Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31005 del 30/11/2018

Cassazione civile sez. III, 30/11/2018, (ud. 12/10/2018, dep. 30/11/2018), n.31005

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. FIECCONI Francesca – rel. Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

Dott. GUIZZI Stefano Giaime – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25390/2016 proposto da:

F.D., C.M.M., elettivamente domiciliati in ROMA,

VIA OSLAVIA 30, presso lo studio dell’avvocato FABRIZIO GIZZI,

rappresentati e difesi dall’avvocato CARLO ZAULI giusta procura in

calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

COOPERATIVA CATTOLICA ASSICURAZIONI SRL, in persona del suo

Procuratore Speciale Dott. B.A., elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA DELLE FORNACI 38, presso lo studio

dell’avvocato FABIO ALBERICI, che la rappresenta e difende giusta

procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

e contro

L.G.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 309/2016 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 22/02/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

12/10/2018 dal Consigliere Dott. FRANCESCA FIECCONI.

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con ricorso notificato il 31 /10/2016 F.D. e C.M.M., quali genitori ed eredi di C.M., deceduto in un incidente stradale avvenuto il (OMISSIS) per un’improvvisa svolta di un’auto condotta da L.G., allorchè tagliava la strada al motociclista che stava percorrendo la (OMISSIS) a velocità sostenuta, impugnano la sentenza della Corte d’appello di Bologna n. 309/2016 del 22/02/2016, affidato a sette motivi. La Società Cattolica ass.ni s.p.a. ha notificato controricorso.

2. La Corte d’appello, dopo avere accertato il pari concorso di responsabilità dei due conducenti dell’auto e della moto (circostanza non più in discussione in tale sede processuale), ha respinto le doglianze degli appellanti qui ricorrenti nei seguenti termini: 1) in accoglimento dei primi tre motivi, modificando la quantificazione effettuata in primo grado, pari a circa Euro 70.0000 ciascuno, ha applicato le tabelle milanesi allora vigenti che, considerando il danno morale unitariamente, prevede una forbice che va da Euro 163.990 ed Euro 327.990,00, e tenuto conto dell’età non più giovane dei genitori e della giovane età del figlio deceduto (venticinquenne), ha riconosciuto la somma totale, devalutata all’epoca del sinistro, di Euro 240.000,00 ciascuno, sulla base dei criteri enunciati dalla Sez. Unite 2008 e delle “tabelle milanesi” di liquidazione del danno alla persona in tal senso corrette, operando poi la decurtazione in relazione alla percentuale di colpa del conducente del veicolo assicurato, pari al 50%; 2) ha respinto il quarto motivo attinente al mancato riconoscimento del danno patrimoniale conseguente alla perdita del potenziale sostegno economico per i genitori, confermando la sentenza di primo grado che aveva statuito che non vi era prova dell’attuale situazione economica in cui i genitori versavano, su cui fondare un giudizio prognostico in ordine alla sussistenza di detti presupposti per il futuro; 3) ha respinto il quinto motivo attinente alla sussistenza di danno biologico in capo ai genitori superstiti, assumendo che esso non è da presumersi e che il convenuto non avrebbe dovuto dimostrare il contrario, bensì che gli attori avrebbero dovuto allegare uno stato di malattia psico-fisica conseguito a causa della morte del figlio; 4) ha respinto il sesto motivo, attinente al mancato riconoscimento del danno già maturato dalla vittima, quale il danno tanatologico, catastrofale, il danno biologico, morale ed esistenziale, sull’assunto della sentenza SSUU 15350/2015 che ha negato la risarcibilità iure hereditatis del danno da perdita della vita e, inoltre, ha rilevato che non sussiste la prova che la vittima, trovata già deceduta a venti minuti dall’incidente, fosse sopravvissuta per un apprezzabile lasso di tempo che consenta la configurabilità di una menomazione dell’integrità psico-fisica autonomamente apprezzabile; 5) ha respinto il settimo motivo con il quale gli appellanti si sono doluti della riduzione al 50% delle spese conseguenti al sinistro e del mancato riconoscimento di ulteriori esborsi per anticipazione di spese, sulla base della mancata prova e del fatto che gli esborsi sono dovuti sulla base della percentuale di responsabilità riconosciuta al convenuto; ha respinto l’ottavo motivo relativo all’asserito mancato integrale riconoscimento del rimborso delle spese di assistenza stragiudiziale in quanto il Tribunale, con motivazione non specificamente contestata dagli appellanti, ha dato atto che tali spese erano già state rifuse dalla compagnia assicuratrice in misura corrispondente alla nota versata in atti. I ricorrenti hanno prodotto memoria ex art. 378 c.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo i ricorrenti denunciano l’errata applicazione delle norme sul danno morale in relazione agli artt. 2056,2059, 2720 c.c., artt. 2,29 e 30 Cost. e artt. 21,33,35,52 Carta Nizza, da interpretarsi secondo una interpretazione costituzionalmente e convenzionalmente orientata, in tal caso dovendosi riconoscere il massimo indicato nelle tabelle del 2013 (pari a Euro 328.000,00), tenendo conto che si tratta di danno da perdita di rapporto parentale. Con il secondo motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, i ricorrenti deducono la violazione dell’art. 2043 c.c., in relazione all’art. 2059 c.c., laddove il giudice del merito non ha liquidato il danno morale autonomamente rispetto al danno esistenziale da lesione del rapporto parentale. Con il terzo motivo, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, i ricorrenti deducono il cumulo di componenti la mancata personalizzazione e perciò confessata violazione degli artt. 2056 e 2059 c.c., avuto riguardo a varie questioni rivenienti da vari trattati internazionali (Convenzione di Roma e protocolli additivi, di New York, Carta di Nizza, decisioni Cedu e Corte UE).

1.1. I primi tre motivi vanno trattati congiuntamente in quanto tra lo connessi. Essi sono inammissibili in quanto le censure non si confrontano con le ragioni della decisione che ha ritenuto di riconoscere il danno nella massima misura “tabellare”, operando una devalutazione della somma alla data del fatto, sulla base delle “tabelle milanesi” aggiornate al 2009 e tenendo conto della percentuale di responsabilità riconosciuta al conducente dell’auto.

1.2. La liquidazione del danno morale conseguente alla perdita del congiunto, difatti, è stata rimodulata dalla Corte d’appello sulla base di “tabelle milanesi” del 2009, come rivedute e corrette alla luce dell’intervento delle Sezioni Unite del 2008, tenendo conto della personalizzazione dovuta, ed effettuata mediante il richiamo dei parametri utilizzati, operando poi le devalutazioni e ripartizioni sulla base della percentuale di “colpa” accertata in concreto. Il danno, inoltre, è stato liquidato tenendo conto dell’età della vittima e dei genitori, con argomentazioni di ordine equitativo in linea con le indicazioni date da SSUU 8827-8828/2003 e S.U., 11 novembre 2008 nn. 26973 e 26974.

1.3. In materia di danno morale, non può riconoscersi un’autonoma voce di danno morale “da uccisione” del congiunto, poichè anche la lettura costituzionalemente e convenzionalmente orientata della norma sul danno morale non può giungere a una duplicazione di una medesima voce di danno, onde evitare l’effetto di eccessivo arricchimento comunque non voluto neanche dall’assetto costituzionale Europeo.

1.4. Il sistema, difatti, per la valutazione del danno morale derivante da illecito prevede un esercizio discrezionale “proporzionato” al grado di sofferenza dedotto o desumibile dagli atti.

1.5. L’affermazione del principio di personalizzazione del danno ricavabile dai precedenti sopra richiamati, difatti, non contrasta con il principio di unitarietà del danno, ma anzi lo completa, poichè vale ad indicare che il giudice, in presenza di specifiche circostanze di fatto, che valgano a superare le conseguenze ordinarie già previste e compensate nella liquidazione forfettaria assicurata dalle previsioni tabellari comunemente in uso nei Tribunali, può procedere alla personalizzazione del danno, dando adeguatamente conto, con motivazione analitica e non stereotipata, della sussistenza di peculiari ragioni di apprezzamento meritevoli di tradursi in una differente e, dunque, individualizzata considerazione in termini monetari (v. Cass. Sez. 3, Sentenza n. 11754 del 15/05/2018; Cass. Sez. 6-3, Ordinanza n. 10912 del 07/05/2018).

1.6. A prescindere dalla sussistenza di tabelle di liquidazione del danno, pertanto, spetta alla parte lesa il diritto di esigere una valutazione equitativa e personalizzata del danno non patrimoniale sofferto, vale a dire una valutazione in grado di riparare “tout le dommage, rien que le dommage”, come è stato efficacemente statuito dalla Corte di cassazione francese sin dal 1955 (n Cass. civ. 2e, 28 octobre 1954, J.C.P. 1955, 2, 8765), e ripreso dall’ordinamento dell’Unione Europea come criterio di riferimento per ogni Stato membro. Fa parte, infatti, di un orientamento costante (acquis) della Corte di Giustizia dell’Unione Europea l’assunto che il diritto comunitario non osta a che i giudici nazionali vigilino affinchè la tutela dei diritti garantiti dall’ordinamento giuridico comunitario, per quanto debba essere piena ed effettiva, non comporti nè un risarcimento simbolico, nè un arricchimento senza giusta causa (v., in particolare, sentenze nelle cause riunite da C-295/04 a C298/04, Vincenzo Manfredi e altri contro Lloyd Adriatico Assicurazioni SpA e altri, punto 94; 4 ottobre 1979, causa 238/78, Ireks-Arkady/Consiglio e Commissione, Racc. pag. 2955, punto 14; 21 settembre 2000, cause riunite C-441/98 e C-442/98, Michailidis, Racc. pag. 1-7145, punto 31; causa C-453/99, Courage e Crehan, Racc. pag. 1-6297, punto 30).

1.7. In merito, rileva anche citare la sentenza della Corte di Giustizia del 23 gennaio 2014, resa nella causa C-371/12, Petillo c. Ass. Generali, secondo cui le direttive Europee in materia di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli, e di controllo dell’obbligo di assicurare tale responsabilità, non ostano ad una legislazione nazionale, la quale prevede il particolare sistema di risarcimento dei danni morali derivanti da lesioni corporali di lieve entità causate da sinistri stradali, che limiti il risarcimento di tali danni rispetto a quanto ammesso in materia di risarcimento di danni identici risultanti da cause diverse da detti sinistri, dal momento che quest’ultima non ha l’effetto di escludere d’ufficio o di limitare in maniera sproporzionata il diritto della vittima a beneficiare di un risarcimento. In tale particolare materia, difatti, la Corte di Giustizia, guardiano della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, ha ammesso che in un ordinamento nazionale possano coesistere diversi sistemi di risarcimento del danno alla persona, purchè non venga leso il principio di effettività di tutela.

1.8. Pertanto, una volta che si constati che il giudice abbia fatto buon governo dei criteri equitativi rientranti nella “forbice” indicata dalla prassi medico-legale consolidata, e racchiusi “nelle tabelle milanesi”, la valutazione sul danno non patrimoniale non può essere messa in discussione in sede di legittimità qualora nella sentenza impugnata non emerga, come nel caso di specie, una sostanziale lesione del principio di effettività di tutela, posto che la decisione risulta conforme alli elemento paranormativo di interpretazione delle norme di cui gli artt. 2053 e 2059 c.c., che rinviano a una liquidazione equitativa del danno non patrimoniale, e dà conto della gravità della perdita subita sul piano relazionale, sia in relazione all’età della vittima venticinquenne, convivente con i genitori, con cui si era evidentemente creato un intenso rapporto affettivo, sia in relazione all’età dei genitori, prematuramente privati di future aspettative riposte sul figlio.

2. Con il quarto motivo ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, il ricorrente denuncia la mancata considerazione del danno patrimoniale sotto il profilo della violazione di legge in relazione agli artt. 433,1223,1225, 20143, 2056,2727 e 2729 c.c., in relazione al mancato riconoscimento della perdita del potenziale apporto economico alla famiglia, anche in relazione al probabile collasso del sistema pensionistico e all’obbligo di alimenti che grava sulla discendenza diretta.

2.1. Il motivo è inammissibile in quanto non si confronta con la ratio decidendi, e dunque risulta aspecifico e in violazione dei parametri indicati nell’art. 366 c.p.c., n. 4, per rendere scrutinabile il ricorso, laddove indica che su questo fronte non è stata offerta alcuna idonea prova in merito agli indici di probabilità di tale mancato apporto familiare in relazione al caso concreto (v. sul punto Cass. 4791/2007; Cass. 8546/2008; Cass. Sez. 3, sentenza n. 759/2014). Allo stato attuale, inoltre, non vi sono indici economici per considerare probabile o come fatto “notorio” nè che in futuro si verificherà il collasso dell’intero sistema pensionistico, nè che esso andrà a ricadere direttamente sui prossimi congiunti ancora in età lavorativa, determinando così un obbligo dei figli ad alimentare i genitori privi di capacità di auto-sostentamento.

3. Con il quinto, sesto e settimo motivo i ricorrenti denunciano la mancata considerazione del danno morale iure hereditatis trasmesso dalla vittima ai genitori, consistente nel danno biologico, tanatologico, catastrofale in violazione degli artt. 2043 -20159 c.c. c.c. e art. 2697, in tema di onere della prova, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto la Corte d’appello.

3.1. I motivi sono inammissibili ex art. 366 c.p.c., n. 4, in quanto non si confrontano con la ratio decidendi della sentenza ove si esclude che siano state date prove o vi siano indici obiettivi attestanti che il morituro, dopo l’incidente, nel breve lasso di tempo trascorso tra l’impatto e la constatazione sul posto del decesso, abbia sofferto o abbia avuto lucida percezione dell’approssimarsi del suo fine vita, come indicato da SU Cass. 15350/2015. Sotto il profilo della prova, difatti, non è possibile asserire che si possa presumere una tale consapevolezza quando il decesso è stato constatato a venti minuti di distanza dall’impatto con la vettura, in assenza di indicazione delle specifiche cause della morte, onere che certamente ricade su ei qui dicit e non sulla parte convenuta, trattandosi di risarcimento da responsabilità aquiliana ex art. 2043 c.c. (v. anche Sez. 3, Sentenza n. 870 del 17/01/2008).

4. Conclusivamente il ricorso è inammissibile con ogni conseguenza in ordine alle spese, che si liquidano in dispositivo ai sensi del D.M. n. 55 del 2014, a favore della parte resistente.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna ricorrente alle spese, liquidate in Euro 3.500,0, oltre Euro 200,00, per spese, spese forfettarie al 15% e oneri di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso incidentale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile, il 12 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 30 novembre 2018

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