Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30920 del 29/10/2021

Cassazione civile sez. lav., 29/10/2021, (ud. 28/04/2021, dep. 29/10/2021), n.30920

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – rel. Consigliere –

Dott. PICCONE Valeria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3453-2020 proposto da:

O.J., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato MARIAGRAZIA STIGLIANO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO – COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI BARI, in persona

del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso o e legis

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, ALLA VIA DEI PORTOGHESI 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 2672/2019 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 30/12/2019 R.G.N. 737/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28/04/2021 dal Consigliere Dott. PONTERIO CARLA.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

1. La Corte d’appello di Bari, con sentenza n. 2672 del 2019, ha respinto l’appello proposto da O.J., cittadino nigeriano, avverso l’ordinanza del Tribunale che, confermando il provvedimento emesso dalla competente Commissione Territoriale, aveva negato al richiedente il riconoscimento dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria.

2. Il richiedente aveva dichiarato di essere stato costretto a lasciare il Paese per il timore di essere perseguitato in quanto omosessuale, a seguito della scoperta accidentale del medesimo insieme al partner da parte del padre che per questa ragione lo aveva allontanato da casa. In particolare, era accaduto che il 5.1.2016, mentre si trovava in casa nella sua stanza, insieme al partner, il padre era entrato nella stanza, la cui porta, per pura dimenticanza, non era stata chiusa a chiave, e lo aveva sorpreso.

3. La Corte d’appello ha ritenuto inattendibile il racconto per plurimi aspetti di inverosimiglianza (“non è dato comprendere come possa essersi protratta la relazione affettiva per così lungo tempo, con gli incontri in casa dell’appellante, senza che nulla emergesse fino alla scoperta da parte del padre il 5.1.2016. In secondo luogo, stante la severità del trattamento assicurato agli omosessuali in Nigeria e l’avversione che la comunità, anche familiare, provava verso i soggetti di orientamento omosessuale, non è dato ragionevolmente cogliere sulla base di quali presupposti si fosse radicata la convinzione, in capo al richiedente protezione, e al suo partner, di non essere scoperti, al punto da non adottare alcun idonea precauzione per impedire l’accesso nella stanza ove era in corso la relazione omosessuale. Quanto al partner, il richiedente protezione non ha offerto alcuna indicazione idonea alla sua identificazione, a parte una generica descrizione, senza neanche riferire il nome dello stesso. Ciò che lascia ancora più perplessi e rende totalmente incredibile il racconto in parte qua è il fatto che il rapporto affettivo omosessuale, cementatosi per ben 14 anni … si sia improvvisamente quanto definitivamente interrotto e -vaporizzato- senza alcuna ragione a far data dalla scoperta da parte del padre del richiedente, al punto che tra i due amanti non vi sarebbe stato più alcun contatto né tentativo di riallacciare la relazione all’estero, ove certamente non si sarebbero interposti gli ostacoli e i pregiudizi incontrati nel paese d’origine. Aggiungasi l’ulteriore non trascurabile rilievo che stranamente il richiedente protezione, giunto in Italia, non avrebbe mai contattato -ambienti omosessuali-, ove condividere l’orientamento sessuale tuttora rivendicato”), e assenti i presupposti per le forme di protezione richiesta. Ha escluso che nel Sud della Nigeria (ove sono ubicati Lagos e Benin, regione di nascita e di provenienza del richiedente) vi fosse una situazione qualificabile come conflitto armato, ai fini della protezione sussidiaria, e che fosse emerso qualche profilo di vulnerabilità del predetto in connessione con una seria integrazione nel territorio dello Stato ospitante.

4. Avverso la sentenza il richiedente ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi, illustrati da memoria.

5. Il Ministero dell’Interno si è costituito al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

6. Col primo motivo si deduce omessa motivazione in relazione al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, e al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), nonché omesso esame di un fatto decisivo in ordine alla mancata valutazione della situazione in Nigeria sulla base di fonti ufficiali. Omessa motivazione in relazione all’art. 10 Cost..

7. Si censura la sentenza d’appello per aver negato la protezione basando il giudizio di non credibilità del racconto su dettagli secondari e senza tener conto della difficoltà del richiedente di narrare e riferire aspetti così intimi della propria esistenza. Si rileva inoltre che sia stato omesso qualsiasi approfondimento sulle condizioni delle persone omosessuali nel Paese d’origine, sul trattamento giuridico ai medesimi riservato e sul rischio di persecuzione.

8. Coi secondo motivo si deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere i giudici di appello escluso i requisiti della protezione sussidiaria sulla base di fonti non aggiornate e non complete.

9. Il primo motivo di ricorso è fondato e deve trovare accoglimento.

10. La nozione di “rifugiato”, di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, comma 1, lett. e), quale “cittadino straniero il quale, per il timore fondato di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o opinione politica, si trova fuori dal territorio del Paese di cui ha la cittadinanza e non può o, a causa di tale timore, non vuole avvalersi della protezione di tale Paese” ricomprende, grazie al riferimento al “determinato gruppo sociale”, anche i timori di persecuzione collegati all’orientamento sessuale.

11. L’orientamento sessuale del richiedente (nella specie, l’omosessualità) rappresenta un fattore di individuazione del “particolare gruppo sociale” la cui appartenenza, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 8, comma 1, lett. d), costituisce ragione di persecuzione idonea a fondare il riconoscimento dello status di rifugiato, pur se dedotta per la prima volta solo davanti al tribunale. (Sez. 6 – 1, n. 27437 del 29/12/2016). Inoltre, il del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, comma 1, vieta l’espulsione o il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione anche per motivi di orientamento sessuale.

12. Questa Corte ha in proposito affermato che per persecuzione deve intendersi una forma di lotta radicale contro una minoranza che può anche essere attuata sul piano giuridico e specificamente con la semplice previsione del comportamento che si intende contrastare come reato punibile con la reclusione; tale situazione si concretizza allorché le persone di orientamento omosessuale sono costrette a violare la legge penale del loro paese e a esporsi a gravi sanzioni per poter vivere liberamente la propria sessualità, sì che ben si può ritenere che ciò costituisca una grave ingerenza nella vita privata dei cittadini che compromette grandemente la loro libertà personale. Tale violazione si riflette, automaticamente, sulla condizione individuale delle persone omosessuali, ponendole in una situazione oggettiva di persecuzione, che deve essere verificata, anche d’ufficio, dal giudice di merito, e che è tale da giustificare la concessione della protezione (Sez. 6 – 1, n. 15981 del 20/09/2012; Sez. 1, n. 07438/2020).

13. Si è in particolare precisato che, in ogni caso, l’allegazione da parte dello straniero della propria condizione di omosessualità impone al giudice di porsi in una prospettiva dinamica e non statica (Sez. 1, n. 09815/2020, cit.), nel senso che ha il dovere di accertare se lo Stato di provenienza non possa o non voglia offrire adeguata protezione alla persona omosessuale, D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 5, lett. c) e dunque se, considerata la concreta situazione del richiedente e la sua particolare condizione personale, questi possa subire, a causa del suo orientamento sessuale, n. 251 del 2007, ex art. 8, lett. d), una minaccia grave ed individuale alla propria vita o alla persona (Sez. 1, n. 11172/2020; v. altresì Sez. 1, n. 11176/2019).

14. Nel caso di specie, la Corte di merito, da un lato, nella valutazione di credibilità delle dichiarazioni del richiedente, ha omesso di seguire le cogenti regole di procedimentalizzazione di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, (v. Cass. 26921/2017,) affidandosi, peraltro su un terreno così sensibile come quello dell’orientamento sessuale, a indici di inverosimiglianza legati ad aspetti secondari o di dettaglio oppure a nozioni stereotipate associate alla omosessualità come vissuta in ambito nazionale (v. Cass. 23891/20; n. 9815/2020); dall’altro lato, e in conseguenza del giudizio di non credibilità, ha omesso qualsiasi indagine sul rischio di persecuzione per ragioni legate alla omosessualità nel Paese d’origine, come sarebbe stato invece doveroso in adempimento del dovere di cooperazione istruttoria.

15. Per le ragioni esposte, il primo motivo di ricorso deve trovare accoglimento, risultando assorbito il secondo motivo.

16. La sentenza impugnata deve essere cassata, con rinvio alla medesima Corte d’appello, in diversa composizione, anche per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Corte d’appello di Bari, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nell’udienza Camerale, il 28 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 29 ottobre 2021

 

 

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