Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30857 del 26/11/2019

Cassazione civile sez. lav., 26/11/2019, (ud. 24/09/2019, dep. 26/11/2019), n.30857

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18417/2014 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

Presidente e legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura

Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati MAURO

RICCI, CLEMENTINA PULLI, EMANUELA CAPANNOLO;

– ricorrente –

contro

A.M., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZALE DELLE

BELLE ARTI 8, presso lo studio dell’avvocato ANTONINO PELLICANO’,

che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1073/2014 del TRIBUNALE di REGGIO CALABRIA,

depositata il 21/05/2014 r.g.n. 5075/2013.

Fatto

RILEVATO

che:

1. il Tribunale di Reggio Calabria, con la sentenza in epigrafe indicata, ha condannato l’INPS ad erogare i ratei dell’assegno di invalidità, ritenuti sussistenti i requisiti di legge per il godimento del beneficio, con decorrenza 1 marzo 2009, all’esito del giudizio di merito conseguente all’accertamento tecnico preventivo, ex art. 445-bis c.p.c.;

2. il Tribunale condannava, inoltre, l’INPS al pagamento della somma di Euro 400,00 ex art. 96 c.p.c., comma 3;

3. per la cassazione della sentenza propone ricorso straordinario, ex art. 111 Cost., l’INPS, affidato a tre motivi, cui ha resistito A.M. con controricorso, ulteriormente illustrato con memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

4. l’Inps, con plurimi motivi, deducendo violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., nullità della sentenza e del procedimento, violazione dell’art. 445-bis c.p.c., censura la sentenza impugnata per avere pronunciato la condanna al pagamento del beneficio preteso sul presupposto della sussistenza delle condizioni reddituali e dello stato di incollocabilità al lavoro, anzichè limitarsi ad accertare il requisito sanitario all’esito del ricorso che la parte privata aveva tempestivamente proposto, dopo la formulazione della dichiarazione di dissenso alle conclusioni di insussistenza del requisito sanitario cui era pervenuto il consulente tecnico d’ufficio; censura, inoltre, la condanna per responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c., comma 3, motivata dalla Corte di merito tenuto conto del comportamento processuale complessivo;

5. il ricorso è da accogliere;

6. in continuità con i precedenti di questa Corte e, in particolare, con l’articolata motivazione della sentenza di questa Corte, n. 9876 del 2019, qui richiamata per relationem, va riaffermato che nel giudizio previsto dell’art. 445-bis c.p.c., u.c., il thema decidendum è incentrato sulla contestazione delle conclusioni del consulente tecnico ed ha per oggetto l’accertamento del requisito sanitario richiesto dalla legge per il diritto ad una prestazione, previdenziale o assistenziale, impregiudicato, in futuro, l’accertamento, in sede amministrativa, dei restanti requisiti extrasanitari e, se contestati, in sede giudiziaria;

7. l’ordinamento ammette sentenze di condanna condizionata, allorquando l’evento condizionante sia realmente tale, quale fatto futuro ed incerto, e sussista interesse ad una pronuncia in tal senso;

8. viceversa, stante l’obbligo generale del giudice di pronunciare su “tutta” la domanda (art. 112 c.p.c.), non è di regola ammesso che si chiuda il processo con l’accertamento solo di alcuni elementi della fattispecie costitutiva di un dato diritto, rimettendosi ad altro giudizio l’accertamento degli altri fatti costitutivi;

9. ciò a meno che, come è nel caso di cui all’art. 445-bis c.p.c., u.c., la pronuncia sia, per legge, destinata a riguardare solo un elemento della fattispecie costitutiva, il requisito sanitario per beneficiare di una prestazione previdenziale o assistenziale, sicchè quanto in essa deciso non può contenere un’efficace declaratoria sul diritto alla prestazione, destinata a sopravvenire solo in esito ad ulteriori accertamenti, per quanto relativi a fatti antecedenti o concomitanti rispetto ad essa (v., in termini, Cass. n. 27010 del 2018 e Cass. n. 9876 del 2019 cit.);

10. ancora meno, in definitiva, può contenere una condanna dell’ente previdenziale all’erogazione del beneficio il cui compendio di elementi costitutivi non sia stato ancora integralmente accertato, per essere avulso dal thema decidendum, per quanto fin qui detto, il vaglio di elementi extrasanitari neanche verificati, in sede amministrativa, prima della proposizione dell’accertamento tecnico preventivo;

11. in difformità con quanto fin qui illustrato, il Tribunale ha pronunciato condanna dell’ente previdenziale all’erogazione del beneficio, ritenute assertivamente esistenti tutte le condizioni di legge per il diritto al beneficio preteso, anzichè limitarsi alla mera affermazione della sussistenza del requisito sanitario o al più condizionarne l’erogazione alla sussistenza degli altri requisiti extrasanitari;

12. la sentenza impugnata va, pertanto, cassata in parte qua e, per non essere necessari ulteriori accertamenti in fatto, la Corte, decidendo nel merito, dichiara inammissibile la domanda di condanna dell’INPS al pagamento dell’assegno di invalidità in favore dell’assistita;

13. la novità della questione, non preceduta da un consolidato orientamento di legittimità all’epoca del deposito del ricorso, consiglia la compensazione delle spese dell’intero processo.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata in parte qua e, decidendo nel merito, dichiara inammissibile la domanda di condanna dell’INPS al pagamento dell’assegno di invalidità in favore di A.M.; compensa tra le parti le spese dell’intero processo.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 24 settembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2019

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