Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31040 del 30/11/2018

Cassazione civile sez. trib., 30/11/2018, (ud. 23/10/2018, dep. 30/11/2018), n.31040

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – rel. Consigliere –

Dott. D’OVIDIO Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7712-2013 proposto da:

A.V., domiciliato in ROMA P.ZZA CAVOUR, presso la

cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dagli

Avvocati GAETANO DE STEFANO, GAETANO MAZZA;

– ricorrente –

contro

EQUITALIA SUD SPA, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA NOMENTANA

91, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI BEATRICE, rappresentato

e difeso dall’avvocato FRANCESCO AMODIO;

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrenti –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE DI UDINE;

– intimata –

avverso la sentenza n. 392/2012 della COMM. TRIB. REG. di NAPOLI,

depositata il 23/07/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/10/2018 dal Consigliere Dott. ANTONIO MONDINI.

Fatto

Premesso che:

1. la commissione tributaria provinciale di Udine, con sentenza in data 4 settembre 2007, dichiarava inammissibile perchè proposto tardivamente rispetto al termine fissato dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, comma 1, il ricorso proposto da A.V., nei confronti della Agenzia delle Entrate e della Gest Line spa, poi divenuta Equitalia Sud spa, per l’annullamento di una cartella esattoriale relativa a tributi inerenti gli anni 1992, 1991 e 1982, e dichiarava altresì la propria incompetenza per territorio, a favore della commissione tributaria provinciale di Napoli, in riferimento alla Gest Line spa;

2. la commissione tributaria provinciale di Napoli, di fronte alla quale la causa veniva riassunta dall’ A. nei confronti della Agenzia delle Entrate e della Gest Line, accoglieva il ricorso del contribuente, annullava la cartella, dichiarava prescritto il credito impositivo della Agenzia e compensava le spese;

3. la commissione tributaria regionale della Campania, con sentenza 392/1/12 del 23 luglio 2012, accoglieva l’appello proposto avverso la sentenza della commissione provinciale di Napoli, da parte della Agenzia delle Entrate e rigettava l’appello incidentale proposto dal contribuente quanto al capo relativo alle spese, con la motivazione per cui, poichè la declaratoria della commissione friulana di inammissibilità del ricorso era passata in giudicato, “ogni questione relativa alle domande proposte col ricorso originario nei confronti della Agenzia” era inammissibile (e tale avrebbe dovuto essere dichiarata anche dalla commissione provinciale di Napoli);

3.1. i giudici di appello aggiungevano che parimenti inammissibili, perchè proposte solo di fronte a loro, erano le eccezioni sollevate dall’ A. con riguardo a dedotti vizi di forma e alla prospettata intempestività della cartella;

4. l’ A. ricorre per la cassazione della sentenza della commissione regionale della Campania, sulla base di quattro motivi con i quali lamenta, rispettivamente, che la commissione:

4.1. ha falsamente applicato l’art. 124 disp. att. c.p.c. e l’art. 2909 c.c. laddove ha ritenuto definitiva la sentenza della commissione tributaria provinciale di Udine malgrado la definitività non fosse dimostrata;

4.2. ha falsamente applicato l’art. 116 c.p.c. laddove ha omesso di dare rilievo al fatto che, come risultava dai documenti di causa, esso ricorrente era stato assolto, con sentenza definitiva, dal reato di omessa fatturazione ed annotazione nelle scritture contabili, dei corrispettivi in relazione alla percezione dei quali la Agenzia aveva avanzato le pretese impositive poi iscritte a ruolo e portate nella cartella impugnata;

4.3.ha falsamente applicato il D.Lgs. n. 546 del 1992 artt. 57 e 58 e l’art. 345 c.p.c. laddove ha omesso di rilevare che l’eccezione di inammissibilità della domanda perchè preclusa dal giudicato sulla pronuncia della commissione provinciale di Udine era stata sollevata dalla Agenzia delle Entrate solo in grado di appello;

4.4. ha fornito una errata motivazione circa un punto decisivo della controversia laddove ha detto, contrariamente al vero, che solo di fronte a sè esso ricorrente aveva sollevato eccezioni relative alla forma e alla tempestività della cartella;

5. la Agenzia delle Entrate e Equitalia Sud resistono con controricorso.

Diritto

Considerato che:

1. la commissione tributaria provinciale di Udine ha affermato che l’iniziale ricorso del contribuente era, rispetto alla Agenzia delle Entrate, inammissibile perchè proposto oltre il termine stabilito dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21, comma 1, (a mente del quale “il ricorso deve essere proposto a pena d’inammissibilità entro sessanta giorni dalla data di notificazione dell’atto impugnato. La notificazione della cartella di pagamento vale anche come notificazione del ruolo”) ed era, rispetto ad Equitalia Sud, suscettivo di decisione nel merito, da parte della commissione tributaria provinciale di Napoli, individuata come commissione competente;

2. l’affermazione è illogica posto che il ricorso tributario contro un determinato atto è tardivo o non è tardivo ma non può essere tardivo per uno dei resistenti e non essere tardivo per altro resistente;

3. ciò posto, il fatto che il ricorso fosse tardivo deve considerarsi incontroverso in quanto, come si legge al punto 5, lettera a) e al punto 6, lettera b) della parte della sentenza impugnata dedicata allo svolgimento del processo, l’Agenzia e l’ A., presentandosi davanti ai giudici di appello, hanno rispettivamente dedotto “l’inammissibilità del ricorso per la preclusione derivante dalla sentenza della commissione tributaria provinciale di Udine” (in punto di tardività del ricorso) e che la “preclusione derivante dalla sentenza della commissione tributaria provinciale di Udine attiene al ruolo ma non alla cartella esattoriale” (ossia alla Agenzia e non ad Equitalia Sud);

4. la commissione tributaria provinciale di Udine, col dire che il ricorso era inammissibile, si è spogliata della potestas iudicandi sul merito della controversia ed ha poi, ciononostante, impropriamente inserito nella sentenza una statuizione, da considerarsi priva di giuridica rilevanza in quanto resa da giudice ormai (dichiaratosi) privo di potestas, con cui ha riconosciuto la possibilità di una pronuncia sul merito della controversia da parte della commissione tributaria provinciale di Napoli;

5. l’ A. così come non aveva onere nè interesse ad impugnare tale statuizione così non avrebbe dovuto e non poteva darvi seguito riassumendo la controversia davanti al giudice indicato come competente;

6. la sentenza resa dalla commissione tributaria regionale della Campania, di inammissibilità della riassunzione è corretta e va tenuta ferma, pur con una diversa motivazione che prescinde del tutto dalla definitività della pronuncia della commissione provinciale di Udine in punto di tardività del ricorso (“nei confronti dell’Agenzia delle Entrate”) e che invece si incentra sulla irrilevanza giuridica della parte della stessa pronuncia, in punto di competenza della commissione tributaria provinciale di Napoli;

7. stante quanto precede i motivi di ricorso sono infondati;

8. il ricorso va quindi rigettato;

9. le spese seguono la soccombenza;

10. ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

la Corte:

– rigetta il ricorso;

– condanna il ricorrente a rifondere alla Agenzia delle Entrate le spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 5600,00, oltre spese prenotate a debito;

– condanna la ricorrente a rifondere a Equitalia Sud spa le spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 5600,00, oltre spese forfetarie e accessori di legge;

– dà atto dell’obbligo, a carico del ricorrente, di pagare l’ulteriore importo titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, il 23 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 30 novembre 2018

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