Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3090 del 06/02/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 06/02/2017, (ud. 20/01/2017, dep.06/02/2017),  n. 3090

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAGONESI Vittorio – rel. Presidente –

Dott. CRISTIANO Magda – Consigliere –

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7056-2015 proposto da:

AVV. D.G.V., elettivamente domiciliato presso il proprio

studio in ROMA, VIA BARNABA ORIANI 85, rappresentato e difeso da sè

medesimo;

– ricorrente –

contro

(OMISSIS) S.P.A. in liquidazione;

– intimata –

avverso il decreto n. 2470/2014 del TRIBUNALE di FERRARA, emesso il

28/01/2015 e depositato il 04/02/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 20/01/2017 dal Consigliere Relatore Dott. RAGONESI

VITTORIO.

Fatto

IN FATTO ED IN DIRITTO

D.G.V. ha proposto ricorso per cassazione avverso il decreto del Tribunale di Ferrara che aveva rigettato la sua richiesta di ammissione allo stato passivo in prededuzione del (OMISSIS) Spa ammettendo il credito vantato dal D.G. per l’assistenza in favore della fallita in privilegio anzichè in prededuzione.

Il fallimento non ha svolto attività difensiva.

Con il primo motivo il ricorrente si duole per la mancata prededucibilità censurando sotto il profilo della violazione di legge ex art. 360 c.p.c., n. 3 l’erronea applicazione della L.Fall., art. 111, comma 2.

Con il secondo motivo lamenta l’apparente motivazione del provvedimento.

I due motivi possono essere esaminati congiuntamente.

Quanto al primo motivo, questa Corte ha già chiarito che il novellato L.Fall., art. 111, comma 2, detta un precetto di carattere generale, che per favorire il ricorso a forme di soluzione concordata della crisi d’impresa, ha introdotto un’eccezione al principio della par condicio ed ha esteso la prededucibilità a tutti i crediti sorti in funzione di precedenti procedure concorsuali, fra i quali il credito del professionista rientra de plano, senza che debba verificarsi “il risultato” delle prestazioni da questi svolte, ovvero della concreta utilità per la massa (Cass. 2264/15;Cass. nn. 8533/013, 1513/014, 8958/014).

Per quanto concerne il secondo motivo lo stesso deve ritenersi assorbito.

Nel caso di specie, quindi, contrariamente a quanto ritenuto dal giudice di merito va riconosciuta la prededuzione essendo stata comunque l’attività svolta finalizzata alla presentazione della istanza di concordato.

Il ricorso va quindi accolto e, sussistendo i requisiti di cui all’art. 384 c.p.c., la causa può essere decisa nel merito con l’attribuzione della prededuzione al credito del ricorrente già ammesso al passivo. Segue alla soccombenza la condanna al pagamento delle spese di giudizio liquidate come da dispositivo.

PQM

Accoglie il ricorso, cassa il decreto impugnato e decidendo nel merito riconosce la prededuzione al credito del ricorrente già ammesso al passivo.

Condanna la curatela al pagamento delle spese di giudizio liquidate in Euro 3000,000 oltre Euro 100,00 per esborsi oltre accessori di legge e spese forfettarie.

Così deciso in Roma, il 20 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 6 febbraio 2017

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