzione di un brano della sentenza penale, che trae deduzioni errate da quanto riferito da un testimone;

9. con il nono motivo – rubricato: omesso esame circa fatti decisivi per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti (concernenti il mancato compimento, da parte del sig. Formiga, di atti di gestione, significativi e continuativi, tali da qualificarlo come amministratore di fatto di Galpi Ltd), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 – lamenta che la decisione ha omesso di esaminare fatti decisivi e controversi;

10. con il decimo motivo, deducendo omesso esame circa fatti decisivi (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), lamenta che i giudici regionali hanno tralasciato di esaminare che, a partire dal 2001, non aveva avuto più rapporti con Galpi Ltd, con la conseguenza che non poteva esserne stato l’amministratore di fatto;

11. con l’undicesimo motivo, deducendo violazione dell’art. 112 c.p.c., lamenta che la C.T.R. ha omesso di pronunciarsi sulla questione, dedotta in primo grado e riproposta in appello, concernente la illegittimità dell’atto impugnato per illegittima determinazione delle sanzioni irrogate, conseguente all’illegittima determinazione del reddito imponibile di Galpi Ltd, in violazione del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 75 (ora 109), comma 4, , che era stato calcolato tenendo conto solo dei componenti positivi di reddito e non anche di quelli negativi;

12. con il dodicesimo motivo – deducendo violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 20, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 43, comma 3, e del D.L. n. 223 del 2006, art. 37, comma 26, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – sostiene che la C.T.R. ha implicitamente non accolto la questione dedotta concernente l’illegittimità dell’atto di irrogazione delle sanzioni per intervenuta decadenza dell’Agenzia delle entrate dall’esercizio del potere sanzionatorio, violando la disposizione che rende operante il cd. “raddoppio” dei termini di decadenza solo ai fini della notifica degli avvisi di accertamento e non anche a quelli per la notifica degli atti sanzionatori, per i quali rimane ferma l’applicabilità del richiamato D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 20;

13. in pendenza del giudizio, come sopra esposto, il contribuente ha depositato atto di rinuncia al ricorso con istanza di declaratoria di cessazione della materia del contendere, dichiarando di avere aderito alla definizione agevolata dei carichi affidati all’Agente della riscossione, ai sensi del D.L. n. 193 del 2016, art. 6, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 225 del 2016;

14. secondo la giurisprudenza di questa Corte, “in presenza della dichiarazione del debitore di avvalersi della definizione agevolata con impegno a rinunciare al giudizio ai sensi del D.L. n. 193 del 2016, art. 6, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 225 del 2016, cui sia seguita la comunicazione dell’esattore ai sensi del comma 3 di tale norma, il giudizio di cassazione deve essere dichiarato estinto, ex art. 391 c.p.c., rispettivamente per rinuncia del debitore, qualora egli sia ricorrente, ovvero perchè ricorre un caso di estinzione ex lege, qualora sia resistente o intimato; in entrambe le ipotesi, peraltro, deve essere dichiarata la cessazione della materia del contendere qualora risulti, al momento della decisione, che il debitore abbia anche provveduto al pagamento integrale del debito rateizzato” (Cass., sez. 6, 3/10/2018, n. 24083; Cass., sez. L 2/05/2019, n. 11540; Cass., sez. 5, 11/02/2020, n. 3245);

15. nel caso di specie, il ricorrente ha documentato di avere presentato la dichiarazione di definizione agevolata, l’avvenuta comunicazione dell’esattore, il pagamento dell’importo dovuto, nonchè il rilascio, da parte dell’Agenzia della riscossione, di quietanza di pagamento attestante il pagamento integrale della cartella di pagamento, con conseguente perfezionamento della definizione;

16. l’Agenzia delle entrate nulla ha osservato, pur essendo stato attivato sul punto il contraddittorio, considerato che l’atto di rinuncia, con la documentazione allegata, è stato ritualmente notificato all’ente impositore, che nulla ha replicato neppure all’udienza pubblica;

17. risulta, dunque, evidenziata, secondo i principi indicati da Cass. n. 24083 del 2018, una fattispecie di estinzione ex lege del processo di cassazione per il verificarsi della fattispecie prevista dalla legge che regola l’adesione agevolata;

18. le spese del processo estinto rimangono a carico delle parti che le hanno anticipate; non vi è luogo per la dichiarazione di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, trattandosi di misura la cui natura eccezionale, perchè lato sensu sanzionatoria, impedisce ogni estensione interpretativa oltre i casi tipici del rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione (Cass., sez. 6-1, 12/11/2015, n. 23175).

P.Q.M.

dichiara estinto il giudizio per il verificarsi della fattispecie di cui all’art. 6 del D.L. n. 193 del 2016 e dichiara cessata la materia del contendere.

Le spese del processo estinto restano a carico di chi le ha anticipate.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 2 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 9 febbraio 2021

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