Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31039 del 28/12/2017


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 31039 Anno 2017
Presidente: CAPPABIANCA AURELIO
Relatore: LA TORRE MARIA ENZA

SENTENZA
sul ricorso 13710-2010 proposto da:
TECOMA SRL in persona del legale rappresentante pro
tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA

OTTAVILLA 14, presso lo studio dell’avvocato MAURIZIO
COLANGELO giusta delega a margine;
– ricorrente contro
AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende;
– resistente con atto di costituzione –

Data pubblicazione: 28/12/2017

avverso la sentenza n. 108/2009 della COMM.TRIB.REG.
‘di BOLOGNA depositata il 23/11/2009;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 12/10/2017 dal Consigliere Dott. MARIA
ENZA LA TORRE;

Generale Dott. IMMACOLATA ZENO che ha concluso per il
rigetto del ricorso;
udito per il resistente l’Avvocato GENTILI che ha
chiesto il rigetto.

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore

RG. 13710/2010 TE.CO.MA . s.r.l. c/ Agenzia delle entrate

Fatti di causa
TE.CO.MA . s.r.l. (esercente commercio di macchinari e impianti
destinati all’industria della ceramica), ricorre per la cassazione
della sentenza della C.T.R. dell’Emilia Romagna, n. 108/20/2009,
dep. 23/11/2009, che su impugnazione di avviso di

per Iva, Irpeg, Irap, anno 2003, ha rigettato l’appello della
società, accogliendo l’appello incidentale dell’Ufficio.
La C.T.R. ha ritenuto che le spese sostenute dalla società per il
contratto di sponsorizzazione col pilota Piergiorgio Bedini,
(impegnato ad apporre il marchio della TE.CO.MA . s.r.l. sulle
auto da lui utilizzate nelle gare di corsa automobilistica),
costituiscono spese di rappresentanza (e non di pubblicità), per
le quali comunque risulta inapplicabile il D.M. 19.11.2008 (che
ha individuato nel dettaglio le spese di rappresentanza ai fini ella
loro deducibilità), in vigore per il periodo successivo all’anno
2007. Ha poi accolto l’appello incidentale dell’Agenzia delle
entrate quanto alle irregolarità nella dichiarazione IVA, derivante
dall’omessa auto fatturazione delle somme corrisposte al pilota
(ex art. art. 17 del d.P.R. 633/72 sugli obblighi di chi
commissiona servizi a soggetti non residenti nello Stato, come il
pilota Bedini).
L’Agenzia si costituisce ex art. 370 comma 1 c.p.c..
Motivi della decisione:
1. col primo motivo del ricorso si deduce violazione di legge (art.
108 TUIR,

ex

74; D.M. 19.11.2008), e contraddittoria

motivazione, avendo la C.T.R. erroneamente qualificato le spese
di sponsorizzazione quali spese di rappresentanza, invece che,
i
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accertamento, preceduto da processo verbale di constatazione,

correttamente, spese di pubblicità, dovendosi fra queste ultime
classificare i costi per la divulgazione del marchio aziendale.
2. Il motivo è infondato e va rigettato.
In relazione alla qualificazione delle spese per sponsorizzazione
come spese di rappresentanza, va data continuità alla
giurisprudenza di questa Corte che in fattispecie analoghe (Cass.

le spese di rappresentanza – volte ad accrescere il prestigio o
l’immagine dell’azienda- e spese pubblicitarie – tendenti alla
pubblicizzazione dei prodotti (v. Cass. n. 27482/14)- ha statuito
che in difetto di una prova contraria, in tema di imposte sui
redditi, ai sensi dell’art. 108 (ex 74, secondo comma) del d.P.R.
22 dicembre 1986, n. 917, “costituiscono spese di rappresentanza
quelle affrontate per iniziative volte ad accrescere il prestigio e
l’immagine dell’impresa ed a potenziarne le possibilità di sviluppo,
mentre vanno qualificate come spese pubblicitarie o di
propaganda quelle erogate per la realizzazione di iniziative
tendenti, prevalentemente anche se non esclusivamente, alla
pubblicizzazione di prodotti, marchi e servizi, o comunque
dell’attività svolta”. Le spese di sponsorizzazione costituiscono
quindi spese di rappresentanza, deducibili nei limiti della norma
menzionata, “ove il contribuente non provi che all’attività
sponsorizzata sia riconducibile una diretta aspettativa di ritorno
commerciale”. Nella specie, la società contribuente, produttrice di
macchinari per la produzione della ceramica, non aveva allegato,
né provato qualsivoglia diretta aspettativa di ritorno commerciale
riconducibile all’attività di un pilota professionista ed
all’apposizione di un marchio sulla sua vettura (cfr., in termini,
Cass. n. 3433 del 05/03/2012).
3. Con riferimento al secondo motivo — con cui si denuncia omessa
motivazione e violazione di legge (art. 7 I. 212/2000), quanto alla
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5.3.2012, n. 3433; n. 21977 del 2015), ribadita la differenza fra

mancata allegazione all’avviso di accertamento del processo
verbale di constatazione, alle cui motivazioni l’accertamento si è
richiamato per relationem

va osservato che, benché debba in

effetti rilevarsi la mancanza in sentenza di uno specifico esame
della censura, ad esso può tuttavia procedere questa Corte,
trattandosi di questione di mero diritto, nell’esercizio dei poteri di

Alla luce dei principi di economia processuale e della ragionevole
durata del processo ex art. 111, comma secondo, Cost., nonché di
una lettura costituzionalmente orientata dell’attuale art. 384 cod.
proc. civ. ispirata a tali principi, una volta verificata l’omessa
pronuncia su una questione di mero diritto, che non richiede
ulteriori accertamenti di fatto, la Corte di cassazione può infatti
omettere la cassazione con rinvio della sentenza impugnata e
decidere la questione nel merito, purché su di essa si sia svolto il
contraddittorio, dovendosi ritenere che l’art. 384, comma
secondo, cod. proc. civ, come modificato dall’art. 12 della I. n. 40
del 2006, attribuisca alla Corte di cassazione una funzione non più
soltanto rescindente ma anche rescissoria e che la perdita del
grado di merito resti compensata con la realizzazione del principio
di speditezza (Cass. n. 23740 del 2013; n. 5139 e 24914 del
2011; n. 8622 del 2012).
Ciò posto, il motivo è infondato, non avendo pregio il dedotto vizio
di motivazione della sentenza per mancata allegazione del p.v.c.
sul quale l’accertamento era basato, in violazione dell’art. 7,
comma 1, della I. n. 212 del 2000, dato che tale norma si riferisce
solo agli atti di cui il contribuente non abbia già integrale e legale
conoscenza – come invece nel caso di specie – essendo consentito
di assolvere all’obbligo di motivazione degli atti tributari anche
“per relationem”, ovvero mediante il riferimento ad elementi di
fatto risultanti da altri atti o documenti, che siano collegati all’atto
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cui all’art. 384 cod. proc. civ..

notificato, quando lo stesso ne riproduca il contenuto essenziale,
(ex multis da ultimo Cass. n. 9323 del 11/04/2017).
4. Col terzo motivo si deduce omessa motivazione e violazione di
legge in materia di IVA (art. 23 d.P.R. 633/72), per la mancata
annotazione

nel

registro

delle fatture

dei

costi

per

sponsorizzazione, trattandosi di acquisti intracomunitari di

47 d.P.R. 331/97);
5. col quarto motivo si deduce violazione di legge, artt. 17, commi
3 e 5; 19, comma 1, d.P.R. 633/72; art. 46 e 47 d.P.R. 331/97),
non determinandosi la perdita del diritto alla detrazione (ex art.
19 comma 1, d.P.R. 633/72) a causa della omissione degli
adempimenti previsti dall’art. 17 cit., dovendosi, in conformità ai
principi stabiliti dalla Corte di giustizia e recepiti nella Ris. N.
56/2009, eventualmente irrogare una sanzione.
6. I detti motivi vanno respinti, a fronte della decisione della C.T.R.
che ha correttamente applicato i principi in materia di
indetraibilità dell’IVA, trattandosi di spese di rappresentanza e
non di spese di pubblicità, come assunto dalla ricorrente, con
conseguente applicazione dell’art. 19-bis1 lett. h) d.P.R. 633/72,
che non ammette in detrazione l’imposta relativa alle spese di
rappresentanza, come definite ai fini delle imposte sul reddito,
non applicandosi al caso di specie, ratione temporis, il DPCM 19
novembre 2008.
Sicché i sopradetti motivi, che hanno tutti ad oggetto il thema
decidendum della detraibilità delle spese in parola come spese
pubblicitarie, sono da respingere, in ragione del fatto che,
risultando esse spese di rappresentanza e non di pubblicità, VIVA
escussa in rivalsa non è detraibile per legge (ex art. 19-bisl lett.
h), non applicandosi al caso di specie, ratione temporis, il DPCM
19 novembre 2008).
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servizi, dato che lo sponsee risiede in Stato comunitario (ex art.

7. Col quinto motivo si deduce omessa motivazione sulla richiesta
esclusione delle sanzioni, ex art. 10 c. 2 I. 212/2000 in combinato
disposto con l’art. 8 del d.lgs. 546/92, per inapplicabilità delle
sanzioni in relazione alla diversa qualificazione delle spese per
sponsorizzazione (pubblicità ovvero rappresentanza) e presenza
comunque di obiettive condizioni di incertezza con conseguente

8. Anche questo motivo va respinto.
Questa Corte, per ragioni di economia processuale, può infatti come già rilevato in relazione al secondo motivo del ricorso integrare la motivazione del giudice di appello, trattandosi di
questione di mero diritto, nell’esercizio dei poteri di cui all’art. 384
cod. proc. civ., in un caso, come quello in esame, in cui la
doglianza proposta va comunque disattesa, poiché in tema di
responsabilità amministrativa tributaria, la condizione d’inevitabile
“incertezza normativa tributaria” sul contenuto, sull’oggetto e sui
destinatari della norma tributaria, che costituisce causa di
esenzione, consiste in un’oggettiva impossibilità, accertabile
esclusivamente dal giudice, d’individuare la norma giuridica in cui
sussumere un caso di specie, mentre resta irrilevante l’incertezza
soggettiva, derivante dall’ignoranza incolpevole del diritto o
dall’erronea interpretazione della normativa o dei fatti di causa
(Cass. 13076/2015). Nel caso di specie non è dimostrata la
ricorrenza della condizione di inevitabile incertezza su contenuto,
oggetto e destinatari della norma tributaria riferita al giudice,
unico soggetto dell’ordinamento cui è attribuito il potere – dovere
di accertare la ragionevolezza di una determinata interpretazione
(n. 23845 del 23/11/2016), avendo la C.T.R. applicato una
consolidata giurisprudenza sulla qualificazione delle spese di
rappresentanza.

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annullamento delle sanzioni ex art. 8 d.lgs. 546/92.

9. Conclusivamente il ricorso va rigettato; le spese seguono la
soccombenza e vengono liquidate come in dispositivo.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento delle spese
del giudizio di legittimità, liquidate in €. 3.700,00 oltre spese
prenotate a debito.

t.’ Consigliere estensore
Il Pre
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Roma, 12/10/2017

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