Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3082 del 11/02/2010

Cassazione civile sez. III, 11/02/2010, (ud. 03/12/2009, dep. 11/02/2010), n.3082

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SENESE Salvatore – Presidente –

Dott. PETTI Giovanni Battista – rel. Consigliere –

Dott. FEDERICO Giovanni – Consigliere –

Dott. URBAN Giancarlo – Consigliere –

Dott. CHIARINI Maria Margherita – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 18225/2005 proposto da:

GABECA SPA (OMISSIS) in persona del legale rappresentante Sig.

G.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PARIGI 11,

presso l’avvocato MARUCCHI GIAN LUCA, (studio CARNELUTTI)

rappresentato e difeso dall’avvocato CIANCETTA Gabriella con delega a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

A.G.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CRESCENZIO

25, presso lo studio dell’avvocato IERADI Antonio, che lo rappresenta

e difende unitamente all’avvocato PINNA SPADA SALVATORE per delega in

calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 161/2004 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI,

emessa il 27/02/2004; depositata il 18/05/2004; R.G.N. 326/2002;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

03/12/2009 dal Consigliere Dott. GIOVANNI BATTISTA PETTI;

udito l’Avvocato GABRIELLA CIANCETTA;

udito l’Avvocato ANTONIO IERADI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Libertino Alberto, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. La soc. Gabeca spa, quale committente di vari trasporti eseguiti dalla ditta Ardu Giampiero, con citazione del 20 aprile 1995 dinanzi al tribunale di Oristano, proponeva opposizione a decreto ingiuntivo emesso dal Presidente di quel tribunale, in favore dello A., per l’importo di L. 106.530.460 a titolo di integrazione per differenza di tariffa di trasporto di cemento sfuso, come da fattura n. (OMISSIS). La società opponente deduceva questioni preliminari e in rito in ordine alla incompetenza del giudice adito, competente essendo il giudice del lavoro; in ordine al difetto di legittimazione della ditta Ardu, non avendo la qualità di autotrasportatore iscritto nell’albo provinciale degli autotrasportatori,” e in ordine al contrasto della normativa italiana con le disposizioni del Trattato della Unione e del relativo regolamento della materia del trasporto; nel merito deduceva che il decreto non era stato emesso nelle condizioni di legge e con allegazione di documentazione non idonea e ne chiedeva la revoca deducendo anche la prescrizione breve, e proponeva domanda riconvenzionale deducendo crediti in compensazione e chiedendo il risarcimento dei danni per l’inesatto adempimento delle prestazioni rese. Con ulteriori note illustrative la società deduceva la nullità del contratto non avendo la forma scritta (di cui al D.L. n. 83 del 1992, art. 1, e che la ditta non aveva dato la prova nè di essere iscritta nell’albo degli autotrasportatori, nè di aver eseguito i trasporti con i mezzi propri.

Si costituiva l’ A. rilevando la infondatezza delle eccezioni e che il contratto, ancorchè in forma orale, era valido e che le prestazioni di trasporto erano state tutte eseguite, e che il regime applicabile era quello delle tariffe a forcella.

Il Tribunale di Oristano, con SENTENZA NON DEFINITIVA del 25 marzo 2002, rigettava la eccezione di carenza di legittimazione passiva della ditta di trasporti, nonchè quelle di incompetenza, prescrizione e nullità del contratto di trasporto, dichiarandolo valido ed assoggettato all’obbligo della tariffazione a forcella, rimettendo la causa in istruzione con separata ordinanza.

2. La Gabeca proponeva appello contro la decisione chiedendone la riforma in relazione alle questioni decise, a partire dalla incompetenza per materia ed a seguire in relazione alla legittimazione ed al regime applicabile al contratto di cui si sosteneva la invalidità per nullità, ferme restando tutte le domande di merito. Resisteva la controparte chiedendo il rigetto del gravame e la conferma della sentenza non definitiva.

La Corte di appello di Cagliari, con sentenza del 18 maggio 2004 così decideva:

rigetta l’appello confermando la sentenza del tribunale e condanna la Gabeca alla rifusione delle spese del grado.

3. Contro la decisione ha proposto ricorso la Gabeca deducendo cinque motivi illustrati da memoria; resiste la controparte con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso non merita accoglimento in ordine a tutti i motivi, avendo la Corte di appello di Cagliari dato una argomentata risposta a tutte le censure.

Per chiarezza espositiva dapprima si darà una sintetica indicazione dei motivi e quindi si darà conto della verifica della correttezza delle argomentazioni e della statuizioni della Corte sarda.

Quanto alla numerazione data ai motivi dalla parte ricorrente, si nota che i nn. 1 e 2 (ff. 18 del ricorso) attengono alla ammissibilità del ricorso, e cioè a questione procedurale in rito,che non pone problemi di sorta, essendo il ricorso contro una sentenze di appello che conferma una sentenza non definitiva che contiene anche decisioni di merito. (Cfr. Cass. 13 luglio 2004 n. 12905, Cass. 3 marzo 2003 n. 3089; Cass. 16 Settembre 2002 n. 13476).

I MOTIVI possono così riassumersi:

1. nel primo motivo (detto 3) si deduce l’error in iudicando per falsa applicazione delle norme contenute nel D.L. 29 marzo 1993, n. 82, e nella Legge di Conversione 27 maggio 1993, n. 162 e la omessa pronuncia per la violazione degli artt. 112 e 346,278 e 352 c.p.c. e in relazione a ciò il vizio della motivazione omessa,insufficiente e o contraddittoria.

Nel corpo del motivo (ff. 19 e 20) si deduce che l’error in iudicando sì pone in relazione al motivo di appello che riguardava la inidoneità della documentazione prodotta in sede monitoria e che la omessa pronuncia è in punto di domanda di revoca del decreto.

2. Nel secondo motivo (detto 4) si deduce l’error in iudicando nella interpretazione delle norme italiane vigenti in materia di tariffe a forcella e dell’art. 2729 cod. civ., in materia di prova per presunzioni,ed in relazione a ciò il vizio della motivazione su punti decisivi.

La tesi è che nella fattispecie in esame la ditta Ardu non ha diritto a chiedere eventuali differenze tariffarie (ff. 23 del ric.) per non aver dato la prova di avere effettivamente eseguito il trasporto con mezzi propri regolarmente autorizzati e con regolare compilazione dei documenti di trasporto (lettere di vettura e giornale di bordo), si censura in particolare la CTU che invece considera come eseguiti i vari trasporti e calcola le differenze tariffarie dovute.

3. Nel terzo motivo (detto 5) si deduce invece la nullità del contratto, tempestivamente dedotta e ribadita, per la violazione del D.L. n. 2 del 1993, art. 1, convertito, che ha aggiunto due comma all’art. 26 della L. 6 giugno 1974, n. 298. Si sostiene come erronea e discriminante la lettura restrittiva di tale novellazione, data dalla Corte sarda che invece non la ritiene applicabile ai c.d.

contratti orali.

4. Nel quarto motivo (detto 6) si deduce l’error in iudicando in ordine alla errata o falsa applicazione delle norme del Trattati CEE, del Trattato di Roma e del regolamento CEE n. 4058/1989, e l’error in procedendo per omessa pronuncia ai sensi dell’art. 112 c.p.c.. Si osserva che la sentenza non definitiva aveva rimesso in istruttoria la decisione sul quantum della pretesa ritenendo di aver definito le altre questioni.

Nel quinto motivo (detto 7) si deduce l’error in iudicando in ordine al termine di prescrizione annuale e non quinquennale come ritenuto dalla Corte di appello, in relazione alla applicazione del D.L. n. 82 del 1993 ed alla legge di conversione (ff. 28 del ricorso) con riferimento alla c.d. clausola di salvezza, fatta nella legge di conversione (nello art. 2), di effetti e rapporti giuridici prodottisi sotto i precedenti decreti legge non convertiti. Si sostiene che la prescrizione non ha natura di atto o di effetto e che non attiene a rapporto giuridico, e che pertanto il termine di prescrizione quinquennale deve applicarsi soltanto ai contratti stipulati successivamente alla entrata in vigore del D.L. n. 82 del 1993.

Su tale punto ha replicato il controricorrente rilevando che solo nella comparsa conclusionale del giudizio di appello la società ha esteso la domanda all’accertamento della estinzione per prescrizione di tutti i diritti scaturenti dal rapporto contrattuale sorto tra le parti, mentre in tutte le precedenti fasi del giudizio di merito, si è limitata ad eccepire l’estinzione per la prescrizione dei diritti relativi alle prestazioni effettuate alla data del 5 agosto 1993.

Risponde nella memoria la difesa della soc. ricorrente deducendo che erra la Corte sarda nel ritenere la retroattività della norma sulla prescrizione (per effetto della clausola di salvezza), e che l’atto di messa in mora (dell’ottobre 1994) contenente la richiesta delle differenze tariffarie era ormai tardivo.

Così interpretati e riassunti i motivi, gli stessi risultano non accoglibili per le seguenti considerazioni:

quanto al primo motivo, complesso, che deduce tre censure, di cui quella preliminare in rito riguarda la omessa pronuncia, si nota che lo stesso risulta inammissibile sotto i vari profili: quello processuale, per la ragione detta dalla Corte di appello (ff. 5) che la censura non è pertinente ad alcuna statuizione della sentenza non definitiva (che non contiene nè una pronuncia di revoca del decreto nè un rigetto della relativa domanda della Gabeca). Sotto il profilo dell’error in iudicando, per la ragione che non risultano evidenziate le ragioni della censura, non essendo sufficiente la semplice allegazione di norme che si assumono violate (cfr. Cass. 8 novembre 2005 n. 21659; Cass. 2 agosto 2005 n. 16132 tra le tante) e infine sotto il profilo del vizio della motivazione del punto decisivo, che non risulta chiaramente precisato (Cass. 12 settembre 2005 n. 18109).

Quanto al secondo motivo, che deduce la falsa applicazione delle norme speciali che regolano il trasporto e la valutazione delle prove in via presuntiva, si osserva che per l’error in iudicando valgono le considerazioni che la Corte svolge (punti 5.1 e 5.2 della motivazione) sulla validità dei contratti di trasporto inter partes, dovendosi ritenere validi tali rapporti e non colpiti dalla nullità sanzionata dal D.L. n. 82 del 1993, data la specificità della sanzione ai soli contratti scritti (cfr. Cass. 6 giugno 2002 n. 8526) che non consente una interpretazione estensiva e retroattiva. Non risulta neppure specificatamente impugnata tale ratio decidendi che interpreta la successione delle leggi e considera anche la valenza della statuizione di legittimità rilevata dalla sentenza n. 26 del 2003 della Corte Costituzionale. Il motivo per la censura de qua è pertanto inammissibile oltre che infondato. Per la censura che concerne la valutazione delle prove, la infondatezza si rileva in relazione al prudente apprezzamento compiuto dai giudici del merito ed evidenziato dalla corte di appello (ff. 7 ed 8 della ampia ed esaustiva motivazione) con una valutazione in fatto non sindacabile in questa sede.

Quanto al terzo motivo che ripropone la deduzione della nullità del contratto in forma orale, appare corretta la motivazione già richiamata, e se ne conferma la infondatezza.

Quanto al quarto motivo che deduce omessa pronuncia in ordine alla valutazione dei principi di diritto comunitario e regolamentari in materia, lo stesso risulta inammissibile per la ragione detta dalla Corte (ff. 9 punti 6 e 6.1), in quanto la sentenza definitiva,non provvedendo su tale eccezione ne riserva la pronuncia al definitivo;

ma è inammissibile anche per una seconda ratio (espressa dalla Corte di appello in punto 6.1, che rammenta una statuizione della Corte di Lussemburgo del 1995 in causa C 96/94 ) e cioè per la ragione che tale ratio decidendi non risulta oggetto di ricorso (probabilmente in relazione al tenore della decisione che ha ritenuto compatibile con le regole europee la legislazione italiana.

Quanto infine al quinto motivo si osserva che la Corte lo ha ampiamente considerato con una doppia ratio decidendi, di cui la prima preclusiva della seconda. La Corte infatti, pur considerando la successione delle leggi e la c.d. clausola di salvaguardia dei decreti non convertiti, che per sua natura ha effetti conservativi o, impropriamente, retroattivi, osserva: prima ratio, che la diversa prospettazione della parte appellante presenta carattere di novità rispetto al tenore del gravame ed è stata tardivamente proposta con la comparsa conclusionale con modificazione dei motivi di appello; la seconda ratio considera invece gli effetti conservativi della clausola di salvaguardia e gli effetti del D.P.R. 9 gennaio 1978, n. 56, art. 8 che determina l’assoggettamento delle prestazioni del trasporto al termine di prescrizione quinquennale, non decorso per le prestazioni di cui al decreto ingiuntivo opposto.

Quanto alla prima ratio decidendi, processuale e preclusiva, si osserva che il motivo in esame non reca alcuna contestazione della rilevata inammissibilità, e dunque la pronuncia di inammissibilità deve restare ferma senza che si possa considerare la censura sostanziale che assume la tesi della non retroattività della novellazione di cui al D.L. n. 82 del 1993, citato art. 2 (Cfr. per utili riferimenti Cass. 9 luglio 2004 n. 12893 e 20 agosto 1999 n. 8801). Non senza rilevare che, anche in relazione al denunciato error in iudicando, la lettura della clausola di salvaguardia come clausola di conservazione degli effetti e dei rapporti giuridici regolati dai precedenti decreti non convertiti che prolungavano il termine di prescrizione, implica che l’effetto conservativo del diritto includa il maggior termine prescrizionale, sul rilievo che secondo la migliore dottrina la prescrizione è connotato essenziale del diritto e del suo esercizio e dunque non è condivisibile la tesi del ricorrente che la prescrizione sia elemento estrinseco rispetto all’atto o al rapporto da cui scaturisce il diritto. Se è vero che l’oggetto della prescrizione è il diritto soggettivo e non già il fatto giuridico costitutivo di esso (Cass. 1988 n. 305) è altrettanto certo che ai rapporti giuridici aventi ad oggetto il trasporto, sorti sulla base dei precedenti D.L. n. 463 del 1002 e D.L. n. 19 del 1993 si applicava il nuovo termine maggiorato. E poichè la figura della prescrizione è collegata alla finalità della garanzia della certezza del diritto, pur riferendola all’interesse privato del titolare del diritto o delle parti contraenti, la scelta legislativa di un maggior termine rispetto a quello codificato dall’art. 2951 cod. civ., e la scelta della salvaguardia degli effetti della novellazione anche per i decreti legge non convertiti, rende evidente la interpretazione, costituzionalmente orientata (cfr. Corte Cost. 13 febbraio 1974 n. 33), che tende, per un principio di eguaglianza, come parità di trattamento, a rendere unico il maggior termine prescrizionale che consolida e prolunga l’esercizio del diritto verso colui che presta una costosa operazione di trasporto.

La chiarificazione data, per una lettura costituzionalmente orientata della disciplina prescrizionale speciale, non toglie tuttavia la preclusione della inammissibilità del ricorso che dimentica, nella parte de qua, di contestare la rilevata inammissibilità della deduzione del termine prescrizionale, senza peraltro rendere evidenti i termini iniziale e finale delle ripetute prestazioni in ordine alle quali solo la sentenza definitiva potrà dare una delimitazione fattuale.

Sussistono giusti motivi, in relazione alla peculiarità e delicatezza delle questioni trattate, per compensare tra le parti le spese di questo giudizio di cassazione.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e compensa tra le parti le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, il 3 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 11 febbraio 2010

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