Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30696 del 21/12/2017


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Civile Sent. Sez. L Num. 30696 Anno 2017
Presidente: MACIOCE LUIGI
Relatore: BOGHETICH ELENA

SENTENZA

sul ricorso 11457-2013 proposto da:
DI LENA GIOVANNI C.F. DLNGNN59E11L049Q, domiciliato
in ROMA PIAZZA CAVOUR presso LA CANCELLERIA DELLA
CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso
dall’avvocato ERMINIO MARZOVILLI, giusta procura
speciale notarile in atti;
– ricorrente –

2017
3174

contro

MINISTERO DELLA DIFESA C.F. 80425650589, in persona
del Ministro pro tempore, rappresentata e difesa
dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, presso i cui

Data pubblicazione: 21/12/2017

Uffici domicilia in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI N.
12 (Atto di Costituzione del 18/06/2013);
– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 3979/2012 della CORTE
D’APPELLO di LECCE, depositata il 12/12/2012 R.G.N.

udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 11/07/2017 dal Consigliere Dott. ELENA
BOGHETICH;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. RENATO FINOCCHI GHERSI che ha concluso
per il rigetto del ricorso;
udito l’Avvocato RICCARDO MONTAGNOLI.

3389/2011;

n. 11457/2013 R.G.

FATTI DI CAUSA
1. Con sentenza depositata il 12.12.202, la Corte di appello di Lecce, in riforma della
pronuncia del Tribunale di Taranto, ha respinto la domanda di Giovanni Di Lena nei
confronti del Ministero della Difesa diretta ad ottenere l’inserimento nel percorso
formativo per l’accesso al profilo professionale superiore di operatore amministrativo,
posizione economica B2, rilevando la correttezza della graduatoria formulata

mansioni superiori espletate, ai corsi informatici;
2. Per la cassazione della sentenza ricorre il Di Lena sulla base di quattro motivi,
illustrati da memoria. Il Ministero della Difesa ha depositato procura ed ha partecipato
alla discussione.

RAGIONI DELLA DECISIONE
1. Con il primo motivo di ricorso si denunzia violazione dell’art. 1 della legge n. 910
del 1969, art. 4 dell’accordo integrativo 15.2.2005, dell’art. 1362 cod.civ. in relazione
alla circolare n. 45107/2005 del Ministero della Difesa e del bando di concorso indetto
con d.m. 18.10.2005 nonché vizio di motivazione (in relazione all’art. 360, primo
comma, nn. 3 e 5 cod.proc.civ.) avendo, la Corte territoriale, trascurato la
disposizione normativa nonché il punto 3, lett. b) del bando di concorso che
stabiliscono l’equipollenza di tutti i diplomi conseguiti negli istituti di istruzione
secondaria di secondo grado e, del pari, il nuovo ordinamento professionale previsto
dal contratto collettivo che ha previsto la confluenza nella figura professionale del
“coadiutore di amministrazione” di diversi profili (e dalla quale si poteva accedere,
anche dall’esterno, con un mero diploma di scuola secondaria superiore).
2. Con il secondo motivo si denunzia violazione degli artt. 18, commi 2 e 3, della
legge n. 241 del 1990, 46 e 47 d.P.R. n. 445 del 2000, e 2 e 3 del bando di
concorso nonché vizio di motivazione (in relazione all’art. 360, primo comma, nn. 3 e
5 cod.proc.civ.) avendo la Corte territoriale, trascurato il bando di concorso che all’art. 2 – richiedeva esclusivamente di compilare e allegare «una scheda riepilogativa
dei titoli valutabili posseduti, certificati dal responsabile dell’ente presso il quale presta
servizio», aggiungendo che «nella domande candidati auto certificano ai sensi degli
artt. 46 e 47 d.P.R. n. 445 del 2000 il possesso dei requisiti di ammissione richiesti dal
presente bando» ed avendo, il Di Lena, prodotto, unitamente alla domanda, la scheda

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dall’Amministrazione in ordine ai punteggi da attribuire ai titoli posseduti, alle

n. 11457/2013 R.G.

riepilogativa ove erano indicati i servizi in mansioni superiori svolti da novembre 1992
a dicembre 1998.
3.

Con il terzo motivo si denunzia violazione degli artt. 2697 cod.civ., 416

cod.proc.civ., 3 del bando di concorso, 1362 cod.civ. nonché vizio di motivazione (in
relazione all’art. 360, primo comma, nn. 3, 4 e 5 cod.proc.civ.) avendo, il ricorrente,
nel corso del giudizio di primo grado esibito gli ordini di servizio (di adibizione a

ha provveduto a depositare alcun provvedimento di revoca delle mansioni superiori,
onere specificamente incombente a suo carico.
4. Con il quarto motivo si denunzia violazione degli artt. 37 del d.lgs. n. 165 del 2001
e 4 contratto collettivo del Ministero della Difesa 1998-2001, circolare ministeriale n.
45107 del 2005 nonché vizio di motivazione (in relazione all’art. 360, primo comma,
nn. 3 e 5 cod.proc.civ.) avendo, la Corte territoriale, trascurato l’attinenza dei corsi
informatici seguiti dal Di Lena al profilo professionale di “operatore di
amministrazione” ed essendo errata la circolare ministeriale nella misura in cui
dispone che si tenga conto solamente dei corsi di formazione «attinenti al profilo che
sarà posseduto al termine del percorso di riqualificazione.»
5. I motivi di ricorso, che per profili di stretta connessione possono esaminarsi
congiuntamente, non sono fondati.
Preliminarmente, le censure sono prospettate con modalità non conformi al principio
di specificità dei motivi di ricorso per cassazione, secondo cui parte ricorrente avrebbe
dovuto, quantomeno, trascrivere nel ricorso il contenuto del bando di concorso, i punti
salienti dell’accordo integrativo del Ministero della Difesa, la circolare del suddetto
Ministero, la scheda riepilogativa dei titoli posseduti come depositata nella procedura
concorsuale, fornendo al contempo alla Corte elementi sicuri per consentirne
l’individuazione e il reperimento negli atti processuali, potendosi solo così ritenere
assolto il duplice onere, rispettivamente previsto a presidio del suddetto principio
dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, e dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4 (Cass. 12
febbraio 2014, n. 3224; Cass. SU 11 aprile 2012, n. 5698; Cass. SU 3 novembre
2011, n. 22726; in specie, sui contratti integrativi Cass. 5 dicembre 2008, n.
28859). Invero, il ricorrente trascrive solamente parte di alcuni commi dell’art. 2 del
bando di concorso e un breve stralcio della circolare ministeriale, omettendo tutti gli
altri documenti innanzi indicati.
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mansioni superiori) successivi a quello del 1992 e, per contro, l’amministrazione non

n. 11457/2013 R.G.

I motivi sono, altresì, inammissibili perché non individuano la regola di ermeneutica
contrattuale violata dal giudice del merito e conseguentemente non indicano le ragioni
per le quali da detta regola quest’ultimo si sarebbe discostato.
Questa Corte ha da tempo affermato che nell’impiego pubblico contrattualizzato al
bando di concorso deve essere riconosciuta una duplice natura giuridica: quella di
provvedimento amministrativo, nella parte in cui concreta un atto del procedimento di

per gli aspetti sostanziali, in ragione della proposta di assunzione condizionata negli
effetti all’espletamento della procedura concorsuale ed all’approvazione della
graduatoria (Cass. S.U. 4.11.2009 n. 23327 e Cass. S.U. 2.10.2012 n. 16728). La
interpretazione del bando, quindi, qualunque sia il profilo che viene in rilievo,
costituisce un apprezzamento di fatto istituzionalmente riservato al giudice di merito,
censurabile in sede di legittimità solo per violazione delle norme legali di ermeneutica
contrattuale, applicabili sia agli atti unilaterali che ai provvedimenti amministrativi,
rispetto ai quali la esegesi sostanzialmente tende a ricostruire la volontà della Pubblica
Amministrazione (Cass. 2.4.2013 n. 7982; Cass. 23.10.2010 n. 17367; Cass.
24.1.2007 n. 1602).
Ne discende che la parte, qualora intenda dolersi della interpretazione data all’atto dal
giudice del merito, è tenuta non solo a fare puntuale riferimento alle regole legali di
ermeneutica, mediante specifica indicazione dei canoni asseritamente violati, ma
anche ad indicare le ragioni per le quali la decisione impugnata da dette regole si
sarebbe discostata. Ciò perché il sindacato di legittimità non può investire il risultato
interpretativo, che appartiene all’ambito del giudizio di fatto, ma afferisce solo alla
verifica del rispetto degli artt. 1362 e seguenti cod. civ.. (in tal senso fra le più recenti
Cass. 20.3.2017 n. 7129, Cass. 10.2.2015 n. 2465).
Inoltre, la violazione della legge n. 910 del 1969 (recante: Provvedimenti urgenti per
l’Università”) configura una questione che non risulta affatto affrontata nella sentenza
impugnata e il ricorrente non indica in quale atto difensivo e in quale momento
processuale la questione sarebbe stata introdotta, le ragioni del suo rigetto ed i motivi
con i quali è stata riproposta al giudice del gravame, con ciò violando gli oneri di
autosufficienza del ricorso per cassazione (Cass., 18 ottobre 2013, n. 23675; n.
23073/2015).

3

evidenza pubblica di cui regola il successivo svolgimento, e quella di atto negoziale

n. 11457/2013 R.G.

6. Le censure concernenti il titolo di studio posseduto si fondano su una lettura
parziale della motivazione della sentenza impugnata, senza valutare il contenuto
complessivo della pronuncia, perché la Corte territoriale ha distinto i titoli utili per
l’ammissione al concorso interno dai titoli che potevano essere valutati ai fini
dell’assegnazione di punteggi aggiuntivi, rilevando che nel novero dei primi rientrava
qualsiasi diploma di scuola secondaria di secondo grado e tra i secondi potevano
rientrare – in base all’art. 3, lett. b) del bando di concorso, al contratto integrativo del

esclusivamente i diplomi

«attinenti alle funzioni specifiche del settore di

appartenenza». La Corte distrettuale ha aggiunto che – in base all’allegato B del
contratto integrativo – i diplomi valutabili con riguardo al settore amministrativo
(nell’ambito del quale si svolgeva la procedura selettiva) erano quelli della maturità
classica, scientifica, magistrale e professionale per il commercio, ragioneria o titolo
equipollente e che il concetto di

«equipollenza» andava pertanto verificato con

riguardo allo specifico settore (amministrativo) della procedura selettiva; ha concluso
che il diploma di perito industriale (posseduto dal Di Lena) non poteva ritenersi
equipollente a quelli indicati dal contratto integrativo con riguardo al settore
amministrativo.
Il primo motivo, quindi, non coglie la ratio decidendi ed è comunque infondato perché
non considera che dalla parificazione dei diplomi delle scuole secondarie ai fini
dell’iscrizione ai corsi di laurea (art. 1 legge n. 910 del 1969) certamente non
discende l’equipollenza di tutti i diplomi nell’ambito di tutte le selezioni indette per le
progressioni professionali.
Questa Corte ha affermato che l’interpretazione del bando, qualunque sia il profilo che
viene in rilievo, costituisce un apprezzamento di fatto istituzionalmente riservato al
giudice di merito, censurabile in sede di legittimità solo per violazione delle norme
legali di ermeneutica contrattuale, applicabili sia agli atti unilaterali che ai
provvedimenti amministrativi, rispetto ai quali la esegesi sostanzialmente tende a
ricostruire la volontà della Pubblica Amministrazione (cfr. tra le più recenti Cass. nn.
7129/2017, 2465/2015). La parte, lamentando l’errata interpretazione data al bando
dal giudice del merito, non ha fatto puntuale riferimento alle regole legali di
ermeneutica ritenute violate né ha indicato le ragioni per le quali la decisione
impugnata si è discostata da dette regole, limitandosi a valutare il titolo di studio
posseduto con riguardo al profilo professionale di appartenenza e trascurando
4

Ministero della Difesa, alla circolare emanata previa concertazione con le 00.SS. –

n. 11457/2013 R.G.

l’articolata motivazione della Corte distrettuale con riguardo alla diversa rilevanza dei
diplomi di istruzione secondaria per l’accesso alla procedura selettiva ovvero per
l’attribuzione di punteggi aggiuntivi.
7. In ordine al punteggio da attribuirsi per lo svolgimento di mansioni superiori,
l’insussistenza dell’onere di allegare i titoli di servizio configura una questione che non
risulta affatto affrontata nella sentenza impugnata e il ricorrente non indica in quale

le ragioni del suo rigetto ed i motivi con i quali è stata riproposta al giudice del
gravame, con ciò violando gli oneri di autosufficienza del ricorso per cassazione
(Cass., 18 ottobre 2013, n. 23675; n. 23073/2015). La trascrizione di un breve
stralcio tratto dall’art. 2 del bando di concorso non consente di verificare la violazione
dei criteri ermeneutici con riferimento al bando stesso e alla circolare ministeriale in
ordine all’onere di mero riepilogo dei titoli posseduti (e nella disponibilità del Ministero
procedente), ai fini dell’ammissione alla procedura oppure ai fini della valutazione dei
titoli, e ad un eventuale concorrente onere di deposito.
La Corte distrettuale ha rilevato che «all’istanza di partecipazione fu allegato solo
l’ordine di servizio n. 2 del 10.11.1992. Se è vero che tale ordine attributivo di
mansioni superiori non circoscrive nel tempo l’espletamento delle stesse, è altrettanto
evidente che il punteggio aggiuntivo (0,3) per ciascuno degli anni successivi poteva
essere attribuito solo ove fossero stati allegati gli ulteriori ordini di servizio (in atti),
ciascuno ricognitivo della protrazione nell’assegnazione dette mansioni.
8. In ordine alla valutazione dei corsi informatici seguiti dal Di Lena, l’accertamento in
fatto della «coerenza» (come indicato dalla Corte distrettuale) dei suddetti corsi al
profilo professionale selezionato è riservato al giudice del merito ed è censurabile in
sede di legittimità nei limiti previsti dall’art. 360 n. 5 c.p.c., applicabile alla fattispecie
nel testo riformulato dall’art. 54 del d.l. 22.6.2012 n. 83.
Come precisato dalle Sezioni Unite (n. 8053/2014) è, in tal caso, denunciabile in
Cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge
costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sé,
purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto
con le risultanze processuali.

E tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di

motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel
“contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed
5

atto difensivo e in quale momento processuale la questione sarebbe stata introdotta,

n. 11457/2013 R.G.

obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di
“sufficienza” della motivazione.
La Corte distrettuale ha rilevato che «la posizione prevista dal bando (operatore di
amministrazione) cui Di Lena partecipò non appartiene al settore informatico per il
quale, secondo la circolare, la frequenza a corsi coerenti veniva valorizzata con il
riconoscimento del punteggio aggiuntivo». Non è, quindi, ravvisabile alcuna lacuna o
contraddizione motivazionale.
9. In conclusione, il ricorso va rigettato. Le spese di lite seguono il criterio della
soccombenza dettato dall’art. 91 cod.proc.civ. g‘cov
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P.Q.M.

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La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite
liquidate in euro 3.000,00 per compensi professionali, oltre spese prenotate a debito.
éìeplica ftvt. 43, (0./1 ífq.„ìterD.l i n 4e5 dei 2 cfC, 2

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio dell’Il luglio 2017.

Il Consigliere estensore

Il Pr sidente

dott.ssa Elena Boghetich

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