Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31058 del 30/11/2018

Cassazione civile sez. trib., 30/11/2018, (ud. 26/10/2018, dep. 30/11/2018), n.31058

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Consigliere –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Rel. Consigliere –

Dott. BILLI Stefania – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12095-2013 proposto da:

VENEZIANA ENERGIA RISORSE IDRICHE TERRITORIO AMBIENTE SERVIZI VERITAS

SPA, elettivamente domiciliato in ROMA VIA FEDERICO CONFALONIERI 5,

presso lo studio dell’avvocato LUIGI MANZI, che lo rappresenta e

difende unitamente all’avvocato VITTORIO DOMENICHELLI;

– ricorrente –

contro

SORIMA SPA, elettivamente domiciliato in ROMA LARGO DELLA GANCIA 5,

presso lo studio dell’avvocato RENATO MIELE, rappresentato e difeso

dagli avvocati SANDRO LIVIERO, LUIGINO MARIA MARTELLATO;

– controricorrente –

e contro

COMUNE DI CHIOGGIA, EQUITALIA POLIS SPA CONCESSIONARIO DEL SERVIZIO

NAZIONALE DI RISCOSSIONE PROV. DI VENEZIA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 87/2012 della COMM. TRIB. REG. di VENEZIA,

depositata il 05 novembre 2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

26 ottobre 2018 dal Consigliere Dott. ROSARIA MARIA CASTORINA.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

SO.RI.MA. s.r.l., società che espleta l’attività di imbarco e sbarco, gestione di aree e terminals, nell’area portuale Val da Rio di Chioggia, impugnava la cartella di pagamento con la quale Equitalia Polis s.p.a. le intimava il pagamento della complessiva somma di Euro 49.169,33 per il mancato pagamento in favore di Veritas s.p.a. (società subentrata ad ASP nelle gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani del Comune di Chioggia) della “tariffa di smaltimento rifiuti ed oneri accessori” relativi alla fornitura del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani, pulizia delle strade e dei piazzali siti in Chioggia Porto.

Esponeva che l’attività di raccolta e gestione dei rifiuti era stata gestita in proprio mediante incarico allo smaltimento a ditte specializzate come previsto dal Piano di raccolta e di gestione dei rifiuti prodotti dalle navi e dei residui del carico predisposto dalla capitaneria del Porto di Chioggia.

La CTP di Venezia accoglieva il ricorso.

Proponeva appello Veritas s.p.a..

La CTR del Veneto con sentenza n. 87/19/2012 depositata il 5 novembre 2012 respingeva il gravame sul presupposto che risultava operativa la normativa contenuta nel D.M. Ministero Trasporti 14 novembre 1994, con conseguente obbligo allo smaltimento dei rifiuti da parte della società So.Ri.Ma. e operatività della normativa di esclusione di cui al D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 64, comma 5.

Ricorre per la cassazione della sentenza Veritas s.p.a. affidando il gravame a quattro motivi, illustrati con memoria.

So.Ri.Ma. s.r.l. si costituiva con controricorso illustrato con memoria.

Il Comune di Chioggia e Equitalia Polis s.p.a. non hanno spiegato difese.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo di ricorso la ricorrente censura la sentenza per omessa pronuncia e violazione dell’art. 112 c.p.c.in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, l’erroneità della pronuncia per insufficiente e/o contraddittoria motivazione in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5.

Lamenta che la CTR avrebbe omesso di pronunciarsi su alcuni motivi di appello afferenti la inammissibilità del ricorso introduttivo sotto vari profili limitandosi ad affermare di avere esaminato i vizi dedotti e non aver rilevato alcun vizio di motivazione.

La censura è fondata.

La CTR richiama per relationem la motivazione della sentenza di primo grado.

In tema di processo tributario, è nulla, per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 36 e 61, nonchè dell’art. 118 disp. att. c.p.c., la sentenza della commissione tributaria regionale completamente carente dell’illustrazione delle critiche mosse dall’appellante alla statuizione di primo grado e delle considerazioni che hanno indotto la commissione a disattenderle e che si sia limitata a motivare “per relationem” alla sentenza impugnata mediante la mera adesione ad essa, atteso che, in tal modo, resta impossibile l’individuazione del “thema decidendum” e delle ragioni poste a fondamento del dispositivo e non può ritenersi che la condivisione della motivazione impugnata sia stata raggiunta attraverso l’esame e la valutazione dell’infondatezza dei motivi di gravame.

2. Con il secondo motivo il ricorrente erroneità della pronuncia per violazione e falsa applicazione di norme di diritto. Violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 64, comma 5.

Violazione e falsa applicazione della L. n. 84 del 1994 anche in relazione alla violazione e falsa applicazione del D.M. 14 novembre 1994.

Violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 22 del 1997 e del D.P.R. n. 158 del 1999. Violazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3. Erroneità della pronuncia per omessa e/o insufficiente motivazione in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5.

3. Con il terzo motivo la ricorrente deduce erroneità della pronuncia per violazione ed erronea applicazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 62, comma 5.

Violazione ed erronea applicazione della L. n. 84 del 1994 anche in relazione al D.M. 14 gennaio 1994; violazione ed erronea applicazione del D.Lgs. n. 22 del 1997 e del D.P.R. n. 158 del 1999. Violazione dell’art. 112 c.p.c.. Erroneità della pronuncia per omessa e/o insufficiente motivazione in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5.

In entrambi i motivi si lamenta che la CTR abbia ritenuto erroneamente applicabile la disciplina contenuta nel D.M. Ministero dei Trasporti 14 novembre 1994 e l’ipotesi di esclusione dall’onere tariffario di cui al D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 64, comma 5, nonostante nel porto di Chioggia non fosse istituita alcuna Autorità portuale.

I motivi possono essere trattati congiuntamente in quanto strettamente connessi.

Le censure sono fondate.

4. Il D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 62, comma 5, esclude “dalla tassa i locali e le aree scoperte per i quali non sussiste l’obbligo dell’ordinario conferimento dei rifiuti solidi urbani interni ed equiparati in regime di privativa comunale per effetto di norme legislative o regolamentari, di ordinanze in materia sanitaria, ambientale o di protezione civile ovvero di accordi internazionali riguardanti organi di Stati esteri”. Il D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 21, comma 8, nel disciplinare le competenze dei comuni in materia di rifiuti statuisce che: “sono fatte salve le disposizioni di cui alla L. 28 gennaio 1994, n. 84, art. 6, comma 1, e relativi decreti attuativi”. La L. n. 84 del 1994, art. 6, comma 1, lett. c), istituisce le Autorità portuali in determinati porti con il compito, tra l’altro, di “affidamento e controllo dell’attività dirette alla fornitura a titolo oneroso agli utenti portuali di servizi di interesse generale, non coincidenti nè strettamente connessi alle operazioni portuali di cui all’art. 16, individuati con D. del Ministero dei trasporti e della Navigazione”. Il D. del Ministero dei Trasporti e della navigazione 14 novembre 1994, all’art. 1, precisa che “i servizi di interesse generale nei porti, di cui alla L. 28 gennaio 1994, n. 84, art. 6, comma 1, lett. c), da fornire a titolo oneroso all’utenza portuale”…vanno identificati anche nei “servizi di pulizia e raccolta dei rifiuti”.

Dall’esame di tale quadro normativo emerge univocamente che l’attività di gestione dei rifiuti nell’ambito dell’area portuale – da intendersi come spazio territoriale in cui svolge i suoi compiti la singola Autorità portuale – rientra nella competenza di quest’ultima, la quale per legge è tenuta ad attivare il relativo servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti fino alla discarica. Ne deriva, per esclusione, che la relativa attività sfugge alla competenza in materia dei Comuni, che invece normalmente agiscono in questo ambito in regime di privativa, i quali, sono di conseguenza privi anche di ogni potere impositivo, atteso che, essendo quella dei rifiuti una tassa, esso non può evidentemente configurarsi in favore di un soggetto diverso da quello che espleta il servizio (Cass. 23583/2009)

Presupposto di tale affermazione è, tuttavia, che sia stata istituita l’Autorità portuale.

5. La L. 28 gennaio 1994, n. 84 (Riordino della legislazione in materia portuale) ha istituito, con l’art. 6, la figura dell’Autorità portuale nei porti di Ancona, Bari, Brindisi, Cagliari, Catania, Civitavecchia, Genova, La Spezia, Livorno, Marina di Carrara, Messina, Napoli, Palermo, Ravenna, Savoia, Taranto, Trieste e Venezia. Successivamente sono state istituite le Autorità portuali di Piombino (D.P.R. 20 marzo 1996), di Gioia Tauro (D.P.R. 16 luglio 1998), di Salerno (D.P.R. 23 giugno 2000), di Olbia e Golfo degli Aranci (D.P.R. 29 dicembre 2000), di Augusta (D.P.R. 12 aprile 2001), di Trapani (D.P.R. 2 aprile 2003) e di Manfredonia (L. n. 350 del 2003). Non è contemplato il porto di Chioggia.

Ne consegue che al momento dei fatti per cui si procede non era stata istituita l’Autorità portuale del Comune di Chioggia e non si è quindi verificata la condizione che escluderebbe il potere impositivo del Comune di Chioggia.

Se l’istituzione dell’Autorità portuale si pone dunque come causa di esclusione dalla tassa rifiuti, inquadrabile nella fattispecie contemplata al D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 62, comma 5, ne segue, per converso, che nelle zone portuali prive di tale Autorità riemerga la competenza e la privativa comunale in ordine all’istituzione e alla prestazione del servizio di igiene urbana; e correlativamente trovi spazio applicativo il tributo che al servizio si correla, sia esso la tassa o la tariffa, in base alle disposizioni ordinarie.

6. Nella specie oggetto del giudizio è il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani svolto dalla società pubblica ASP (oggi VERITAS s.p.a.) e le somme pretese sono riferite alla parte fissa della tariffa, mentre non hanno ad oggetto i rifiuti speciali che sono esclusi dal ciclo di gestione dei rifiuti urbani e che possono essere smaltiti dall’utente anche attraverso soggetti terzi rispetto a quello affidatario del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani.

Il D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 62, comma 1, pone una presunzione legale relativa di produzione di rifiuti, sicchè, al fine dell’esenzione dalla tassazione prevista dal citato art., comma 2, per le aree inidonee alla produzione di rifiuti per la loro natura o perchè la detenzione è esercitata da terzi, è onere del contribuente indicare nella denuncia originaria o in quella di variazione le obiettive condizioni di inutilizzabilità e provarle in giudizio in base ad elementi obiettivi direttamente rilevabili o ad idonea documentazione (Cass. n. 19469 del 2014). L’esclusione della presunzione di tassabilità, laddove invece sia dimostrata l’esenzione stabilita dalla medesima disposizione, rileva anche in materia di Tia, come si deduce dallo stesso D.Lgs. n. 22 del 1997, art. 49, che, quattordicesimo comma, stabilisce infatti un coefficiente di riduzione proporzionale alle quantità di rifiuti speciali assimilati auto smaltiti e che pertanto logicamente implica l’intassabilità dell’area in cui si producano soli rifiuti speciali autosmaltiti non assimilati ovvero ex lege non assimilabili (Cass., 09 marzo 2012, n. 3756).

7. Questa Corte, con sentenza n. 3829 del 2009, ha affermato che compete ai concessionari del servizio portuale il pagamento ai Comuni della tassa sullo smaltimento dei rifiuti.

Nel caso di specie la Corte ha rigettato il ricorso del concessionario dell’area demaniale destinata ad ormeggio di natanti da diporto sul presupposto che il soggetto che occupava o deteneva un’area scoperta, produttrice (per presunzione di legge) di rifiuti solidi urbani, doveva essere tenuto al pagamento della tassa per il solo fatto della detenzione od occupazione, indipendentemente dall’individuazione dell’effettivo produttore del rifiuto. Al riguardo ha affermato la Corte che il legislatore nell’utilizzare l’espressione “aree scoperte”, per delimitare il luogo di imposizione della tassa, perseguiva la finalità pubblica di tutela dell’igiene e salubrità attraverso l’eliminazione di tutti i rifiuti solidi (definibili “urbani”) prodotti da insediamenti, permanenti e/o provvisori, di comunità umane.

Nessuna illegittimità può dunque attribuirsi al regolamento comunale istitutivo della Tia nella parte in cui non esclude dalla tassazione sui rifiuti le aree portuali non sussistendo la supposta carenza di potere impositivo in carico al Comune in mancanza dell’istituzione dell’Autorità Portuale.

Il ricorso deve essere, pertanto, accolto e la sentenza cassata con rinvio alla CTR del Veneto anche per la liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR del Veneto anche per la liquidazione delle spese del presente giudizio di legittimità in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 26 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 30 novembre 2018

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