Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31031 del 28/12/2017


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 31031 Anno 2017
Presidente: CAPPABIANCA AURELIO
Relatore: LOCATELLI GIUSEPPE

SENTENZA

sul ricorso 25884-2010 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende;
– ricorrente contro

MAXXIUM ITALIA SRL IN LIQUIDAZIONE in persona del
Procuratore Speciale, elettivamente domiciliato in
ROMA VIA CARDINAL DE LUCA 10, presso lo studio
dell’avvocato

TULLIO

ELEFANTE, che lo rappresenta e

difende giusta dnlega a margin;

Data pubblicazione: 28/12/2017

- con troricorrente avverso la sentenza n. 66/2010 della COMM.TRIB.REG. di
MILANO, depositata il 18/06/2010;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 12/10/2017 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. IMMACOLATA ZENO che ha concluso per
l’accoglimento per quanto di ragione del solo motivo
9;
udito per il ricorrente l’Avvocato GENTILI che ha
chiesto l’accoglimento;
udito per il controricorrente l’Avvocato ELEFANTE che
si riporta alle difese di cui al controricorso e
chiede il rigetto.

LOCATELLI;

N.R.G.25884/2010
FATTI DI CAUSA
L’Agenzia delle Entrate emetteva nei confronti della società Maxxium
Italia srl un avviso di accertamento per il periodo di imposta 1.4
2001/31.3.2002 con il quale effettuava le seguenti riprese a tassazione
ai fini Irpeg ed Irap: 1) costi di euro 275.03 per servizi sostenuti da altra
società del gruppo Maxxium e riaddebitati alla società verificata Maxxium

sufficientemente ed idoneamente documentati per euro 591.548; 3)
costo di euro 165.749 per “incentivi ad agenti” pagati dalla F.11i Gancia
spa ai propri agenti e riaddebitati a Maxxium Italia per la quota di
competenza dei prodotti Maxxium; 4) costi per euro 38.112 contabilizzati
nell’anno di imposta non di competenza; 5) costi indeducibili ai fini Irap
per euro 33.549.
La società proponeva ricorso alla Commissione tributaria provinciale
eccependo, preliminarmente, che l’Ufficio non aveva operato la
compensazione del maggior reddito accertato con le perdite pregresse
non utilizzate; inoltre contestava le singole riprese contenuto nell’avviso
di accertamento. La Commissione tributaria provinciale accoglieva
parzialmente il ricorso con sentenza n.188 del 2008.
La società proponeva appello e l’Agenzia delle Entrate si costituiva
proponendo appello incidentale. La Commissione tributaria regionale con
sentenza del 18.6.2010 accoglieva l’appello della società ed annullava
integralmente l’avviso impugnato.
L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione sulla base di
nove motivi.
Maxxium Italia srl in liquidazione resiste con controricorso. Chiede di
dichiarare improcedibile il ricorso per cassazione per omesso deposito di
copia autentica della sentenza impugnata; in subordine chiede di
dichiararne l’infondatezza.
RAGIONI DELLA DECISIONE
La preliminare eccezione di improcedibilità del ricorso per cassazione
è infondata, risultando agli atti il deposito di copia autentica della
sentenza impugnata.
Il ricorso è fondato nei termini di seguito indicati.

Italia srl, ritenuti non documentati e non inerenti; 2) costi non

1.Primo motivo:” insufficiente motivazione su fatto controverso e
deciso ex art.360 n.5 cod.proc.civ. “, con riferimento alla ritenuta
compensabilità del maggior reddito accertato con le perdite maturate
negli esercizio precedenti.
Il motivo è fondato. La Commissione tributaria regionale

ha

giustificato il rigetto dell’appello incidentale della Agenzia delle Entrate,
relativo alla insussistenza delle condizioni per ammettere la

perdite pregresse non utilizzate, basandosi essenzialmente sulla
circostanza che la società, contrariamente a quanto affermato dall’Ufficio,
aveva documentalmente provato di avere presentato la dichiarazione dei
redditi relativa agli anni di imposta 1996 e 1997. La motivazione è
insufficiente perché non risponde alla censura principale svolta
nell’appello incidentale ( trascritto nel ricorso per cassazione) con il quale
l’Agenzia delle Entrate ha dedotto che la società non aveva dimostrato
quale era l’anno in cui erano maturate le asserite perdite, con
conseguente impossibilità di verificare se la richiesta compensazione con
il maggior reddito relativo all’anno di imposta oggetto dell’accertamento
fosse compatibile con il limite temporale di deduzione delle perdite (entro
il quinquennio) stabilito dall’art.102 d.P.R. 22 dicembre 1986 n.917
vigente ratione temporis.
2.Secondo motivo: “violazione dell’art.32 comma 4 d.P.R. 29
settembre 1973 n.600 , ex art.360 n.3 cod.proc.civ. “, nella parte in cui
la Commissione tributaria regionale ha ritenuto utilizzabile la
documentazione, inerenti ai rilievi n.1, 2) e 3), depositata dalla
contribuente in giudizio e non esibita nella fase precontenziosa,
nonostante la richiesta formulata dall’ Ufficio mediante l’invio di
questionari.
3. .Terzo motivo: “insufficiente motivazione su fatto controverso e
decisivo ex art.360 n.5 cod.proc.civ. ” nella parte in cui la Commissione
tributaria regionale ha affermato che l’eccezione di inutilizzabilità era
stato sollevata dall’Ufficio soltanto nel giudizio di secondo grado.
Il secondo e terzo motivo, da esaminare congiuntamente, sono
fondati. Deve essere ribadito il principio di diritto secondo cui la
preclusione amministrativa e processuale di allegazione di dati e

2

compensabilità tra il maggior reddito accertato con l’atto impositivo e le

documenti non forniti in risposta agli inviti dell’ufficio, prevista dall’art.32
comma 4 d.P.R. 29 settembre 1973 n.600 determina una
«inutilizzabilità che consegue automaticamente all’inottemperanza
dell’invito, non è soggetta alla eccezione di parte e può essere rilevata
d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio. Il contribuente può conseguire
una deroga alla inutilizzabilità solo ove ricorrano le condizioni di cui
all’art.32 quinto comma del d.P.R. 29 settembre 1973 n.602» ( Sez. V

Ne consegue l’erroneità in diritto della affermazione della Commissione
tributaria regionale che ha rigettato l’eccezione di inutilizzabilità, ai
sensi dell’art.32 comma 4 d.P.R. 29 settembre 1973 n.600, della nuova
documentazione prodotta dalla contribuente in giudizio, poiché formulata
dall’Ufficio solo nel grado di appello. La sentenza sul punto deve essere
cassata con rinvio alla Commissione tributaria regionale perché riesamini
la questione della ammissibilità della documentazione, verificando la
sussistenza delle condizioni di applicabilità della preclusione stabilita
dall’art.32 d.P.R. 29 settembre 1973 n.600 ( riferibilità della nuova
documentazione prodotta in giudizio a quella specificamente richiesta
dall’Ufficio nella fase precontenziosa; mancata indicazione da parte della
contribuente, contestualmente alla produzione documentale, delle
ragioni, ad essa non imputabili, che non hanno consentito la produzione
della documentazione a seguito della richiesta dell’Ufficio).
4.Quarto motivo: “insufficiente motivazione su fatto controverso e
decisivo ex art.360 n.5 cod.proc.civ. ( rilievo n.1) “, nella parte relativa
alla deduzione dei costi “service freee”.
5.Quinto motivo: “insufficiente motivazione su fatto controverso e
decisivo ex art.360 n.5 cod.proc.civ.(rilievo n.2)”,
6. Sesto motivo: “insufficiente motivazione su fatto controverso e
decisivo ex art.360 n.5 cod.proc.civ.(rilievo n.2)”.
7 Settimo motivo: “insufficiente motivazione su fatto controverso e
decisivo ex art. 360 n.5 cod.proc.civ.(rilievo n.3)”, relativo all’indebita
detrazione dell’Iva per euro 16.065 inerente i costi per “incentivo agenti”
che la società F.11i Gancia versava ai propri agenti e poi riaddebitava alla
Maxxium.

3

n.5734 del 2016; conforme Sez. 5, Sentenza n. 22745 del 09/11/2016).

I motivi quarto, quinto, sesto e settimo, attinenti ai rilievi n.1) 2 ) e
3), interessati dalla nuova produzione documentale, sono assorbiti, in
quanto la Commissione tributaria regionale deve preliminarmente
riesaminare la questione circa la sussistenza della preclusione
processuale prevista dall’art.32 comma quarto d.P.R. 29 settembre 1973
n.600, in conformità al principio di diritto indicato.
8.0ttavo motivo: “insufficiente motivazione su fatto controverso e

“collaboratori per organizzazione eventi”, ritenuti dall’Ufficio
erroneamente contabilizzati nell’anno di imposta 2002 anziché nel
successivo anni di imposta , in contrasto con il principio di competenza.
Il motivo è infondato perché la sentenza è dettagliatamente motivata
sul punto e le censure svolte non denunciano un vizio di legittimità ma si
traducono in valutazioni di merito non consentite in questa sede.
9.Nono motivo: “nullità della sentenza per violazione dell’art.112
cod.proc.civ. ( ultrapetizione) e dei limiti del giudicato interno, in
relazione all’art.360 n.4 cod.proc.civ. “, nella parte in cui ha annullato
integralmente l’avviso di accertamento mentre il ricorso introduttivo della
società non censurava il rilievo n.5) relativo a costi indeducibili ai fini Irap
per euro 33.549.
Il motivo è fondato. Nel ricorso per cassazione sono trascritte le
controdeduzioni di primo grado e l’atto di appello incidentale in cui
l’Agenzia delle Entrate evidenziava che la società appellante non aveva
censurato la fondatezza del rilievo n.5), il quale, non essendo compreso
nell’oggetto della controversia, doveva essere confermato anche in caso
di accoglimento dell’appello della contribuente. Invece il dispositivo della
sentenza della Commissione tributaria regionale annulla l’intero avviso di
accertamento.
In accoglimento dei motivi primo, secondo, terzo e nono, assorbiti i
motivi quarto, quinto , sesto e settimo, la sentenza impugnata deve
essere cassata con rinvio alla Commissione tributaria regionale della
Lombardia in diversa composizione. Alla stessa è demandata la
liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.
P.Q.M.

51\
4

decisivo ex art.360 n.5 cod.proc.civ.(rilievo n.4)”, relativo a costi per

Accoglie il primo, secondo , terzo e nono motivo, dichiara assorbiti i
motivi quarto, quinto, sesto e settimo, rigetta il motivo ottavo; cassa la
sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche sulle
spese, alla Commissione tributaria regionale della Lombardia in diversa
composizione.

Così deciso il 12.10.2017

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