Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30854 del 29/10/2021

Cassazione civile sez. lav., 29/10/2021, (ud. 04/06/2021, dep. 29/10/2021), n.30854

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRONZINI Giuseppe – Presidente –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – rel. Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16375/2015 proposto da:

FRULLO ENERGIA AMBIENTE S.R.L., in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CARLO MIRABELLO

17, presso lo studio dell’avvocato FULVIO ZARDO, rappresentata e

difesa dall’avvocato MICHELE MISCIONE;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, EQUITALIA CENTRO

S.P.A. (già EQUITALIA POLIS S.P.A.);

– intimati –

avverso la sentenza n. 1753/2014 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 15/12/2014 R.G.N. 164/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

04/06/2021 dal Consigliere Dott. GABRIELLA MARCHESE.

 

Fatto

RILEVATO CHE:

1. la Corte di appello di Bologna, pronunciando sull’appello dell’INPS e della SCCI spa, in riforma della sentenza di primo grado, ha respinto l’opposizione a cartella esattoriale proposta dalla società Frullo Energia Ambiente s.r.l. (di seguito, per brevità, società Frullo), facente parte del gruppo Hera s.p.a., esercente pubblici servizi in campo energetico ed ambientale;

2. la società aveva opposto di essere “azienda in mano pubblica” e di applicare contratti collettivi nazionali dell’area pubblicistica per cui non riteneva di essere soggetta al pagamento dei contributi richiesti per la disoccupazione involontaria in relazione al periodo gennaio 2005 – marzo 2006;

3. per i giudici, l’opposizione era infondata perché il decreto ministeriale che aveva accertato la stabilità dei rapporti di lavoro, era illegittimo e andava disapplicato in quanto i contratti collettivi Federambiente, Federgasacqua e Federelettrica Gas – Acqua non dettavano norme in materia di recesso tali da garantire detta stabilità di impiego;

4. per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso la società Frullo, sulla base di un unico motivo, successivamente illustrato con memoria;

5. sono rimasti intimati l’INPS e la SCCI spa.

Diritto

CONSIDERATO

che:

6. con l’unico motivo di ricorso – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 – parte ricorrente deduce la violazione e/o la falsa applicazione del R.D. n. 1827 del 1935, art. 40, n. 2, D.P.R. n. 818 del 1957, art. 36, nonché del CCNL Federambiente, con riferimento ai presupposti applicativi della normativa indicata, legati alla stabilità d’impiego ed agli effetti del decreto ministeriale che tale condizione aveva accertato nel caso di specie. La ricorrente, nelle note illustrative, richiama i precedenti di questa Corte di cassazione, in particolare le sentenze nn. 11487, 11488 ed 11489 del 2015, riguardanti altre società del gruppo Hera s.p.a.;

7. occorre premettere, in via generale, che la Corte di legittimità (v., ex plurimis, Cass. n. 14847 del 2009, n. 5816 del 2010, nn. 11417, 19087, 20818, 20819, 22318, 27444 e 27513 del 2013, nn. 14089, 8212 e 13721 del 2014), in più occasioni, ha osservato come le società partecipate da ente pubblico non possano identificarsi con le imprese industriali degli enti pubblici, trattandosi di soggetti di natura essenzialmente privata nei quali l’amministrazione pubblica esercita il controllo esclusivamente attraverso gli strumenti di diritto privato, escludendo, in mancanza di una disciplina derogatoria rispetto a quella propria dello schema societario, che la mera partecipazione da parte dell’ente pubblico sia idonea a determinare la natura dell’organismo attraverso cui la gestione del servizio pubblico viene attuata. In particolare, poi, interpretando la portata delle disposizioni che qui maggiormente rilevano – segnatamente del D.P.R. n. 818 del 1957, art. 36, ratione temporis applicabile – la Corte ha affermato che, anche in relazione al personale dipendente dalle aziende esercenti pubblici servizi, l’esenzione dall’assicurazione obbligatoria per la disoccupazione volontaria opera soltanto ove al medesimo (id est: al personale dipendente dalle aziende esercenti pubblici esercizi) sia garantita la stabilità d’impiego e che tale stabilità d’impiego, ove non risultante da norme regolanti lo stato giuridico e il trattamento economico, deve essere accertata dal Ministero competente su domanda del datore di lavoro, con decorrenza dalla data di tale domanda (v. ex multis Cass. n. 8211 del 2014; Cass. n. 13069 del 2016; Cas. Nr. 7332 del 2017; in motiv., tra le altre, Cass. n. 15232 del 2017);

8. con riferimento specifico all’attività accertativa del Ministero, la Corte (v. Cass. n. 27225 del 2017), superando la precedente giurisprudenza sul punto (in particolare, le pronunce richiamate in memoria dalla ricorrente: Cass. nn. 11487, 11488 ed 11489 del 3 giugno 2015), ha chiarito come detta attività sia meramente ricognitiva dei dati emergenti dalla contrattazione collettiva senza che vengano in rilievo quegli aspetti, consistenti nell’esercizio di discrezionalità amministrativa anche meramente tecnica, tipici dell’azione amministrativa che possono condurre alla disapplicazione dell’atto che ne è espressione; al Ministero competente è affidato, in altri termini, il compito di “esprimere una informazione sulla sussistenza della garanzia della stabilità destinata a facilitare il rapporto previdenziale ai fini del riconoscimento dell’esonero contributivo” che, tuttavia, se in contestazione, come nel caso di specie, rende possibile l’accertamento giudiziale, con onere a carico del datore di lavoro di provare “interamente” la sussistenza dei presupposti eccettuativi dell’obbligo contributivo (in motivazione, Cass. n. 27225 del 2017 cit, p. 25);

9. si è poi affermato che, per la ricerca della stabilità, “non è sufficiente accertare che la contrattazione collettiva assicuri la cessazione del rapporto di lavoro al verificarsi di ipotesi oggettive e tassativamente predeterminate, in quanto, fino a che permane

l’assoggettabilità alla procedura di licenziamento collettivo ex L. n. 223 del 1991, non può sussistere la sopra menzionata stabilità”;

10. gli indicati principi conducono al rigetto del ricorso;

11. nel caso di specie, la condizione esonerativa, nei termini indicati, non è stata neppure allegata dalla ricorrente e la certificazione rilasciata dal Ministero, allegata al ricorso, nulla esprime al riguardo. La pretesa di fruire dell’esonero e’, pertanto, priva di fondamento;

12. il dispositivo della sentenza impugnata e’, dunque, conforme a diritto, dovendosi, nei sensi appena esposti, ex art. 384 c.p.c., comma 4, procedere alla correzione della motivazione resa dalla Corte d’appello di Bologna;

13. nulla deve provvedersi in merito alle spese del presente giudizio, in difetto di attività difensiva da parte degli intimati;

14. sussistono, invece, i presupposti per il versamento del doppio contributo, da parte della ricorrente, ove dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 4 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 29 ottobre 2021

 

 

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