Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31114 del 28/12/2017


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Cassazione civile, sez. un., 28/12/2017, (ud. 19/12/2017, dep.28/12/2017),  n. 31114

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – B.S. ha impugnato dinanzi al Tribunale amministrativo regionale per la Toscana la delibera n. 53 del 23 giugno 2016 con cui il Comitato di gestione dell’Ambito territoriale di caccia (OMISSIS) ha sospeso al ricorrente l’assegnazione, per l’annata venatoria 2016/17, di capi di cervo, di capriolo, di daino e di ungulati.

Con ricorso per motivi aggiunti, lo stesso B. ha chiesto l’annullamento del successivo provvedimento di conferma.

Si è costituito il Comitato di gestione dell’Ambito territoriale di caccia, eccependo l’inammissibilità, l’improcedibilità e l’infondatezza del ricorso.

Con ordinanza in data 17 novembre 2016, l’adito Tribunale amministrativo regionale ha respinto la domanda di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato.

Il TAR ha considerato che gli ambiti territoriali di caccia sono strutture associative le cui funzioni pubblicistiche, a norma della L.R. Toscana 12 gennaio 1994, n. 3, art. 11, comma 5, (Recepimento della L. 11 febbraio 1992, n. 157, “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”), si limitano alla organizzazione del prelievo venatorio e alla gestione faunistica del territorio di competenza per il perseguimento degli obiettivi stabiliti nel piano faunistico-venatorio; e, in tale contesto, ha ritenuto dubbia la giurisdizione del giudice amministrativo, sul rilievo che “la sanzione applicata al ricorrente appare assumere il carattere civilistico proprio di quelle intrassociative”.

2. – Nella pendenza del giudizio dinanzi al TAR, il B. ha proposto ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione, con atto notificato il 25 maggio 2017, chiedendo la statuizione della spettanza della giurisdizione al giudice amministrativo.

Nessuno degli intimati ha svolto attività difensiva in questa sede.

3. – Il regolamento di giurisdizione è stato avviato alla trattazione camerale sulla base delle conclusioni scritte del pubblico ministero, ai sensi dell’art. 380 ter c.p.c., con cui si chiede dichiararsi la giurisdizione del giudice amministrativo.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Si tratta di stabilire a chi spetti la giurisdizione sulla controversia avente ad oggetto l’impugnativa della delibera del comitato di gestione dell’ambito territoriale di caccia, recante la sospensione dall’assegnazione dei capi di cervo, di ungulati, di capriolo e daino per l’annata venatoria 2016/2017, a seguito della contestazione della violazione del regolamento per la gestione ed il prelievo venatorio.

2. – La controversia rientra nella giurisdizione del giudice ordinario.

3. – Occorre premettere che la costituzione degli ambiti territoriali di caccia, prevista dalla L. n. 157 del 1992, art. 14, manifesta uno standard inderogabile di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema (Corte cost., sentenza n. 124 del 2016). Gli ambiti territoriali di caccia perseguono fini che trascendono una dimensione puramente privata (Cass., Sez. lav., 27 settembre 2012, n. 16467): essi – secondo la previsione contenuta nella L.R. Toscana n. 3 del 1994, e successive modificazioni – sono strutture associative senza scopo di lucro, regolate con proprio statuto, a cui sono affidati compiti di rilevanza pubblicistica connessi all’organizzazione del prelievo venatorio e alla gestione faunistica nel territorio di competenza, finalizzati al perseguimento degli obiettivi stabiliti nel piano faunistico-venatorio.

La normativa sulla caccia rende direttamente compartecipi i soggetti interessati ad un aspetto ludico della vita associata, ai fini della migliore gestione della risorsa costituita dalla selvaggina cacciabile, espressamente dichiarata bene indisponibile dello Stato (L. n. 157 del 1992, art. 1).

Gli ambiti territoriali di caccia, pur non appartenendo alle amministrazioni pubbliche tradizionalmente concepite, svolgono funzioni pubbliche di cura dell’interesse comune, sottoposte al vaglio del giudice amministrativo, mediante l’esercizio di poteri autoritativi al fine di evitare violazioni, da parte dei propri associati, delle norme poste a tutela della fauna selvatica.

Tali compiti si esauriscono tuttavia con l’organizzazione del prelievo venatorio e della gestione faunistica del territorio di competenza.

Nel caso in esame ci si trova invece di fronte ad un’attività che concerne l’applicazione di norme sanzionatorie endoassociative per la violazione, da parte del cacciatore, di una specifica diposizione del regolamento per il prelievo venatorio emanato dagli organi direttivi dell’ambito territoriale di caccia.

Viene quindi in considerazione la tutela di una posizione di diritto soggettivo del singolo associato, perchè – nel procedere all’applicazione della penalità della sospensione della assegnazione dei capi per l’annata venatoria a fronte dell’accertamento della violazione della norma regolamentare – il comitato di gestione dell’ambito territoriale di caccia esercita un potere di natura disciplinare, privo di spazi di discrezionalità, all’interno della struttura associativa, sicchè la controversia coinvolge il diritto dell’associato a non sottostare ad una penalità che si assume non dovuta.

4. – E’ dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario.

Non vi è luogo a pronuncia sulle spese, non avendo gli intimati svolto attività difensiva in questa sede.

PQM

La Corte dichiara la giurisdizione del giudice ordinario.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 19 dicembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 28 dicembre 2017

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