Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30878 del 29/11/2018

Cassazione civile sez. VI, 29/11/2018, (ud. 05/06/2018, dep. 29/11/2018), n.30878

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. ORICCHIO Antonio – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17801-2017 proposto da:

C.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA COLA DI RIENZO

n. 212, presso lo studio dell’avvocato LEONARDO BRASCA,

rappresentato e difeso dall’avvocato BERNARDO MARASCO;

– ricorrente –

avverso la sentenza n. 23/2017 del TRIBUNALE di CATANZARO, depositata

il 02 gennaio 2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 05 giugno 2018 dal Consigliere Dott. ANTONINO

SCALISI.

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

il sig. C.A., con ricorso depositato in data 25/07/2014, proponeva opposizione avverso il verbale di contestazione n. (OMISSIS) Mod. 352 elevato dalla Polstrada di Catanzaro il 19 luglio 2014 alle ore 10:20 al km (OMISSIS) della SS (OMISSIS), carreggiata direzione RC, nel tratto ricadente nel territorio del Comune di Borgia, per violazione del C.d.S., art. 142, commi 1 e 9 bis, in quanto alla guida dell’autoveicolo targato (OMISSIS), intestato a terza persona, circolava alla velocità di 147 km/h, eccedendo cosi il limite di velocità di 70 km/h consentito sul tratto di strada percorso.

Il ricorrente fondava l’opposizione avverso il su citato verbale sulla sussistenza dello stato di necessità, consistente nel grave stato di salute in cui versava il figlio minore P.G. che viaggiava con lui. Difatti, in data 19 luglio 2014 il ragazzino, già portatore di handicap con sofferenze respiratorie, era in preda a crisi convulsive e, proprio tale circostanza, aveva determinato l’illecita condotta di guida, posta in essere al solo fine di raggiungere tempestivamente la propria dimora estiva di Montepaone Lido, dove si trovavano i farmaci necessari per fronteggiare la situazione di emergenza ovvero, comunque, verso Soverato ove è presente un presidio ospedaliero munito del reparto di pronto soccorso, assente, invece, nel Policlinico universitario di Germaneto.

La Prefettura di Catanzaro si costituiva in giudizio, contestando i motivi di opposizione ed il requisito dello stato di necessità.

Il Giudice di Pace di Borgia con sentenza n. 57 del 2014 rigettava l’opposizione e confermava il verbale di contestazione.

Avverso tale sentenza proponeva appello C., chiedendo al Giudice del gravame la riforma integrale della sentenza impugnata per quelle stesse ragioni già evidenziate nel corso del giudizio di primo grado.

La Prefettura di Catanzaro si costituiva in giudizio, contestando i motivi di appello e per l’effetto la conferma della sentenza di primo grado.

Il Tribunale di Catanzaro con sentenza n. 23 del 2017 rigettava l’appello e confermava la sentenza impugnata. Secondo il Tribunale di Catanzaro, nel caso in esame, lo stato di necessità cui faceva riferimento il C. non era stato provato ma semplicemente affermato. Infatti, come rilevato dal primo giudice il C., anzichè attendere l’arrivo dell’autombulanza che aveva chiesto per trasportare il figlio al nosocomio cittadino si è messo alla guida del veicolo, procedendo in direzione opposta (soltanto nell’atto di appello viene dedotto che il luogo di destinazione sarebbe stato l’Ospedale di Soverato).

La cassazione di questa sentenza è stata chiesta da C.A. con ricorso affidato ad un motivo. La Prefettura UTG di Catanzaro, in questa fase, non ha svolto alcuna attività giudiziale.

C.A. lamenta:

a) Con l’unico motivo di ricorso la violazione e falsa applicazione degli art. 54 c.p. e dell’art. 59 c.p., comma 4, della L. n. 689 del 1981, art. 3, comma 3 e art. 4, comma 1, dell’art. 1697 c.c. e dell’art. 115 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, Secondo il ricorrente il Tribunale di Catanzaro avrebbe errato nel ritenere non provato lo “stato di necessita” dovuto allo stato di salute del proprio figlio, posto che lo stesso aveva assolto, giusta documentazione, in atti l’onere probatorio ex art. 2697 c.c. di dimostrare gli elementi costitutivi dello stato di necessità.

Su proposta del relatore, il quale riteneva che il motivo formulato con il ricorso è infondato, con la conseguente definibilità nelle forme dell’art. 380-bis c.p.c., in relazione all’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 1), il Presidente ha fissato l’adunanza della Camera di Consiglio.

Rileva il collegio che il ricorso, deve essere ritenuto infondato, in tal senso, trovando conferma la proposta già formulata dal relatore, ai sensi del citato art. 380-bis c.p.c.

1.a) Il motivo è infondato, essenzialmente, perchè l’assunta violazione di legge si basa e presuppone una diversa valutazione e ricostruzione delle risultanze di causa, censurabile – e solo entro certi limiti – sotto il profilo del vizio di motivazione, secondo il paradigma previsto per la formulazione di detto motivo.

Va qui ribadito che in tema di ricorso per cassazione, il vizio di violazione di legge consiste nella deduzione di un’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge e, quindi, implica, necessariamente, un problema interpretativo della stessa (di qui la funzione di assicurare l’uniforme interpretazione della legge assegnata alla Corte di cassazione dalla O. giud., art. 65); viceversa, l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa è esterna all’esatta interpretazione della norma di legge e impinge nella tipica valutazione del giudice di merito, la cui censura è possibile, in sede di legittimità, sotto l’aspetto del vizio di motivazione; il discrimine tra l’una e l’altra ipotesi – violazione di legge in senso proprio a causa dell’erronea ricognizione dell’astratta fattispecie normativa, ovvero erronea applicazione della legge in ragione della carente o contraddittoria ricostruzione della fattispecie concreta – è segnato, in modo evidente, dal fatto che solo quest’ultima censura, e non anche la prima, è mediata dalla contestata valutazione delle risultanze di causa (in tal senso essenzialmente cfr. Cass. n. 16698 e 7394 del 2010).

Ora, nel caso in esame, come ha chiarito il Tribunale di Catanzaro “(….), il Giudice di primo grado ha, correttamente, ritenuto non provata l’esistenza, anche solo putativa, di una situazione di assoluta necessità per il C. di recarsi presso l’abitazione estiva per prendere dei farmaci indispensabili per l’incolumità del figlio, procedendo alla velocità di 147 Km/h, su strada con velocità massima consentita di 70 Km/h. Nuoce, infatti, al riguardo il comportamento assunto dal C. nei frangenti oggetto di causa, tale da apparire contraddittorio rispetto alle deduzioni difensive, laddove risulta- come opportunamente rilevato dal primo giudice- che egli, anzichè attendere l’arrivo dell’ambulanza che aveva richiesto per trasportare il figlio al nosocomio cittadino, si è messo alla guida del veicolo procedendo in direzione opposta (peraltro, soltanto nell’atto di appello viene dedotto che il luogo di destinazione sarebbe stato l’Ospedale di Soverato). Risulta, inoltre, dai referti medici prodotti che le condizioni di salute di C. P.G. erano caratterizzate da forma morbosa di grado lieve

E’ questa una valutazione di merito e dei dati processuali ed essendo razionalmente condivisibile, non è suscettibile di formare oggetto del giudizio di cassazione deputato a valutare la legittimità in diritto della sentenza impugnata.

In definitiva, il ricorso va rigettato. Non occorre provvedere al regolamento della liquidazione delle spese del presente giudizio, posto che la parte intimata in questa fase non ha svolto alcuna attività giudiziale. Il Collegio dà atto che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta Sezione Civile Seconda di questa Corte di Cassazione, il 5 giugno 2018.

Depositato in Cancelleria il 29 novembre 2018

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