Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31027 del 30/11/2018

Cassazione civile sez. trib., 30/11/2018, (ud. 21/09/2018, dep. 30/11/2018), n.31027

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. CATALLOZZI Paolo – rel. Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. SAIJA Salvatore – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 9973/2011 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12.

– ricorrente –

contro

Containers Fidenza soc. consortile a r.l., in persona del legale

rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv. Angelo

Vola e Giuseppe Merlino, con domicilio eletto presso lo studio del

secondo, sito in Roma, via Federico Cesi, 4.

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale

dell’Emilia Romagna, sez. dist. di Parma, n. 48/22/10, depositata il

19 febbraio 2010;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 21 settembre

2018 dal Consigliere Dott. Catallozzi Paolo.

Fatto

RILEVATO

CHE:

– l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale dell’Emilia Romagna, sez. dist. di Parma, depositata il 19 febbraio 2010, di reiezione dell’appello dalla medesima proposto avverso la sentenza di primo grado che aveva accolto il ricorso della Containers Fidenza soc. consortile a r.l. per l’annullamento dell’atto di contestazione emesso per illegittima detrazione dell’i.v.a., omessa regolarizzazione delle fatture e infedele dichiarazione i.v.a., con riferimento all’anno di imposta 2002;

– dall’esame della sentenza impugnata si evince che le violazioni contestate avevano ad oggetto adempimenti fiscali relativi all’esecuzione di prestazioni di trasporto effettuate dai consorziati della società contribuente, assoggettate all’i.v.a., ma ritenute dall’Ufficio non imponibili a tali fini in quanto relative ad esportazioni;

– il giudice di appello, confermando la decisione di primo grado, ha respinto il gravame dell’Amministrazione finanziaria evidenziando che la documentazione acquisita non era sufficiente a dimostrare la destinazione della merce all’esportazione e l’effettiva esportazione della stessa, con conseguente insussistenza dei presupposti per la non imponibilità delle prestazioni, e che, comunque, la contribuente non poteva ritenersi responsabile per eventuali irregolarità commesse da coloro che emettono le fatture in ordine alla imponibilità o meno delle prestazioni ivi rappresentate;

– il ricorso è affidato ad un unico motivo;

– resiste con controricorso la Containers Fidenza soc. consortile a r.l..

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

– con l’unico motivo di ricorso proposto l’Agenzia delle Entrate deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 471 del 1997, artt. 6 e 8, D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322, art. 8 bis, D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, artt. 9 e 19, Sesta Direttiva CEE n. 77/388/CEE, art. 17, artt. 2697, 2727 e 2729 c.c., per aver la sentenza impugnata posto a carico dell’Amministrazione finanziaria, anzichè del contribuente, l’onere di dimostrare, in caso di contestazione della detraibilità dell’i.v.a. assolta in quanto relativa ad operazioni non imponibili, l’imponibilità delle stesse;

– il motivo è infondato;

– è principio consolidato quello per cui ai fini della non imponibilità dell’i.v.a. delle cessioni all’esportazioni di cui al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 8, comma 1, lett. a), la destinazione della merce all’esportazione deve essere provata esclusivamente dalla documentazione doganale ovvero dalla vidimazione apposta dall’ufficio doganale sulla fattura, in assenza della quale l’operatore che voglia fruire dell’agevolazione non può valersi di documenti alternativi (cfr. Cass., ord., 21 aprile 2018, n. 4161; Cass. 11 agosto 2016, n. 16971; Cass. 13 maggio 2016 n. 9825; Cass. 5 dicembre 2012, n. 21809);

– come già evidenziato nella distinta controversia originata dall’impugnazione di avvisi di accertamento con cui si recuperava l’i.v.a. assolta dalla società contribuente in relazione ad analoghe operazioni, il riferito principio, valevole per il contribuente, “vincola specularmente anche l’operato dell’amministrazione non solo nel senso, intuitivo, che questa non può negare il beneficio dell’esenzione allorchè la cessione all’esportazione sia documentata nei modi di legge, ma anche nel senso inverso, non potendo essa per vero disconoscere l’imponibilità dell’operazione – e quindi il diritto a detrazione della parte anche in relazione a queste operazioni – se la cessione all’esportazione non consti dai predetti documenti, e ciò per l’intuitiva ragione, a tacer d’altro, che la regola è quella dell’assoggettabilità all’imposta delle operazioni consistenti nella cessione di beni e che il regime agevolativo è diretto a favorire la parte, tanto da imporre alla medesima uno specifico onere probatorio, e rifugge perciò da ogni applicazione d’imperio” (così, Cass. n. 16971/16);

– la Commissione regionale, nell’escludere la non imponibilità delle operazioni in esame per insufficienza della prova dei presupposti per la loro sottrazione all’ordinario regime impositivo, ha fatto corretta applicazione dei richiamati principi di diritto;

– pertanto, per le suesposte considerazioni, il ricorso non può essere accolto;

– le spese processuali del giudizio di legittimità seguono il criterio della soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 1.400,00, oltre rimborso spese forfettarie nella misura del 15% e accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 21 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 30 novembre 2018

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