Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3097 del 10/02/2020

Cassazione civile sez. I, 10/02/2020, (ud. 12/12/2019, dep. 10/02/2020), n.3097

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L. C. G. – rel. Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 23345/2015 proposto da:

Ministero dell’Interno in persona del Ministro pro tempore

domiciliato in Roma Via dei Portoghesi 12 presso l’Avvocatura

Generale dello Stato, che lo rappresenta e difende ex lege;

– ricorrente –

contro

H.E.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 367/2014 della CORTE DI APPELLO di CAGLIARI

-SEZ. DISTACCATA di SASSARI, depositata il 28/08/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

12/12/2019 dal Consigliere Dott. UMBERTO LUIGI CESARE GIUSEPPE

SCOTTI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con ricorso ex art. 737 c.p.c., depositato il 13/3/2009 H.E. ha chiesto al Tribunale di Sassari il riconoscimento dello status di apolide, assumendo di essere nato e aver sempre vissuto in Italia, presso il campo nomadi di (OMISSIS), di non godere della cittadinanza di alcuno Stato, di essere figlio di cittadini già jugoslavi, nati in località oggi ricomprese nella Repubblica di Bosnia e Erzegovina, e di non essere iscritto nei registri dei cittadini bosniaci.

Si è costituita in giudizio l’Amministrazione dell’Interno lamentando la proposizione della domanda senza il rispetto del competente foro erariale ai sensi dell’art. 25 c.p.c. e R.D. n. 1611 del 1933, artt. 6 e 7 e contestando la pretesa del ricorrente anche nel merito.

Il Tribunale di Sassari con sentenza n. 8 del 13/8/2010 ha accolto l’istanza del ricorrente, a spese compensate.

2. Avverso la predetta sentenza ha proposto appello l’Amministrazione dell’Interno dinanzi alla Corte di appello di Cagliari riproponendo le proprie eccezioni e difese.

Si è costituito l’appellato H., chiedendo il rigetto del gravame ed eccependo l’incompetenza dell’adita Corte di appello di Cagliari in favore della Sezione distaccata di Sassari.

Il Presidente della Corte ha rimesso la controversia alla Sezione distaccata di Sassari che con sentenza del 22/8/2014 ha rigettato l’appello a spese compensate.

3. Avverso la predetta sentenza ha proposto ricorso l’Amministrazione dell’Interno con atto passato in notifica il 23/9/2015 e consegnato il 30/9/2015, svolgendo tre motivi.

3.1. Con il primo motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 2, il Ministero ricorrente denuncia violazione delle norme sulla competenza e in particolare dell’art. 25 c.p.c. e R.D. n. 1611 del 1933, artt. 6 e 7.

Il ricorrente sostiene che la competenza del Foro erariale, e quindi del Tribunale di Cagliari, ove ha sede l’Avvocatura Distrettuale dello Stato, scaturente dalla inequivoca lettura delle norme citate, non poteva trovar deroga in forza di una interpretazione costituzionalmente orientata ma in realtà contraria al loro contenuto, tanto più che tale disciplina era passata indenne sotto plurime verifiche operate dalla Corte Costituzionale.

3.2. Con il secondo motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 3, il Ministero ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di legge in relazione alla Convenzione di New York del 28/9/1954, recepita in Italia con L. n. 306 del 1962, all’art. 4 della Legge sulla Cittadinanza jugoslava del 1976, nonchè agli artt. 37 e 38 della Legge sulla Cittadinanza bosniaca n. 4 del 1997.

La vigente disciplina dell’apolidia, i cui cardini sono contenuti nell’art. 1 della Convenzione di New York del 28/9/1954, recepita in Italia con L. n. 306 del 1962, per il riconoscimento di tale condizione esige che la persona non risulti cittadino di alcuno Stato.

Secondo il Ministero ricorrente, H.E. era invece cittadino bosniaco, diversamente da quanto ritenuto dalla Corte di appello, che aveva affermato che il figlio di cittadini bosniaci residenti all’estero e nato all’estero prima dell’entrata in vigore della Costituzione bosniaca doveva ritenersi figlio di emigranti e poteva ottenere la cittadinanza solo facendo ritorno in Bosnia per restarvi.

Il sig. H. aveva affermato che il padre e la madre erano originari della Bosnia Erzegovina e cittadini della ex Repubblica di Jugoslavia: ciò, da solo, confutava quanto affermato dalla Corte perchè ai sensi dell’art. 4 della previgente legge sulla cittadinanza jugoslava del 1976 il figlio di due cittadini jugoslavi acquistava la cittadinanza al momento della nascita e l’attore era nato nel 1985 quando ancora esisteva la Repubblica jugoslava.

Per altro verso, la L. n. 4 del 1997, art. 38, non riguardava la popolazione di origine della Bosnia-Erzegovina, ma gli altri ex cittadini jugoslavi; la norma da applicare era invece l’art. 37 della stessa Legge, secondo il quale tutte le persone che erano cittadini della Repubblica di Bosnia e Erzegovina prima dell’entrata in vigore della Costituzione, compresi coloro che lo erano sino al 6 aprile del 1992,allorquando questo Stato non ancora indipendente apparteneva alla Repubblica Federativa di Jugoslavia, sono cittadini della Bosnia ed Erzegovina.

3.3. Con il terzo motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 3, il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di legge in relazione all’art. 2697 c.c..

L’attore avrebbe dovuto provare le ragioni per cui secondo l’ordinamento bosniaco avrebbe perso la cittadinanza di quello Stato; tale prova non poteva essere fornita solo sulla base del dato meramente formale del suo non inserimento nei registri dello Stato civile bosniaco.

3.4. L’intimato H. non si è costituito.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il Collegio ritiene opportuno che il ricorso, che presenta interesse nomofilattico, sia trattato e discusso in pubblica udienza, con l’intervento del Procuratore generale, con riferimento sia al primo, sia al secondo motivo di ricorso (al cui proposito constano due precedenti: Sez. 1, 19/06/2019 n. 16489; Sez. 6-1, del 3/3/2015 n. 4262).

E’ opportuno altresì che il ricorrente, unica parte costituita, depositi il testo della legge sulla cittadinanza della Repubblica di Bosnia ed Erzegovina n. 4 del 1997 a cui si richiama e che non è stato reperito negli atti.

P.Q.M.

La Corte rinvia alla pubblica udienza e invita il Ministero ricorrente a depositare il testo della legge sulla cittadinanza della Repubblica di Bosnia ed Erzegovina n. 4 del 1997.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 12 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 10 febbraio 2020

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