Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30661 del 21/12/2017


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Civile Ord. Sez. 3 Num. 30661 Anno 2017
Presidente: VIVALDI ROBERTA
Relatore: SAIJA SALVATORE

CC

ORDINANZA

sul ricorso 21629-2015 proposto da:
RITMOTEX

SRL,

in

persona

del

suo

legale

rappresentante Sig. PAOLO CALAMAI, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA S. TELESFORO 10, presso lo
studio dell’avvocato ENRICO BUZZI, rappresentata e
difesa dall’avvocato ROBERTO SANETTI giusta procura a
margine del ricorso;
– ricorrente contro

SIDA SPA IN LCA,

in persona del Commissario

Liquidatore avv. ALESSANDRO LEPROUX, elettivamente
domiciliata in ROMA, PIAZZA DEL FANTE 2, presso lo
studio

dell’avvocato

PAOLO

PALMERI,

che

la

Data pubblicazione: 21/12/2017

rappresenta e difende giusta procura a margine del
controricorso;
– controricorrente

avverso la sentenza n. 2963/2015 della CORTE
D’APPELLO di ROMA, depositata il 14/05/2015;

consiglio del 14/09/2017 dal Consigliere Dott.
SALVATORE SAIJA;

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udita la relazione della causa svolta nella camera di

N. 21629/15 R.G.

FATTI DI CAUSA
La Corte d’appello di Roma, con sentenza del 14.5.2015, ha respinto l’appello
proposto da Ritmotex s.r.l. avverso la sentenza del Tribunale di Roma del
21.7.2010, con cui era stata dichiarata l’inammissibilità della insinuazione tardiva
ex artt. 209 e 101 legge fall. al passivo della S.I.D.A. s.p.a. in per preteso

per l’importo di C 38.000,00. Il giudice d’appello, correggendo la motivazione del
Tribunale, ma confermando la statuizione di inammissibilità dell’insinuazione, ha
rilevato la sussistenza di un precedente giudicato tra le parti (sentenza Trib. Prato
n. 825/2001), con cui era stata dichiarata l’incompetenza funzionale del Tribunale
a pronunciare sulla domanda risarcitoria, a causa dell’intervenuta messa in
liquidazione coatta amministrativa della Compagnia e, quindi, l’esclusiva
competenza del commissario liquidatore, senza tuttavia pronunciare alcuna
statuizione di condanna della Compagnia stessa.
La Ritmotex ricorre affidandosi a due motivi, illustrati da memoria. Resiste con
controricorso la S.I.D.A. s.p.a. in I.c.a..
RAGIONI DELLA DECISIONE
1.1 – Con il primo motivo, deducendo “Violazione e falsa applicazione di norme di
diritto ex art. 360 n. 3 c.p.c. degli artt. 2909 c.c. 324 c.p.c. 45 C.p.C. laddove la
Corte d’appello ha incongruamente ritenuto di applicare il principio del ‘ne bis in
idem’ tra la domanda proposta avanti al Tribunale di Roma e la sentenza emessa
dal Tribunale di Prato n. 825/01”, si censura la decisione impugnata per aver
ritenuto l’inammissibilità della domanda di insinuazione tardiva ex artt. 209 e 101
legge fall.. Il preteso giudicato di Trib. Prato n. 825/2001 è infatti insussistente,

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credito risarcitorio da mala gesti° vantato nei confronti della Compagnia in bonis,

N. 21629/15 R.G.

perché la domanda di risarcimento danni per mala gestio non è stata esaminata
nel merito, essendosi dichiarata soltanto l’incompetenza funzionale del Tribunale,
per essere competenti gli organi della liquidazione coatta.
1.2 – Con il secondo motivo, con cui si deduce “Violazione ex art. 360 n. 5 c.p.c.
per omesso esame di fatto decisivo per giudizio laddove la Corte d’Appello non

Appello di Firenze e Corte di Cassazione doc.ti 1-2-3-4-5-6 del fascicolo di primo
grado”, viene denunciato l’omesso esame dei documenti allegati dall’appellante da
parte della Corte d’appello, che non avrebbe tenuto in considerazione le sue tesi
giuridiche.
In particolare, la Corte non avrebbe considerato che la stessa difesa della
Compagnia aveva indicato quale strada necessaria da percorrere, al fine di
ottenere il riconoscimento del credito, quella dell’insinuazione tardiva.
Inoltre, non sono state considerate le altre doglianze, in particolare quanto al
comportamento assai negligente della Compagnia nella gestione del sinistro in
questione, richiamato nelle motivazioni della stessa sentenza n. 825/2001 del
Tribunale di Prato, sia della sentenza della Corte d’appello di Firenze n.
1780/2003, resa sul gravame proposto avverso la coeva sentenza n. 824/2001,
con cui il Tribunale di Prato – dopo aver separato le cause – aveva definito le
domande diverse da quella risarcitoria per

mala gestio,

Dmande tutte

originariamente proposte in unico giudizio. La ricorrente aggiunge infine che, a
differenza di quanto ritenuto dal giudice d’appello, per l’insinuazione al passivo
concorsuale non occorre alcuna precedente statuizione o condanna, ma solo la

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ha esaminato i documenti allegati (sentenze del Tribunale di Prato, Corte di

N. 21629/15 R.G.

documentazione che comprovi il credito vantato contro l’impresa decotta, nella
specie ritenuta sussistente.
2.1 – I motivi possono esaminarsi congiuntamente, stante la loro connessione.
2.2 – Occorre rilevare preliminarmente che, come risulta dalla stessa decisione
impugnata, la sentenza n. 825/2001 del Tribunale di Prato, indicata dalla Corte

la S.I.D.A. afferma che il giudicato discende invece dalla statuizione della Corte
d’appello di Firenze n. 1780/2003, che per la ricorrente concerne invece il solo
giudizio d’appello avverso la coeva sentenza n. 824/2001.
Così stando le cose (ovviamente, la tesi della controricorrente è insostenibile,
proprio perché nella decisione qui impugnata si afferma che il preteso giudicato
preclusivo è costituito dalla sentenza n. 825/01 del Tribunale di Prato, avverso la
quale, secondo gli stessi giudici di merito, non venne proposto gravame), ritiene la
Corte che – sfrondate le questioni del secondo motivo su un preteso omesso
esame di fatti decisivi, inammissibili così come proposte, non rientrando esse nella
previsione del nuovo art. 360, co. 1, n. 5), c.p.c. – il ricorso sia fondato.
2.3 – Anzitutto, il giudicato indicato dalla Corte d’appello (sentenzE Trib. Prato n.
825/2001) non concerne il merito, avendo il Tribunale soltantc dichiarato la
propria incompetenza funzionale, rinviando agli organi della liquidazione. Come
afferma la stessa Corte romana, la sentenza non è stata impugnata. Nessun
giudicato sul merito s’è quindi concretizzato, con la conseguenza che la domanda
in questione ben poteva essere riproposta, come è infatti avvenuto.
Erra quindi il giudice d’appello quando afferma il contrario, tanto più che è stato
ritenuto preclusivo della proposizione dell’insinuazione tardiva

fatto che la

d’appello come giudicato preclusivo, non è mai stata impugnata. Nei controricorso,

N. 21629115 R.G.

sentenza n. 825/2001 non contenesse “alcuna condanna contro 13 S.I.D.A.”: la
Corte del merito ha sostanzialmente mostrato di equiparare la declaratoria di
incompetenza funzionale (derivante dal combinato disposto degli artt. 201 e 52
legge fall.) al “non accoglimento” della domanda risarcitoria. Come invece
correttamente evidenzia la ricorrente, per l’ammissione al passivo del credito

dare opportuna prova del credito vantato. Questione che, ovviamente, sarà
valutata dal giudice del rinvio.
7.1 – Il ricorso è quindi accolto. Va pertanto disposta la cassazione della sentenza
impugnata, con rinvio alla Corte d’appello di Roma, in diversa corr posizione, che
provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.
P.Q.M.
accoglie il ricorso, cassa in relazione e rinvia alla Corte d’appello di Roma, in altra
composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Corte di cassazione, il giorno

concorsuale non occorre una previa statuizione giudiziale, dovendosi (soltanto)

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