Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30600 del 20/12/2017


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Civile Ord. Sez. L Num. 30600 Anno 2017
Presidente: DI CERBO VINCENZO
Relatore: DE MARINIS NICOLA

ORDINANZA
sul ricorso 9260-2012 proposto da:
POSTE ITALIANE SPA P.I. 97103880585, in persona del
legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA PO 25-B, presso lo studio
dell’avvocato ROBERTO PESSI, che la rappresenta e
difende, giusta delega in atti;
– ricorrente contro
2017
2417

CARDINALE FEDELE, ESPOSITO VINGIANI MARCELLO, CIRILLO
GENNARO COSA GREGORIA, RUBINELLI ANNA DANIELA, tutti
elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE XXI APRILE
81, presso lo studio dell’avvocato DANTE DE MARCO, che
li rappresenta e difende unitamente all’avvocato

Data pubblicazione: 20/12/2017

STEFANIA POLLICORO giusta delega in atti;
– controricorrenti nonchè contro

PRESAGO MASSIMILIANO;
– intimato –

DI LECCE SEZIONE DISTACCATA DI TARANTO, depositata il
21/04/2011, R. G. N. 192/2008.
PQM

Vedi Provvedimento Allegato

avverso la sentenza n. 102/2011 della CORTE D’APPELLO

RILEVATO

che con sentenza del 21 aprile 2011, la Corte d’Appello di Lecce,
confermava la decisione resa dal Tribunale di Taranto ed
accoglieva la domanda proposta tra gli altri da Fedele Cardinale,
Gennaro Cirillo, Gregoria Cosa, Marcello Esposito Vingiani,
Massimiliano Presago e Anna Daniela Rubinelli nei confronti di

dei contratti a termine conclusi tra le parti relativamente ai periodi
tutti successivi al 30.4.1998 e, con la sola eccezione di Gennaro
Cirillo, assunto “per necessità di espletamento del servizio di
recapito in concomitanza di assenze per ferie” ai sensi dell’art. 8
del CCNL del 26.11.1994, tutti giustificati da “esigenze eccezionali
conseguenti alla fase di ristrutturazione e rimodulazione degli
assetti occupazionali in corso…” ai sensi dell’art. 8 del CCNL del
26.11.1994 e dei successivi accordi integrativi, sancendo la
conversione a tempo indeterminato del rapporto, la riammissione
in servizio e la spettanza del risarcimento dalla data del tentativo
obbligatorio di conciliazione, in misura pari a tutte le retribuzioni
medio tempore maturate;
che la decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa
ritenuto illegittimi tanto il contratto del Cirillo, per non aver la
Società addotto elementi idonei a consentire la verifica del nesso
di cagsal,ità tra l’esigenza invocata e l’assunzione del lavoratore; /
e.
ee 04 tm ■
egi ima a conversione del rapporto; spettanti a titolo di
risarcimento del danno le retribuzioni dalla data della messa in
mora identificata in quella del tentativo obbligatorio di
conciliazione, generica l’eccezione relativa all’aliunde perceptum;
inapplicabile lo ius superveniens;
che per la cassazione di tale decisione ricorre la Società, affidando
l’impugnazione a sei motivi, poi illustrati con memoria, cui
resistono, con controricorso, tutti i predetti lavoratori ad eccezione
del Presago che non ha svolto alcuna attività difensiva;

Poste Italiane S.p.A., avente ad oggetto la declaratoria di nullità

CONSIDERATO
che con il primo motivo, la Società ricorrente, nel denunciare la
violazione e falsa applicazione degli artt. 1428, 1429, 1431 c.c., e
115 c.p.c. in una con il vizio di motivazione, lamenta a carico della
Corte territoriale l’omessa pronunzia in ordine alla eccezione
sollevata da essa ricorrente in relazione alla rinuncia al ripristino

Vingiani;
che, con il secondo motivo, la Società ricorrente, denunciando la
violazione e falsa applicazione degli artt. 1362, 1363 e segg. c.c.
in una con il vizio di motivazione, censura la statuizione della
Corte territoriale in ordine all’illegittimità delle assunzioni disposte
in base all’art. 8 del CCNL 1994 successivamente al 30.4.1998 in
quanto prive dell’autorizzazione dell’autonomia collettiva;
che, il terzo motivo è inteso a denunciare la non conformità a
diritto e l’incongruità logica della pronunzia resa dalla Corte
territoriale, con riguardo al contratto stipulato da Gennaro Cirillo,
circa l’inidoneità della causale relativa all’esigenza di sostituzione
di personale in ferie a legittimare l’assunzione a termine in difetto
dell’allegazione di elementi ulteriori atti a consentire la verifica in
concreto della sussistenza del nesso di causalità;
che con il quarto motivo, denunciando la violazione e falsa
applicazione degli artt. 210 e 421 c.p.c., in una con la nullità della
sentenza e/o del procedimento, la Società ricorrente censura la
pronunzia resa dalla Corte territoriale circa la genericità
dell’eccezione relativa all’aliunde perceptum a suo dire inficiata
dalla mancata ammissione dei mezzi istruttori all’uopo richiesti
dalla Società ricorrente e dall’omesso ricorso ai poteri d’ufficio;
che con il quinto motivo, denunciando la violazione e falsa
applicazione degli artt. 414, 420 c.p.c. e 2697 c.c., in una con il
vizio di motivazione, la Società ricorrente imputa alla Corte
territoriale di aver pronunciato circa la spettanza del risarcimento

del rapporto dai Sig.ri Cosa, Cardinale, Rubinelli ed Esposito

del danno al lavoratore in difetto dell’assolvimento da parte del
medesimo, sul quale gravava, l’onere della prova della ricorrenza
del preteso danno;
l’erroneità della pronunzia della Corte territoriale in ordine alle
conseguenze sanzionatorie della dichiarata nullità dell’apposizione
del termine è dedotta nel cpufFin motivo con riguardo alla ritenuta

che preliminarmente va rigettata l’eccezione sollevata con il
controricorso circa l’inammissibilità dell’impugnazione per
superamento dei termini di legge, essendo stata quest’ultima
tempestivamente proposta per non essere applicabile nella specie
il termine semestrale di cui alla I. n. 69/2009, dal momento che il
ricorso introduttivo del presente giudizio risulta depositato prima
della sua entrata in vigore (cfr. Cass. n. 11087/2016);
che, venendo all’esame dell’impugnazione, il primo motivo deve
ritenersi inammissibile per aver la Corte territoriale congruamente
motivato in ordine all’irrilevanza della rinuncia al ripristino del
rapporto formulata da parte di quattro dei sei odierni ricorrenti
successivamente all’emanazione della pronunzia di primo grado
ricostituiva dello stesso con argomentazioni che non risultano qui
neppure fatte oggetto di specifica censura;
che il secondo motivo, si rivela infondato, alla luce del consolidato
orientamento di questa Corte secondo cui

“in materia di

assunzioni a termine di dipendenti postali, con l’accordo sindacale
del 25 settembre 1997, integrativo dell’art. 8 del c.c.n.l. 26
novembre 1994, e con il successivo accordo attuativo, sottoscritto
in data 16 gennaio 1998, le parti hanno convenuto di riconoscere
la sussistenza della situazione straordinaria, relativa alla
trasformazione giuridica dell’ente ed alla conseguente
ristrutturazione aziendale e rimodulazione degli assetti
occupazionali in corso di attuazione, fino alla data del 30 aprile
1998; ne consegue che deve escludersi la legittimità delle

inapplicabilità dello ius superveniens di cui all’art. 32, I. 183/10;

assunzioni a termine cadute dopo il 30 aprile 1998, per carenza
del presupposto normativo derogatorio, con la ulteriore
conseguenza della trasformazione degli stessi contratti a tempo
indeterminato, in forza dell’art. 1 della legge 18 aprile 1962 n.
230” (v., fra le altre, Cass. 1-10-2007 n. 20608; Cass. 28-112008 n. 28450; Cass. 4-8-2008 n- 21062; Cass. 27-3-2008 n.

che, di contro, merita accoglimento il terzo motivo, relativo alla
posizione del solo Gennaro Cirillo, stante il principio di diritto
accolto da questa Corte in base al quale “in tema di assunzione a

termine di lavoratori subordinati, è legittima la previsione, operata
dalla contrattazione collettiva, della causale relativa alla
“necessità di espletamento del servizio in concomitanza di
assenze per ferie nel periodo giugno-settembre”, dovendo
interpretarsi nel senso che gli stipulanti hanno considerato il
bisogno, nel periodo in oggetto di assumere personale per
sopperire all’assenza di quello in congedo, con la conseguenza che
l’indicazione in contratto del nominativo del lavoratore sostituito
non è necessaria e non è configurabile alcun onere di allegazione
e prova dell’esigenza e dell’idoneità della singola assunzione a far
fronte a essa, essendo sufficiente il rispetto della clausola di c. d.
contingentamento, ossia della percentuale massima di contratti a
termine rispetto al numero di rapporti a tempo indeterminato
stabilita a livello collettivo, in adempimento dell’art. 23 della legge
n. 56 del 1987″ (v. fra le altre Cass. 24.11.2011, n. 22009).

che, il quarto motivo risulta inammissibile atteso che
l’impugnazione non coglie la

ratio decidendi,

non risultando

censurato il giudizio di genericità per difetto di allegazione posto
dalla Corte territoriale a fondamento della decisione di non
procedere ad istruttoria sul punto;

che, quanto al quinto e sesto motivo, se ne deve ritenere, alla
stregua del consolidato orientamento di questa Corte, l’assoluta

7979, Cass. 18378/2006 cit.);

infondatezza, con la sola eccezione dell’affermata applicabilità
nella specie del regime sanzionatorio dell’illegittimità del contratto
a termine di cui all’art. 32, commi 5, 6 e 7, I. n. 183/2010 (cfr. tra
le altre Cass.12.8.2015) e l’irrilevanza dell’avvenuta abrogazione
dei predetti commi 5 e 6 ad opera dell’art. 55, lett. f), d.lgs. n.
81/2015 (vedi, da ultimo, Cass. 7132/2016);

di Gennaro Cirillo e la sentenza impugnata cassata in relazione al
motivo accolto con rinvio alla Corte d’Appello di L’Aquila, in
diversa composizione che provvederà in conformità disponendo
anche per l’attribuzione delle spese;
che, altresì, con riguardo alla posizione dei contro ricorrenti e di
Massimiliano Presago, rigettati gli altri motivi del ricorso, ne va
accoltoVe la sentenza impugnata cassata in relazione al motivo
accolto con rinvio alla Corte d’Appello di L’Aquila, in diversa
composizione, la quale dovrà limitarsi a quantificare l’indennità
spettante ex art. 32 cit. per il periodo compreso fra la scadenza
del termine e la pronuncia del provvedimento con il quale il
giudice ha ordinato la ricostituzione del rapporto di lavoro (cfr. per
tutte, Cass. n. 14461/2015) con interessi e rivalutazione su detta
indennità da calcolarsi dalla data della pronuncia giudiziale
dichiarativa dell’illegittimità della clausola appositiva del termine
(cfr., per tutte, Cass. 3062/2016), disponendo altresì per
l’attribuzione delle spese del presente giudizio di legittimità
P.Q.M.
La Corte accoglie il terzo motivo, con riguardo alla posizione di
Gennaro Cirillo, accoglie l’ultimo motivo, rigettati gli altri,
relativamente agli altri controricorrenti ed a Massimiliano Presago,
cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla
Corte d’Appello di L’Aquila, in diversa composizione.
Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale del 24 maggio 2017

che, dunque, va accolto il terzo motivo con riguardo alla posizione

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