Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3105 del 02/02/2022

Cassazione civile sez. VI, 02/02/2022, (ud. 14/12/2021, dep. 02/02/2022), n.3105

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUCIOTTI Lucio – Presidente –

Dott. CATALDI Michele – rel. Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 22036-2020 proposto da:

UNICREDIT LEASING S.P.A., in persona della procuratrice speciale

Dott.ssa P.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

DELLA CONSULTA, 1/B, presso lo studio degli AVV.TI CRISTIANO CAUMONT

CAIMI, GIUSEPPE PIZZONIA, MANUELA CITTADINI E NICOLA BORZOMI, che la

rappresentano e difendono, per procura speciale in atti;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI CASALEONE, in persona del sindaco e legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, CORSO VITTORIO

EMANUELE II, 18, presso lo studio dell’AVV. GIUSEPPE PECORILLA, con

gli AVV.TI ANTONIO CHIARELLO e MARIA SUPPA, che lo rappresentano e

difendono, per procura speciale in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1501/09/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DEL VENETO-SEZIONE STACCATA DI VERONA, depositata il

30/11/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 14/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MICHELE

CATALDI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1.Unicredit Leasing s.p.a. propone ricorso per cassazione, affidato ad un motivo, avverso la sentenza di cui all’epigrafe, con la quale la Commissione tributaria regionale del Veneto – sezione staccata di Verona ha accolto l’appello del Comune di Casaleone avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Verona, che aveva accolto il ricorso della medesima contribuente contro gli avvisi d’accertamento emessi nei suoi confronti, per gli anni d’imposta 2012, 2013 e 2014, in materia di Imu relativa ad un immobile di proprietà della stessa società, ma concesso in leasing ad una terza s.r.l., in ragione di un contratto successivamente risolto, nel gennaio 2012, per inadempimento dell’utilizzatore, senza tuttavia che alla risoluzione avesse fatto seguito, negli anni d’imposizione controversi, l’effettiva riconsegna dell’immobile al locatore.

Il Comune si è costituito con controricorso.

La ricorrente ha depositato memoria.

La proposta del relatore è stata comunicata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

1.Con l’unico motivo la ricorrente società deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e/o la falsa applicazione del D.Lgs. n. 23 del 2011, art. 8, comma 2, e art. 9, comma 1, per non avere la sentenza impugnata riconosciuto che, ai fini dell’Imu, la soggettività passiva dell’utilizzatore dell’immobile concesso in locazione finanziaria perduri anche dopo la risoluzione del contratto di leasing e sino alla data di effettiva riconsegna dell’immobile al locatore, avvenuta solo il 14 aprile 2017, quindi successivamente agli anni d’imposta oggetto dell’accertamento impugnato.

Il motivo è infondato e va respinto.

Infatti, secondo l’orientamento assolutamente maggioritario di questa Corte – consolidatosi recentemente, ma per effetto di numerose pronunce conformi ed al quale si intende dare ulteriore continuità – “In tema di “leasing”, tenendo conto del disposto del D.Lgs. n. 23 del 2011, art. 9 soggetto passivo dell’IMU, nell’ipotesi di risoluzione del contratto, è il locatore, anche se non ha ancora acquisito la materiale disponibilità del bene per mancata riconsegna da parte dell’utilizzatore, in quanto ad assumere rilevanza ai finìimpositivi non è la detenzione materiale del bene da parte di quest’ultimo, bensì l’esistenza di un vincolo contrattuale che ne legittima la detenzione qualificata” (Cass. Sez. 5 -, Sentenza n. 13793 del 22/05/2019). Nello stesso senso si è quindi ribadito che “In base al disposto di cui al D.Lgs. n. 23 del 2011, art. 9 soggetto passivo dell’imposta municipale unica (IMU), in caso di risoluzione del contratto di “leasing”, torna ad essere il locatore, ancorché non abbia ancora acquisito la materiale disponibilità del bene per mancata riconsegna da parte del locatario, in quanto, ai fini impositivi, assume rilevanza non tanto la detenzione materiale del bene, bensì l’esistenza di un vincolo contrattuale che legittima la detenzione qualificata, conferendo la stessa la titolarità di diritti opponibili “erga omnes”, la quale permane fintantoché è in vita il rapporto giuridico, traducendosi invece in mera detenzione senza titolo in seguito al suo venir meno, senza che rilevi, in senso contrario, la disciplina in tema di Tributo per i servizi indivisibili (TASI), dovuta viceversa dall’affittuario fino alla riconsegna del bene, in quanto avente presupposto impositivo del tutto differente” (Cass. Sez. 5 -, Sentenza n. 29973 del 19/11/2019; conformi, ex multis, Cassazione civile sez. trib. 22/05/2019, n. 13793; Cassazione civile sez. trib. – 09/10/2019, n. 25249; Cassazione civile sez. trib. – 19/11/2019, n. 29973; Cassazione civile sez. trib. – 20/12/2019, n. 34243; Cassazione civile sez. VI – 09/03/2020, n. 6664; Cassazione civile sez. VI 13/03/2020, n. 7227; Cassazione civile sez. VI – 14/05/2020, n. 8957; Cassazione civile sez. VI – 13/07/2020, n. 14906; Cassazione civile sez. VI – 07/10/2020, n. 21612; Cassazione civile sez. VI 13/10/2020, n. 22123; Cassazione civile sez. VI – 29/10/2020, n. 23914; Cassazione civile sez. VI – 13/11/2020, n. 25816; Cassazione civile sez. VI – 13/11/2020, n. 25817; Cassazione civile sez. VI 13/11/2020, n. 25821; Cassazione civile sez. VI – 03/12/2020, n. 27631; Cassazione civile sez. trib. – 11/12/2020, n. 28250; Cassazione civile sez. trib. – 24/12/2020, n. 29543; Cassazione civile sez. VI – 28/12/2020, n. 29693; Cassazione civile sez. VI 13/01/2021, n. 418; Cassazione civile sez. trib. – 15/01/2021, n. 585; Cassazione civile sez. trib. – 15/01/2021, n. 586; Cassazione civile sez. trib. – 19/01/2021, n. 758; Cassazione civile sez. trib. 21/01/2021, n. 1199; Cassazione civile sez. trib. – 21/01/2021, n. 1200; Cassazione civile sez. VI – 03/02/2021, n. 2349; Cassazione civile sez. VI – 22/02/2021, n. 4715; Cassazione civile sez. VI 22/02/2021, n. 4726; Cassazione civile sez. trib., 13/04/2021, n. 9624; Cassazione civile sez. VI, 11/05/2021, n. 12447, Cassazione civile sez. VI, 11/05/2021, n. 12448; Cassazione civile sez. trib., 18/05/2021, n. 13498; Cassazione civile sez. VI, 18/05/2021, n. 13419; Cassazione civile sez. VI, 24/05/2021, n. 14208; Cassazione civile sez. VI, 24/05/2021, n. 14209).

Con le pronunce in questione è stato infatti superato il contrario precedente espresso dall’isolata Cass. Sez. 5 -, Sentenza n. 19166 del 17/07/2019, invocata dalla ricorrente, secondo cui invece “In tema di IMU, nel caso di immobile concesso in “leasing”, soggetto passivo dell’imposta, ai sensi del D.Lgs. n. 23 del 2011, art. 9 è l’utilizzatore essendo a costui attribuiti in via esclusiva dal contratto i benefici, gli obblighi e gli oneri normalmente spettanti al proprietario del bene, e permanendo tale situazione invariata – in forza del principio di ultrattività del contratto – anche a seguito di risoluzione anticipata fino alla riconsegna dell’immobile”.

Richiamando qui per intero l’ampia motivazione con la quale la predetta Cass. Sez. 5 -, Sentenza n. 29973 del 19/11/2019 si è in particolare fatta carico di esaminare criticamente e superare il precedente contrastante, in questa sede ci si può sinteticamente limitare a sottolineare che:

– non avrebbe rilevanza, quanto all’Imu, richiamare la norma prevista per la Tasi (ed in particolare la L. 27 dicembre 2013, n. 147, art. 1, comma 672), poiché le due imposizioni tributarie hanno presupposti differenti e non legittimano interpretazioni analogiche tra le due disposizioni, né giustificano che la normativa in materia di Tasi abbia valenza interpretativa di quella in materia di Imu;

– la detenzione qualificata in capo all’utilizzatore, considerata dal legislatore quale presupposto per l’imposizione Imu, permane solo durante la vita del rapporto giuridico e si traduce invece in mera detenzione senza titolo a seguito della risoluzione del contratto, dimostrando ciò la correttezza dell’interpretazione secondo la formulazione letterale del D.Lgs. n. 23 del 2011, art. 9 che individua nel locatario il soggetto passivo, nel caso di locazione finanziaria, a decorrere dalla data di stipula e per tutta la durata del contratto, derivandone, qualora il contratto di leasing sia risolto e l’immobile non sia stato restituito, che il locatore ritorna ad essere soggetto passivo;

– nell’alveo Imu si predilige l’esistenza di un vincolo contrattuale fondato sulla detenzione qualificata del bene da parte dell’utilizzatore, che prescinde dalla detenzione materiale dello stesso, tanto che il D.Lgs. n. 23 del 2011, stesso art. 9 prevede, a sua volta, prevede che per gli immobili, anche da costruire o in corso di costruzione, concessi in locazione finanziaria soggetto passivo è il locatario a decorrere dalla data della stipula del contratto – e non da quella della consegna del bene locato al conduttore- e per tutta la durata del contratto. E’ quindi il contratto a determinare la soggettività passiva del locatario e non la disponibilità del bene, quindi il venir meno dell’originario vincolo giuridico (per scadenza naturale o per risoluzione anticipata) fa venir meno la soggettività passiva in capo a quest’ultimo, determinando l’automatico passaggio della stessa in capo al locatore, con rilevanza del presupposto impositivo del possesso nella logica del pieno rispetto del principio della legalità che impone appunto una rigorosa applicazione dei presupposti d’imposta, a prescindere da quanto previsto nelle varie istruzioni ministeriali;

– tale essendo il quadro delle norme e dei principi (di diritto civile e tributario) da prendere a riferimento allorché si deve individuare il periodo di efficacia temporale del leasing, risulta evidente come le Istruzioni per la compilazione della dichiarazione IMU per il 2012 (di cui al D.M. 30 ottobre 2012) non possono certamente modificare i termini per l’individuazione del soggetto passivo di imposta.

I paventati dubbi di legittimità costituzionale di tale interpretazione, rispetto agli artt. 53 e 3 Cost., sono stati già ritenuti manifestamente infondati da questa Corte, essendo stato rilevato che “Non si ravvisano profili di incostituzionalità nella previsione dell’art. 9 nei termini in cui è stata su interpretata sia con riferimento all’art. 53 Cost. in quanto il presupposto impositivo del tributo prescinde dalla relazione di fatto con l’immobile sia con riferimento all’art. 3 Cost.. La pretesa lesione del principio di uguaglianza non discende dalla norma ma dall’illegittima condotta dell’utilizzatore verso il quale la ricorrente può azionare i rimedi che ritiene più opportuni per il recupero della disponibilità del bene e per il risarcimento dei danni” (Cass. sez. VI-V, 29/10/2020, n. 23914, in motivazione; cfr. altresì Cass. Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 13419 del 2021).

Richiamati tali precedenti, va aggiunto in questa sede che, come questa Corte ha già evidenziato, l’Imu è “un’imposta patrimoniale riferita alla nozione di possesso e non di mera disponibilità materiale del bene” (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 28250 del 2020, in motivazione, cit., ex multis).

Tanto premesso, l’utilità ricavata dal bene dalli ex locatario che, dopo la risoluzione del contratto di leasing, continui a trattenerlo illecitamente, potrebbe venire in considerazione solo nel diverso ambito di un’ imposta sul reddito, poiché è nel reddito che ricade ogni accrescimento monetario e in natura, anche occasionale o fortuito ed imprevisto, e perciò, in ipotesi, anche l’utilità che il conduttore, renitente alla dovuta riconsegna, continui a ricavare dal bene dopo la risoluzione del leasing. Tale situazione non rileva invece per un’ imposta patrimoniale come l’Imu, per la quale il godimento che un terzo ricava dal bene detenuto senza titolo perde la relazione con il presupposto imponibile, la cui misura viene interamente assorbita nel valore del bene rinveniente dalla spesa pubblica locale, che costituisce la base di commisurazione dell’imposta, e del quale il possessore proprietario (o titolare degli altri diritti reali parziari espressamente elencati dal legislatore) può disporre (per esempio, nel caso del proprietario, vendendo lo stesso bene). Tanto giustifica perché, una volta cessato il contratto di leasing, torni ad essere soggetto passivo dell’imposizione, secondo la regola generale del D.Lgs. n. 23 del 2011, art. 9 il locatore, sebbene il locatario possa continuare a trarre eventuali vantaggi, di natura reddituale, dalla disponibilità illecita del bene, finché non lo restituisca.

E’ quindi tale presupposto patrimoniale che l’Imu prende in considerazione quale sintomo di capacità contributiva, nell’esercizio dell’ampia discrezionalità riservata al legislatore – in relazione alle varie finalità cui, di volta in volta, si ispira l’attività di imposizione fiscale – che gli consente, sia pure con il limite della non arbitrarietà, di determinare i singoli fatti espressivi della capacità contributiva che, quale idoneità del soggetto all’obbligazione di imposta, può essere desunta da qualsiasi indice rivelatore di ricchezza (reddito, consumo, patrimonio nella sua oggettività ovvero nel momento specifico del suo incremento, ecc.: cfr. Corte Cost., sentenza n. 111 del 1997).

Allo stesso modo non è di per sé lesivo del principio di uguaglianza e di capacità contributiva il fatto che il legislatore individui, di volta in volta, quali indici rivelatori di capacità contributiva, le varie specie di beni patrimoniali, e nel caso che qui rileva il possesso degli immobili.

La circostanza, poi, che il D.Lgs. n. 23 del 2011, art. 9 nel definire i soggetti passivi dell’imposizione, abbia espressamente individuato, per gli immobili concessi in locazione finanziaria, a decorrere dalla data della stipula (e non della consegna del bene) e per tutta la durata del contratto, il locatario, equiparandolo ex lege ad un possessore, costituisce una deroga (che l’interprete non può estendere, oltre i suoi limiti, anche alla fase successiva alla risoluzione del contratto) al principio generale, ragionevolmente fondata non semplicemente sulla disponibilità materiale del bene, ma sulla circostanza che “l’utilizzatore in leasing (che per il diritto civile è solo un detentore del bene) (…), in virtù del contratto, esercita i poteri e le facoltà e, al contempo, assume i doveri e i rischi, che tipicamente fanno capo ad un possessore (ed, anzi, al possessore per eccellenza: il proprietario). Non a caso tale disciplina individua il momento iniziale (per così dire) della soggettività passiva dell’utilizzatore in quello della sottoscrizione del contratto (e non in quello nel quale l’utilizzatore riceve in consegna il bene). E’ con la sottoscrizione, infatti, che il contratto, sul piano civilistico, inizia a produrre i propri effetti, facendo acquisire, appunto, all’utilizzatore la situazione (di potere e di responsabilità) che tipicamente connota la sua posizione nei confronti dell’impresa concedente e dei terzi. E, invero, è l’utilizzatore il soggetto che, non solo gode in via esclusiva del bene ma, ancor prima lo sceglie, individuando in totale autonomia il soggetto che deve fornirlo o (se si tratta di leasing in costruendo) che deve realizzarlo” (Cass. n. 29973 del 2019, cit., in motivazione).

Va poi sottolineato che la stessa pronuncia di legittimità costituzionale citata dalla ricorrente (Corte Cost., sentenza n. 111 del 1997), resa in materia di Ici, faceva sì riferimento alla circostanza che l’imposta non tende a colpire solo i proprietari, ma anche i titolari di altre situazioni soggettive espressamente previste dal legislatore (sul presupposto della loro idoneità, nella loro varietà, ad individuare di norma coloro che hanno il godimento del bene), ma nel contesto della questione, del tutto diversa da quella qui sub iudice, della pretesa illegittimità dell’assunta irragionevole mancata considerazione, nell’ambito dell’imposizione, dei mezzi impiegati dal proprietario per acquisire o costruire l’immobile.

Non sembra, pertanto, che da tale affermazione derivi necessariamente la conclusione che qualsiasi relazione meramente fattuale (diversa da quelle ragionevolmente considerate dal legislatore e giuridicamente rilevanti in base ad un titolo legittimante) tra un soggetto diverso dal proprietario e l’immobile debba comportare la traslazione della soggettività passiva a tale terzo.

Nella sostanza, pertanto – premessa l’individuazione della natura dell’imposta e del presupposto dell’imposizione rivelatore della capacità contributiva che il legislatore, nell’esercizio di una ragionevole discrezionalità, ha inteso attingere – non emergono profili di illegittimità costituzionale, rispetto agli artt. 53 e 3 Cost., dell’interpretazione sostenuta dall’orientamento giurisprudenziale di legittimità consolidato, che possano fondarsi sulla circostanza che, successivamente alla risoluzione del contratto di leasing, l’ex conduttore indebitamente mantenga una mera relazione materiale con il bene e non lo riconsegni al locatore.

2.Le spese del giudizio di legittimità si compensano in considerazione del consolidamento recente dell’indirizzo giurisprudenziale applicato.

PQM

Rigetta il ricorso e compensa le spese del giudizio di legittimità.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 14 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 2 febbraio 2022

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