Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30864 del 22/12/2017


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Civile Ord. Sez. L Num. 30864 Anno 2017
Presidente: DI CERBO VINCENZO
Relatore: CURCIO LAURA

ORDINANZA

sul ricorso 836-2013 proposto da:
POSTE ITALIANE S.P.A. C.F. 97103880585, in persona del
legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA VIALE MAZZINI 134, presso lo studio
dell’avvocato LUIGI FIORILLO, che la rappresenta e
difende, giusta delega in atti;
– ricorrente contro

2017
3181

OCCHIPINTI CONCETTA;
– intimata –

avverso la sentenza n. 9466/2011 della CORTE D’APPELLO
di ROMA, depositata il 29/12/2011 R.G.N. 9949/2007.

Data pubblicazione: 22/12/2017

Rgn. 836/2013
RILEVATO

Che in particolare la corte territoriale ha confermato il giudizio del tribunale circa la
inesistenza di un mutuo consenso di risoluzione del rapporto stante la brevità del
tempo trascorso con inerzia della lavoratrice e l’assenza di ulteriori elementi
significativi della volontà di recedere dal rapporto; poi circa la genericità della
causale relativa ad “esigenze tecniche organizzative e produttive anche di carattere
straordinario conseguenti a processi di riorganizzazione , ivi ricomprendendo un più
funzionale riposizionamento di risorse sul territorio, anche derivanti da un più
funzionale riposizionamento di risorse sul territorio anche derivanti da innovazioni
tecnologiche, ovvero conseguenti all’introduzione e/o sperimentazione di nuove
tecnologie, prodotti o servizi , nonché all’attuazione delle previsioni di cui agli Accordi
del 17,18 e 23 ottobre, 11 dicembre 2001, 11 gennaio, 13 febbraio e 17 aprile 2002,
congiuntamente alla necessità di espletamento del servizio in concomitanza di assenze
per ferie contrattualmente dovute a tutto il personale nel periodo estivo”. Secondo la
Corte territoriale nella causale del contratto della lavoratrice non vi sarebbe stato
riferimento ad alcuna circostanza concreta; ghte il richiamo degli accordi sindacali non
chiariva in maniera più specifica l’utilizzo di contratti a termine per sostenere l’attività
di recapito nella fase di realizzazione dei processi di mobilità del personale collegati
alla riorganizzazione, dise anche la ragione sostitutiva era generica , ma Mli
comunque neanche/-e a stato assolto l’onere di prova da parte di Poste spa circa
l’effettiva esistenza d’ ali ragioni indicate in contratto.
Che Poste Italiane spa ha proposto ricorso per cassazione affidato a sette motivi,
mentre la Occhipinti è rimasta intimata.

CONSIDERATO

Che motivi di ricorso hanno riguardato : 1)violazione e falsa applicazione degli
artt.1372,1175,1375,2697 1427 M 1431 c.c. in relazione all’art.360 c.1.n.3 c.p.c., per
non aver considerato la sentenza il lungo lasso di tempo, di circa quattro anni,
trascorso dalla fine dello svolgimento della prestazione con la scadenza del termine e
la notifica del ricorso introduttivo di causa il 26.5.2006 e dunque per non aver
considerato il comportamento opposto ad una presunta volontà di prosecuzione del
rapporto;2) la violazione e falsa applicazione , in relazione all’art.360 c.1.n.3 c.p.c. ,
degli artt. 1 e 2 del dlgs n.368/2001, dell’art.12 delle preleggi, dell’art. 1362 e ss e
dell’art.1325 c.c. per non avere la corte territoriale considerato che con la nuova
disciplina di cui al dlgs n.368/2001 è necessaria e sufficiente la dimostrazione della
sussistenza in fatto delle esigenze aziendali indicate nella lettera di assunzione e nella
causale, che nel caso in esame sarebbe specifica, in quanto negli accordi sindacali
richiamati si esplicita l’impiego di tali contratti in un contesto aziendale interessato dal

Che la Corte d’Appello di Roma ha riformato parzialmente la sentenza del Tribunale di
Roma confermando la declaratoria di nullità del termine apposto al contratto e
intercorso tra Poste Italiane spa e Concetta Occhipinti dal 4 luglio 2002 sino al 30
settembre 2002, ed ha applicato , quanto alle conseguenze risarcitorie, l’art.32 della
legge n.183/2010 , determinando un’indennità nella misura di due mensilità e mezzo
di retribuzione.

Che il primo motivo è infondato. Questa corte ha osservato che perché possa
configurarsi una risoluzione del rapporto per mutuo consenso, è necessario che sia
accertata una chiara e certa comune volontà delle parti di porre definitivamente fine
ad ogni rapporto lavorativo,ciò sulla base del lungo lasso di tempo trascorso dalla
cessazione del contratto e del comportamento tenuto dalle parti e di eventuali
circostanze significative, essendo il solo decorso del tempo o la semplice inerzia del
lavoratore, successiva alla scadenza del termine, insufficienti a ritenere sussistente la
risoluzione per mutuo consenso ( Cfr per tutte Cass. n.1780/2014 )’ che comunque
spetta al giudice di merito valutare nel caso concreto il comportamentc‘ delle parti. Nel
caso in esame la corte, con motivazione immune da vizi logici e dunque non
sindacabile in questa sede , ha ritenuto che oltre l’inerzia del lavoratore non vi erano
stati altri comportamenti significativi delle parti diretti a far presumere la volontà
risolutoria.
Che il secondo ,il terzo , il quarto il quinto ed il sesto motivo, che possono
esaminarsi congiuntamente perché connessi, sono infondati. La corte territoriale ha
accertato la nullità del termine apposto al contratto di lavoro della Occhipinti
facendo riferimento a due rationes decidendi , perché ha osservato non solo che
l’apposizione di tale termine al contratto è consentita a fronte di ragioni di carattere
tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo che devono essere specificate , sia
pure per relationem, per iscritto nel contratto a pena di inefficacia e che dette ragioni
erano invece generiche, ma poi ha rilevato che nella fattispecie in esame era mancata
la prova sul punto di una specifica causale negoziale (cfr. tra le tante,
Cass.27/4/2010 n. 10033, Cass. 19/03/2016 n. 5451 ).
Che spetta al giudice di merito accertare – con valutazione che, ove adeguatamente
motivata e priva di vizi giuridici, resta esente dal sindacato di legittimità – la
sussistenza di tali presupposti, valutando ogni elemento, ritualmente acquisito al
processo, idoneo a dar riscontro alle ragioni specificamente indicate nel contratto di
2

fenomeno riorganizzativo e si disciplina compiutamente il processo di riallocazione;3)
violazione e falsa applicazione degli artt.1 c.2 e 4 del dlgs n.368 citato, e art.1362 e
1325 c.c.in relazione bEatiele~ all’art.360 c.1.n.3 c.p.c. per avere la sentenza
ritenuto erroneamente la genericità anche della ragione sostitutiva; 4)Ia violazione e
falsa applicazione dell’art.4 comma 2 dlgs n.368/2001, degli artt.116 e à in 253,
421c.2 c.p.c in relazione all’art.360 c.1 n.3 c.p.c., per aver la corte territoriale posto
a carico del datore di lavoro l’onere di provare le ragioni giustificatrici del termine,
laddove invece la nuova normativa richiede tale prova solo in relazione alla proroga,
essendo invece onere del lavoratore offrire la prova della pretestuosità
dell’apposizione del termine.5) l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio in
relazione all’art.360 c.1.n.5.c.p.c., per non avere ritenuto la sentenza impugnata la
compresenza in seno al contratto di più ragioni fra esse non incompatibili, entrambe
idonee a costituire elemento di sufficiente specificazione delle esigenze sottese al
contratto, con riferimento ai vari accordi indicati nella causale ed in particolare a
quello del 17.10.2001 sui contratti a termine;6) l’omesso esame di un fatto decisivo
per il giudizio in relazione all’art.360 c.1.n.5.c.p.c., e violazione degli artt.253,420 e
421 c.p.c., per non avere la corte territoriale esaminato ed ammesso i capitoli di prova
da n.11 a n.15 della memoria di costituzione di primo grado relativi alla causale
sostitutiva;7)violazione e falsa applicazione dell’art.32 legge n.183/2010 per avere la
corte liquidato l’indennità per la copertura sino al deposito del ricorso di primo grado e
non come indennità di carattere onnicomprensivo.

Che quindi nel caso in esame, la corte territoriale ha correttamente applicato il
suddetto principio allorquando ha affermato che nella fattispecie, aldilà della
genericità della causale, non risultava essere stato assolto l’onere probatorio, atteso
che le allegazioni di Poste spa nulla spiegavano in concreto in ordine al nesso causale
delle ragioni organizzative e dei processi di mobilità regolati dagli accordi sindacali
riportati nella causale, che la lettura di tali accordi non consentiva di fornire la prova
del nesso causale con le mansioni per il cui espletamento la lavoratrice era stati
assunta; che anche rispetto alla causale sostitutiva non erano stati allegati poi le
circostanze e quegli elementi ulteriori, rispetto all’esigenza sostitutiva per assenza
per ferie nel periodo estivo indicata in causale, tali da consentire la verificabilità di
detta causale .
Che infine anche il settimo motivo è infondato, atteso che la Corte ha accertato il
diritto all’indennità ex art.32 legge n.183/2010, nella misura di due mensilità e mezzo
ritenendo dovuti gli interessi e rivalutazione su detta somma, a far tempo dalla
“conversione del rapporto”, volendo significare quindi dalla sentenza di primo grado,
che ha statuito tale conversione.
Che il ricorso va quindi respinto. Che non vi è pronuncia sulle spese, essendo la
Occhipinti soltanto intimata.

P.Q.M
Rigetta il ricorso. Nulla sulle spese.
Così deciso nella Adunanza camerale del 12 luglio 2017

assunzione, inclusi gli accordi collettivi intervenuti fra le parti sociali e richiamati nella
causale del contratto.

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