Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31012 del 28/12/2017


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Cassazione civile, sez. II, 28/12/2017, (ud. 18/10/2017, dep.28/12/2017),  n. 31012

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Con la sentenza in epigrafe indicata il Tribunale di Napoli, decidendo in grado di appello, in riforma di sentenza del locale Giudice di Pace, ha dichiarato improponibile la domanda proposta dal perito assicurativo Q.B. nei confronti della compagnia Fondiaria Sai Assicurazioni (oggi UnipolSAI Assicurazioni spa), per ottenere il pagamento del compenso relativo a un incarico esperito per conto della società.

Per giungere a tale soluzione, il Tribunale, sulla scorta della giurisprudenza di legittimità anche a sezioni unite, ha ravvisato nel caso in esame un abusivo frazionamento del credito, risultando ex actis il promovimento di separati giudizi per conseguire il pagamento di coeve fatture emesse per il pagamento di crediti tutti liquidi ed esigibili nascenti dallo stesso rapporto. Vi sarebbe stata dunque, secondo il Tribunale, una parcellizzazione contro buona fede di plurimi crediti vantati dall’attore per varie prestazioni svolte in favore della società convenuta, non risultando dimostrata l’esistenza di alcun interesse meritevole di tutela alla base della operata parcellizzazione.

Il Q. ricorre per cassazione.

Resiste con controricorso la società UnipolSAI Assicurazioni spa.

Il Procuratore Generale Dott. Gianfranco Servello ha depositato conclusioni scritte chiedendo il rigetto del ricorso.

Le parti hanno depositato memorie.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Preliminarmente va esaminata l’eccezione di nullità della notifica del controricorso sollevata dal ricorrente con la memoria depositata ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

L’eccezione, che si fonda sulla omessa indicazione del nome del file nella attestazione di conformità della copia informatica ai sensi dell’art. 19 ter, delle specifiche tecniche del PCT, introdotto dal Decreto 28 dicembre 2015, in vigore dal 9 gennaio 2016 è infondata per il principio del raggiungimento dello scopo dell’atto (art. 156 c.p.c., comma 3): se il ricorrente interloquisce unicamente sulla mancata indicazione del “nome del file” nella attestazione di conformità della copia informatica, quindi su un aspetto meramente formale, è evidente che il documento informatico contenente il controricorso per cassazione è stato da lui ricevuto e quindi lo scopo della notifica è stato pienamente raggiunto.

Con l’unico motivo di ricorso si denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 1175 e 1375 c.c. e art. 111 Cost., nonchè erronea interpretazione del principio nomofilattico espresso dalle sezioni unite nella pronuncia del 15.11.2007 n. 23726 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Premessi alcuni cenni sulla natura giuridica dell’attività svolta dai periti assicurativi (assimilabile a quella dell’impresa con conseguente assunzione di rischio) il Q. analizza la citata decisione, osservando che il frazionamento abusivo (e la conseguente violazione del principio di buona fede, correttezza e giusto processo) ricorre solo in presenza di un unico rapporto obbligatorio, di un’unica causa petendi, ipotesi non ravvisabile nel caso in esame in cui si discute di una attività di perito assicurativo svolta in favore della Fondiaria SAI spa attraverso singoli incarichi ricevuti. Ritiene irrilevante l’invio delle parcelle in conformità dello schema predisposto dalla società assicuratrice, rispondendo tale modalità solo ad una necessità organizzativa interna della convenuta. Ribadisce la sussistenza di distinti contratti d’opera professionale e quindi la possibilità di instaurare tanti giudizi quanti sono i sinistri nei quali egli aveva eseguito le perizie. In subordine, in caso di riconoscimento del frazionamento del credito, ha richiamato il diverso orientamento che utilizza il rimedio della riunione e della liquidazione delle spese come se si trattasse di un unico processo.

La censura è infondata. pur rendendosi necessaria, ex art. 384 c.p.c., u.c., la correzione della motivazione della sentenza impugnata, essendo il dispositivo conforme a diritto.

Sulla scorta della ricostruzione del rapporto operata dal Tribunale di Napoli deve ritenersi che, benchè alla base delle varie obbligazioni vi sia un unico rapporto di durata pluriennale (per usare la stessa espressione del ricorrente), non può da ciò farsi discendere un’unica prestazione professionale e, correlativamente, un’unica obbligazione di pagamento, essendosi invece in presenza di una pluralità di prestazioni, aventi peraltro il medesimo contenuto ed i medesimi caratteri. Risulta accertato infatti che il singolo incarico indicava gli elementi identificativi della stima da effettuare e la remunerazione del perito era collegata unicamente al numero dei sinistri periziati, con accettazione delle parcelle mediante il sistema informatico della compagnia.

Su tali basi, deve ritenersi che i distinti crediti maturati dal Q. siano inscrivibili nel medesimo ambito oggettivo e fondati su un medesimo rapporto di durata.

Ebbene, le sezioni unite di questa Corte, intervenute di recente sul tema della possibilità di frazionamento giudiziale del credito, hanno affermato che le domande aventi ad oggetto diversi e distinti diritti di credito, benchè relativi ad un medesimo rapporto di durata tra le parti, possono essere proposte in separati processi, ma, ove le suddette pretese creditorie, oltre a far capo ad un medesimo rapporto tra le stesse parti, siano anche, in proiezione, inscrivibili nel medesimo ambito oggettivo di un possibile giudicato o, comunque, fondate sullo stesso fatto costitutivo, – sì da non poter essere accertate separatamente se non a costo di una duplicazione di attività istruttoria e di una conseguente dispersione della conoscenza dell’identica vicenda sostanziale – le relative domande possono essere formulate in autonomi giudizi solo se risulti in capo al creditore un interesse oggettivamente valutabile alla tutela processuale frazionata, e, laddove ne manchi la corrispondente deduzione, il giudice che intenda farne oggetto di rilievo dovrà indicare la relativa questione ex art. 183 c.p.c., riservando, se del caso, la decisione con termine alle parti per il deposito di memorie ex art. 101 c.p.c., comma 2 (Sez. U, Sentenza n. 4090 del 16/02/2017 Rv. 643111).

Sulla scorta di tale principio e venendo al caso di specie, occorre pertanto verificare se la mancanza di un interesse oggettivamente valutabile alla tutela processuale frazionata (riscontrata dal primo giudice e posta a base della pronuncia di improponibilità) abbia formato oggetto di precedente deduzione nel giudizio di merito: la risposta non può che essere positiva in considerazione della linea difensiva adottata dalla società convenuta improntata principalmente sulla improponibilità della domanda per abusivo frazionamento del credito, concetto che, come è evidente, presuppone logicamente proprio la contestazione dell’esistenza di un interesse meritevole di tutela a tale modalità di esercizio del diritto di azione, anche in relazione al principio di proporzionalità nell’uso della giurisdizione (Cass. 21 dicembre 2016 n. 26464).

E sul tema dell’interesse concreto alla proposizione di separati giudizi – fondamentale per la soluzione della questione di diritto che la Corte deve oggi risolvere – il ricorrente si limita ad un generico richiamo al rischio di prescrizione, ma non allega alcun concreto elemento a sostegno della sua affermazione (decorrenza del termine e sua scadenza), nè deduce l’esistenza di elementi di fatto idonei a diversificare le prestazioni di volta in volta eseguite e tali da giustificare una trattazione separata delle sue pretese creditorie. Di conseguenza, il fugace accenno al rischio prescrizione si rivela privo di consistenza ai fini che qui interessano, anche perchè sarebbe stato sufficiente l’invio di un mero atto di costituzione in mora per interrompere il decorso del termine (art. 2943 c.c., u.c.).

L’intervento chiarificatore delle sezioni unite costituisce elemento sufficiente a giustificare la diversa soluzione qui adottata rispetto a quella a cui è pervenuta la sentenza di questa Corte n. 18810/2016 tra le stesse parti resa in fattispecie in cui il mancato svolgimento di attività difensiva dal parte della odierna resistente non aveva consentito – al contrario di quanto avvenuto nel presente giudizio – di identificare la riconducibilità delle diverse controversie separatamente instaurate dall’odierno ricorrente al medesimo ambito oggettivo e dunque in buona sostanza, in assenza di un apprezzabile interesse al frazionamento, l’esistenza di una pratica abusiva, in ordine alla quale il giudice di rinvio di quel giudizio dovrà svolgere le proprie valutazioni.

Consegue pertanto il rigetto del ricorso.

Trattandosi di ricorso successivo al 30 gennaio 2013 e deciso sfavorevolmente, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato-Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto del Testo Unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, ed in mancanza di un formale provvedimento di ammissione al Patrocinio a spese dello Stato della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

PQM

la Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente grado di giudizio che liquida in complessivi Euro 845,00 di cui Euro 200,00 per esborsi oltre spese generali nella misura del 15%. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 18 ottobre 2017.

Depositato in Cancelleria il 28 dicembre 2017

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