Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30795 del 30/12/2011

Cassazione civile sez. III, 30/12/2011, (ud. 18/11/2011, dep. 30/12/2011), n.30795

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. GIACALONE Giovanni – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. LANZILLO Raffaella – Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 26862-2009 proposto da:

G.V. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, PIAZZA COLA DI RIENZO 8, presso lo studio dell’avvocato CARLINO

PIETRO, rappresentato e difeso dall’avvocato ESPOSITO VINCENZO giusta

delega in atti;

– ricorrente –

e contro

FONDIARIA SAI SPA (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DELLA CONCILIAZIONE 44, presso lo studio dell’avvocato PERILLI

MARIA ANTONIETTA, che lo rappresenta e difende, con procura speciale

del dott. MORONE GIUSEPPINA Notaio in Torino e Pinerolo, del 11

novembre 2011, rep. n. 370.240, giusta delega in atti;

– resistente –

avverso la sentenza n. 1280/2009 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 06/08/2009; R.G.N. 800/2006.

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

18/11/2011 dal Consigliere Dott. GIUSEPPINA LUCIANA BARRECA;

udito l’Avvocato VINCENZO ESPOSITO; udito l’Avvocato MARIA ANTONIETTA

PERILLI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FRESA Mario che ha concluso per il rigetto.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte D’appello di Palermo ha confermato la sentenza con la quale il Tribunale di Trapani respinse la domanda proposta dal G. contro la Fondiaria SAI spa, diretta a conseguire l’indennizzo assicurativo in relazione all’incidente occorso a tal Incammina (suocera dell’attore, rimasta estranea al giudizio) presso l’abitazione dell’attore stesso. In particolare, il giudice del gravame ha rilevato la mancanza di prova sia in ordine alla sussistenza di un titolo giudiziale o negoziale che accerti la responsabilità dell’assicurato, sia in ordine al fatto che quest’ultimo abbia effettuato esborsi in conseguenza dell’incidente o che abbia rimborsato alla vittima le spese effettuate.

Il ricorso per cassazione del G. è svolto in quattro motivi.

Non s’è difesa con controricorso l’intimata compagnia, il cui difensore ha partecipato alla discussione, in quanto munito di procura atta allo scopo.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorrente nel primo motivo sostiene che sarebbe stato violato il suo diritto alla prova in ordine all’avvenuto perfezionamento, tra se e la danneggiata, di un negozio in base al quale egli aveva riconosciuto l’obbligazione risarcitoria e s’era accollato direttamente l’anticipazione delle spese di cura.

Il secondo motivo, benchè nell’intestazione lamenti la violazione dell’art. 1917 c.c., in realtà censura la sentenza laddove ha ritenuto non provata nè la liquidità, nè l’esigibilità del credito della danneggiata. Il terzo motivo critica la sentenza nel punto in cui ha dichiarato inammissibile in appello la produzione documentale, benchè (si sostiene) il perfezionamento di un accordo risarcitorio non potesse essere compiuto prima dello stabilizzarsi degli esiti invalidanti.

Il quarto motivo censura la sentenza nel punto in cui ha escluso la responsabilità dell’assicuratore per mala gestio.

I motivi, che possono essere congiuntamente esaminati, sono infondati.

II giudice s’è adeguato al principio (che occorre qui ribadire) in ragione del quale, in tema di assicurazione della responsabilità civile, il diritto dell’assicurato di rivalersi nei confronti dell’assicuratore, ai sensi dell’art. 1917 cod. civ., per le somme versate al terzo danneggiato, non richiede, per essere azionato, un accertamento (negoziale o giudiziale) della responsabilità dell’assicurato medesimo e dell’ammontare complessivo del risarcimento, ma postula che il pagamento al terzo sia stato eseguito in base ad un titolo che, per quanto non definitivo e non contenente il suddetto accertamento, sia tuttavia idoneo ad attribuire al pagamento il carattere doveroso previsto dal citato art. 1917 (cfr.

Cass. n. 3008/96).

Ciò premesso in via di principio, la sentenza spiega che l’attore non ha provato alcun esborso effettuato in conseguenza dell’incidente, in quanto tutti i documenti prodotti concernono spese effettuate dalla vittima. Aggiunge pure che la documentazione prodotta in appello è inammissibile ai sensi dell’art. 345 c.p.c. e che, comunque, concerne spese di altri componenti del nucleo familiare “la cui finalità probabilmente sarebbe quella di dimostrare le condizioni di disagio economico e di grave esposizione finanziaria in cui versa” la sua famiglia (cfr. pag. 14 della sentenza). Conclude che anche la prova testimoniale dedotta in appello non ha l’efficacia dimostrativa della liquidità e dell’esigibilità del credito subito dalla vittima a seguito dell’incidente, cosi da far assumere al pagamento il carattere della doverosità imposto dalla disposizione normativa citata.

Siffatta argomentazione risolve tutte le critiche mosse dal ricorrente alla sentenza, visto che il principio di diritto utilizzato come riferimento è consolidato nella giurisprudenza di legittimità e, per il resto, si tratta di accertamento di merito e di valutazione della prova relativamente ai quali il giudice ha esercitato il suo potere discrezionale, dandone conto con motivazione congrua e logica. Il ricorso deve essere, dunque, respinto, con condanna del ricorrente a rivalere la controparte delle spese sostenute nel giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 4000,00, di cui Euro 200,00 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 18 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 30 dicembre 2011

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