Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31100 del 30/11/2018

Cassazione civile sez. VI, 30/11/2018, (ud. 25/09/2018, dep. 30/11/2018), n.31100

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – rel. Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4434-2017 proposto da:

P.E.P., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

ANNA IOSSA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA SALUTE (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

REGIONE CAMPANIA, ASL (OMISSIS);

– intimati –

avverso la sentenza n. 323/2016 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 30/03/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 25/09/2018 dal Consigliere Dott. PAOLA GHINOY.

Fatto

RILEVATO

che:

1. il Tribunale di Nola rigettava il ricorso proposto da P.E.P., volto ad ottenere l’indennizzo post trasfusionale ex lege n. 210 del 1992, ritenendo che fosse maturata la decadenza della stessa legge, ex art. 3, comma 1;

2. P.E.P. proponeva appello, dichiarando di essere stato sottoposto ad emotrasfusione dal 18.08.1980 al 28.08.1980, di aver avuto una diagnosi di epatite cronica attiva di secondo grado nel settembre 2000, e di aver avuto per la prima volta conoscenza dell’irreversibilità della propria malattia solo nel luglio 2006, quando gli era stata diagnosticata presentato domanda in data 11.09.2006;

3. la Corte d’Appello di Napoli rigettava l’appello, ritenendo tardiva la domanda presentata nel 2006;

4. P.E.P. ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza, affidato a sei motivi, illustrati anche con memoria ex art. 380 bis c.p.c., comma 2;

5. il Ministero della Salute ha resistito con controricorso;

6. la Regione Campania e la Asl (OMISSIS) sono rimaste intimate.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. deve preliminarmente rilevarsi che il ricorso, proposto nel termine annuale di cui all’art. 327 c.p.c., comma 1, nella formulazione anteriore alla modifica apportata dalla L. n. 69 del 2009, appare tempestivo avuto riguardo alla data di deposito del ricorso introduttivo, che è del 26.6.2009. Il nuovo termine si applica infatti ai giudizi “instaurati” dopo il 4 luglio 2009, ai sensi della L. del 1969, art. 58, comma 1, ed il termine “instaurazione” dev’essere letto come sinonimo del compimento di quelle attività da cui consegue la pendenza del giudizio, ovvero, ai sensi dell’art. 39 comma 3, c.p.c., per le cause di lavoro dal deposito del ricorso introduttivo.

2. Con il primo motivo di ricorso viene denunciata – ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4 – l’inosservanza ed erronea interpretazione di norme di diritto, poichè la Corte territoriale avrebbe fatto decorrere il termine di decadenza dalla semplice conoscenza dell’esistenza della malattia, e non dalla conoscenza qualificata del danno; il ricorrente censura inoltre la violazione dell’art. 3 Cost. in quanto, con il decreto ministeriale del 15.10.2010, vi fu l’accoglimento della domanda di indennizzo da parte del Ministero della Salute in un caso identico a quello in esame.

3. Con il secondo motivo di ricorso viene denunciata – ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4 – la violazione degli artt. 115,244,112 c.p.c., dell’art. 116c.p.c., comma 1, dell’art. 24 Cost., dell’art. 2697 c.c., nonchè dei principi in materia di onere e valutazione della prova, in quanto la Corte territoriale non avrebbe valutato la richiesta di prova testimoniale formulata in primo grado e reiterata nel ricorso in appello. Viene inoltre denunciato – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 – l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, ovvero la conoscenza qualificata del danno sofferto dal ricorrente.

4. Con il terzo motivo di ricorso viene denunciata – ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4 – la violazione di legge e l’eccesso di potere in relazione alla L. n. 210 del 1992, art. 4, in quanto nè la C.M.O. di Caserta nè il Ministero della Salute avrebbero potuto eccepire l’intempestività della domanda di indennizzo, non rientrando nell’ambito delle loro competenze.

5. Con il quarto motivo di ricorso viene denunciata – ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4 – la violazione e falsa applicazione della L. n. 210 del 1992, art. 3, commi 2 e 3, rispetto allo stesso art., comma 1. La C.M.O. avrebbe erroneamente posto come base della prova della conoscenza del danno documenti non richiesti dalla legge.

6. Con il quinto motivo di ricorso viene denunciata – ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4 – la violazione e falsa applicazione della L. n. 210 del 1992, art. 3, comma 1, e della L. n. 238 del 1997, art. 1, comma 9. La Corte territoriale avrebbe errato nell’individuare il dies a quo del termine triennale per la presentazione della domanda di indennizzo.

7. Con il sesto motivo di ricorso viene denunciata – ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4 – la violazione della L. n. 210 del 1992.

8. Il primo motivo di ricorso è fondato.

A norma della L. n. 210 del 1992, art. 3, comma 1, nel testo modificato dalla L. n. 238 del 1997, art. 1, comma 9, la domanda amministrativa per ottenere l’indennizzo deve essere presentata “nel termine di tre anni nel caso di vaccinazioni o di epatiti post-trasfusionali (…) dal momento in cui, sulla base delle documentazioni di cui ai commi 2 e 3, l’avente diritto risulti aver avuto conoscenza del danno”;

9. la Corte Costituzionale, nel ritenere legittima la disposizione che ha introdotto il termine di decadenza anche con riguardo alle patologie contratte in esito a trasfusioni, ha chiarito che il termine di tre anni fissato dalla norma e decorrente “dal momento dell’acquisita conoscenza dell’esito dannoso dell’intervento terapeutico” non è talmente breve da frustrare la possibilità di esercizio del diritto alla prestazione e vanificare la previsione dell’indennizzo (cfr. Corte Cost. n. 342 del 2006);

10. per la decorrenza del termine triennale, si richiede la consapevolezza dell’esistenza di una patologia ascrivibile causalmente alla vaccinazione (o alla trasfusione), dalla quale sia derivato un danno irreversibile che possa essere inquadrato – pur alla stregua di un mero canone di equivalenza e non già secondo un criterio di rigida corrispondenza tabellare – in una delle infermità classificate in una delle otto categorie di cui alla tabella 13 annessa al testo unico approvato con D.P.R. 23 dicembre 1978, n. 915, come sostituita dalla tabella A allegata al D.P.R. 30 dicembre 1981, n. 834 (cfr. Cass. S.U. nn. 8064 e 8065 del 2010, Cass. n. 22706 del 2010; Cass. n. 19811 del 2013, Cass. n. 2684 del 2017);

11. in definitiva, per la decorrenza del termine triennale di decadenza non è sufficiente la consapevolezza della contrazione o della cronicizzazione dell’epatopatia post-trasfusionale, in quanto deve coesistere la conoscenza o conoscibilità dei presupposti per l’indennizzo, e quindi anche la consapevolezza, da parte di chi chiede l’indennizzo, del superamento della soglia di indennizzabilità (Cass. S.U. nn. 8064 e 8065 del 2010 cit., Cass. n. 837 del 2006 e, da ultimo, Cass. n. 12019 del 2016);

12. la Corte territoriale non si è attenuta agli esposti principi, facendo decorrere il termine triennale dalla data in cui il P. aveva avuto conoscenza di essere affetto dall’epatite, senza indagare in ordine alla conoscenza o conoscibilità degli ulteriori presupposti.

13. Restano assorbiti gli ulteriori morivi di ricorso, che attengono a circostanze logicamente successive a quella in ordine alla quale deve nuovamente essere compiuto l’esame del giudice del rinvio.

14. Il ricorso deve quindi essere accolto e la sentenza cassata, con rinvio alla Corte d’appello di Napoli, in diversa composizione, che dovrà procedere a nuova valutazione attenendosi al principio suesposto. Al giudice designato competerà anche la regolamentazione delle spese del presente giudizio.

PQM

Accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri motivi. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per la regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Napoli in diversa composizione.

Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

In caso di diffusione del presente provvedimento omettere le generalità e gli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52, in quanto imposto dalla legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 25 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 30 novembre 2018

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA