Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31036 del 30/11/2018

Cassazione civile sez. trib., 30/11/2018, (ud. 23/10/2018, dep. 30/11/2018), n.31036

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – rel. Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. D’OVIDIO Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18570-2013 proposto da:

EQUITALIA CENTRO SPA, elettivamente domiciliato in ROMA VIA CONCA

D’ORO 285, presso lo studio dell’avvocato DAVID GIUSEPPE APOLLONI,

rappresentato e difeso dall’avvocato SALVATORE MENDITTO;

– ricorrente –

contro

CIGA HOTELS SRL, elettivamente domiciliato in ROMA VIA TACITO 90,

presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRA PIANA, rappresentato e

difeso dall’avvocato LUCA TROIANI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 27/2013 della COMM. TRIB. REG. di ANCONA,

depositata il 28/01/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/10/2018 dal Consigliere Dott. FASANO ANNA MARIA;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero in persona del

Sostituto Procuratore Generale Dott. DEL CORE SERGIO che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso.

Fatto

RITENUTO

CHE:

La società Ciga Hotel s.r.l. impugnava innanzi alla CTP di Ascoli Piceno un avviso di intimazione relativo ad una cartella di pagamento per ICI, anni di imposta 1993, 1994, 1998, 1999 e 2000, lamentando la nullità della notifica dell’atto presupposto. Il ricorso veniva accolto dalla adita Commissione che rilevava la mancata notifica della cartella di pagamento. L’Agente della riscossione impugnava la pronuncia innanzi alla CTR delle Marche che, con sentenza n. 27/4/13, respingeva il gravame, ritenendo nulla la notifica della cartella in quanto la stessa non sarebbe stata effettuata in osservanza del sistema delineato dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 60, ovvero “secondo il rito previsto dall’art. 140 c.p.c.. Equitalia Centro S.p.A. ricorre per la cassazione della sentenza, svolgendo tre motivi La società Ciga Hotels s.r.l. si è costituita con controricorso, illustrato con memorie. La Procura Generale presso la Corte Suprema di Cassazione ha presentato memorie. L’Agenzia delle entrate – Riscossione, succeduta ad Equitalia S.p.a. ai sensi del D.L. n. 193 del 2016, art. 1 e ss., ha presentato memorie. In data 28.9.2018 la Procura Generale presso la Corte di Cassazione ha presentato memorie, chiedendo l’accoglimento del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Con il primo motivo di ricorso, si censura la sentenza impugnata denunciando in rubrica: “Mancata considerazione delle difese e della posizione processuale di Equitalia Marche S.p.A.” in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, atteso che la CTR avrebbe dovuto considerare necessariamente la posizione dell’agente della riscossione, sia con riferimento alle complessive difese che ai documenti prodotti, sia nella parte motiva che in quella dispositiva. Si lamenta che nella motivazione della sentenza impugnata non si procede a considerare e/o confutare le argomentazioni, in fatto e in diritto, svolte dalla difesa di Equitalia Marche s.p.a., nè si considerano i documenti versati in atti dal concessionario, decisivi per l’esame della fattispecie.

1.1. Il motivo è inammissibile. E’ inammissibile, per violazione del criterio dell’autosufficienza, il ricorso per cassazione col quale si lamenti la mancata pronuncia del giudice di appello su uno o più motivi di gravame, se essi non siano compiutamente riportati nella loro integralità nel ricorso, “si da consentire alla Corte di verificare che le questioni sottoposte non siano “nuove” e di valutare la fondatezza dei motivi stessi senza dover procedere all’esame dei fascicoli di ufficio o di parte” (Cass. n. 17049 del 2015), “essendo in tal caso indispensabile la conoscenza puntuale dei motivi di appello” (Cass. n. 14561 del 2012), atteso che parte ricorrente non può limitarsi genericamente alla illustrazione o rinviare all’atto di appello, ma deve riportare il contenuto nella misura necessaria ad evidenziarne la pretesa specificità (Cass. n. 22880 del 2017).

Inoltre, parte ricorrente, ha omesso di indicare in quale specifico atto dei giudizi di merito le istanze difensive pretermesse siano state dedotte, nè ha provveduto, essendo in contestazione la rituale notifica delle cartelle di pagamento, alla trascrizione integrale delle relate di notifica, che, se omessa, determina l’inammissibilità del motivo (Cass. n. 5185 del 2017).

2. Con il secondo motivo di ricorso si censura la sentenza impugnata denunciando violazione e/o falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, e degli artt. 137 c.p.c. e ss., anche in combinato disposto con il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 58 e l’art. 145 c.p.c., nonchè violazione e/o falsa e/o erronea applicazione della disciplina in materia di notificazione degli atti tributari. Parte ricorrente premette che la cartella di pagamento era stata indirizzata alla società contribuente ed era stata notificata presso il suo domicilio fiscale. Pertanto, con riferimento a quanto viene precisato nella sentenza impugnata ed, in particolare, in relazione al fatto che l’Ufficiale della riscossione non avrebbe indicato il soggetto che si era rifiutato di ricevere l’atto e non avrebbe provveduto all’invio della raccomandata, si precisa che il soggetto rinvenuto all’indirizzo indicato non aveva sottoscritto la relata, avendo rifiutato di ricevere l’atto, con la conseguenza che nessun altra annotazione doveva essere eseguita da parte dell’Ufficiale della riscossione oltre a quanto riportato nella relata.

Ritenuta, pertanto, la piena conoscenza della pretesa tributaria vantata da Equitalia, anche a seguito di formale istanza di accesso da parte della società contribuente, nonchè in ragione di altri giudizi dalla stessa azionati, il ricorso proposto avverso l’intimazione di pagamento doveva essere considerato inammissibile.

3. Con terzo motivo di ricorso si censura la sentenza impugnata per insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Parte ricorrente si duole dalla mancata valutazione dei documenti acquisiti agli atti, delle deduzioni ed eccezioni svolte, tra cui quella di inammissibilità, rilevando illogicità e contraddittorietà della motivazione posta a fondamento del rigetto del ricorso per travisamento dei fatti. La CTR non avrebbe considerato affatto la documentazione versata in atti dalla ricorrente, che avrebbe consentito, ove visionata, di portare all’accoglimento dell’appello.

Sarebbe evidente l’errore in fatto commesso dalla CTR, la quale avrebbe confuso la questione della irreperibilità con quella del mancato reperimento del contribuente in caso di trasferimento in luogo sconosciuto, laddove nella specie trattavasi di una fattispecie riferibile al primo caso e non al secondo.

4. Il secondo ed il terzo motivo di ricorso vanno esaminati congiuntamente per connessione logica.

In disparte l’inammissibilità delle censure per carenza di autosufficienza, le stesse sono infondate per le seguenti considerazioni.

4.1. Non è contestato che la cartella di pagamento è stata notificata in data 26.11.2003, in (OMISSIS). La CTR ha precisato che nella relata si legge che la notifica è stata rifiutata, senza che fosse specificato da parte di chi ed quale fosse il rapporto di tale ignoto con la società contribuente. I giudici di appello hanno rilevato la mancanza di invio della raccomandata informativa successivamente al deposito nella casa comunale ed alla relativa affissione.

Questa Corte ha precisato che, benchè l’attività dell’ufficiale giudiziario e del messo notificatore che ad esso equiparato goda di fede privilegiata per le attestazioni che riguardano l’attività svolta, ivi compresa quella relative all’identità del destinatario che ha rifiutato di ricevere la notifica, trattandosi di circostanza frutto della diretta percezione del pubblico ufficiale nella sua attività di identificazione del soggetto cui è rivolta la notificazione dell’atto, non può tuttavia nemmeno disconoscersi che presupposto indispensabile per la valutazione della ritualità della notifica è l’identificazione certa dell’autore del rifiuto della ricezione del plico con il destinatario dell’atto processuale. A norma dell’art. 138 c.p.c., comma 2, il rifiuto di ricevere la copia dell’atto è legalmente equiparabile alla notificazione effettuata in mani proprie soltanto ove sia certa l’identificazione dell’autore del rifiuto con il destinatario dell’atto, non essendo consentita una analoga equiparazione nel caso in cui il rifiuto sia stato opposto da un soggetto del tutto estraneo, ma anche ove l’accipiens sia un suo congiunto o addetto alla casa, pur abilitati da norme diverse, in ordine prioritario gradato, alla ricezione dell’atto (Cass. n. 9779 del 2018; Cass. n. 12545 del 2013).

Ne consegue che nessuna censura può essere espressa nei confronti della sentenza impugnata, atteso che il giudice di appello non ha ritenuto validamente avvenuta la notificazione in ragione del rifiuto da parte della persona abilitata a riceverla, essendo mancata l’identificazione del soggetto rifiutante. Accertamento che sarebbe stato necessario per fare conseguire l’effetto della rituale notifica.

5. Da siffatti rilievi consegue il rigetto del ricorso. La parte soccombente va condannata al rimborso delle spese del giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1, quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la parte soccombente al rimborso delle spese del giudizio di legittimità liquidate in Euro 7.300,00 per compensi, oltre spese forfetarie ed accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1, quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 23 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 30 novembre 2018

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