Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31096 del 30/11/2018

Cassazione civile sez. VI, 30/11/2018, (ud. 19/07/2018, dep. 30/11/2018), n.31096

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – rel. Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9197-2018 proposto da:

M.G., rappresentato e difeso dall’avv. ENRICO CANEPA;

– ricorrente –

contro

M.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GIOACCHINO

GESMUNDO, 2, presso lo studio dell’avvocato VIRGINIA VECCHIARELLI,

rappresentato e difeso dall’avvocato ESTER VOCE;

– controricorrente –

nonchè:

M.R., M.S., M.O., ME.OZ.,

M.L., M.G., C.A., R.G.;

– intimati –

avverso l’ordinanza n. 19046/2017 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

di ROMA, depositata il 31/07/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

19/07/2018 dal Consigliere Dott. LORENZO ORILIA;

Fatto

RAGIONI IN FATTO E DIRITTO DELLA DECISIONE

1 Con ordinanza n. 19046/2017, questa Corte ha respinto il ricorso proposto da M.G. contro la sentenza 1994/2015 della Corte d’Appello di Bologna, rilevando – per quanto ancora interessa – che il secondo profilo del primo motivo di ricorso (con cui si criticava la ritenuta inammissibilità della domanda riconvenzionale di usucapione di immobile proposta dal ricorrente ex art. 292 c.p.c.) era da considerarsi inammissibile perchè non coglieva l’altra autonoma ratio decidendi (necessità di applicare l’art. 269 c.p.c.), non censurata.

2 Contro la citata sentenza M.G. propone ricorso per revocazione a cui resiste con controricorso M.F., mentre le altre parti del giudizio non hanno svolto difese.

Il relatore ha proposto l’inammissibilità del ricorso.

La parte controricorrente ha depositato una memoria.

3 Con l’unico motivo si chiede la revocazione della sentenza di cassazione ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 4, per errore di fatto consistente nel mancato esame di un motivo di ricorso, precisamente il secondo profilo del primo motivo con cui si criticava la conferma, da parte della Corte d’Appello, del giudizio di inammissibilità della domanda riconvenzionale di usucapione per mancata notifica al contumace: il giudice di merito aveva, secondo la tesi del ricorrente, erroneamente rilevato di ufficio la mancata notifica di domande nuove al contumace, quando invece l’inosservanza di tale obbligo, posto a tutela esclusiva del contumace, non può essere dedotta nè dalle altre parti nè rilevata di ufficio dal giudice.

4 n ricorso per revocazione è inammissibile perchè il dedotto errore revocatorio non si rinviene.

Contrariamente a quanto assume il ricorrente, infatti, il secondo profilo del primo motivo di ricorso per cassazione (contenente la critica sulla ritenuta inammissibilità della domanda riconvenzionale per mancata notifica alla parte contumace) non è stato affatto trascurato dalla Corte di Cassazione, ma è stato semplicemente dichiarato inammissibile in base all’assorbente rilievo che la sentenza impugnata si reggeva anche su altra autonoma ratio decidendi (violazione del disposto dell’art. 269 c.p.c.) non oggetto di censura.

L’ordinanza impugnata ha quindi applicato il principio, costantemente ricorrente nella giurisprudenza di questa Corte – e richiamato anche nella proposta del relatore – secondo cui qualora la decisione impugnata si fondi su di una pluralità di ragioni, tra loro distinte ed autonome, ciascuna delle quali logicamente e giuridicamente sufficiente a sorreggerla, è inammissibile il ricorso che non formuli specifiche doglianze avverso una di tali “rationes decidendi” (tra le varie, v. Sez. L, Sentenza n. 4293 del 04/03/2016 Rv. 639158; Sez. U, Sentenza n. 7931 del 29/03/2013 Rv. 625631).

Alla inammissibilità del ricorso consegue la condanna della parte ricorrente al pagamento delle ulteriori spese.

Considerato che trattasi di ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato-Legge di stabilità 2013), art. 1, comma 17, che ha aggiunto al testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, all’art. 13, il comma 1-quater – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

P.Q.M.

la Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 3.200,00 di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre IVA, CPA e spese generali in misura del 15% sui compensi; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. l, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 19 luglio 2018.

Depositato in Cancelleria il 30 novembre 2018

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