Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 306 del 10/01/2017

Cassazione civile, sez. VI, 10/01/2017, (ud. 03/11/2016, dep.10/01/2017),  n. 306

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. ARMANO Uliana – rel. Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2997-2015 proposto da:

S.E., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PARIOLI 55,

presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI CARTA, rappresentato e

difeso dall’avvocato AGOSTINO DESSY giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

B.S.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 3472/2014 del TRIBUNALE di CAGLIARI,

depositata il 28/11/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

03/11/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ULIANA ARMANO.

Fatto

RITENUTO IN DIRITTO

E’ stata depositata la seguente relazione:

1. S.E. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza del tribunale di Cagliari del 27-1-14 che, a modifica della decisione di primo grado, ha rigettato la domanda di risarcimento danni da lui proposta nei confronti B.E..

L’intimata non si è difesa.

Il ricorso è soggetto alla disciplina dettata dagli artt. 360 bis, 375, 376 e 380 bis c.p.c., come formulati dalla L. 18 giugno 2009, n. 69 e può essere trattato in camera di consiglio e rigettato per manifesta infondatezza.

2.Con il primo motivo di ricorso si denunzia violazione dell’art. 244 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4.

Il motivo è infondato.

La corte d’appello ha affermato che non erano utilizzabili le dichiarazioni di S.A. perchè teste non è indicato e non ammesso nell’ordinanza di ammissione della prova e portato dalla parte attrice nell’udienza istruttoria direttamente quando la preclusione processuale era già maturata.

In realtà piuttosto che la violazione dell’art. 244 c.p.c., il ricorrente deduce delle circostanze verificatesi prima e dopo l’udienza istruttoria in relazione all’errore nell’indicazione del teste effettivamente ammesso, senza riportare in ricorso il verbale d’udienza istruttoria e senza indicare in quale parte degli atti processuali fosse rinvenibile tale verbale ne negli atti del processo.

3. Con il secondo motivo si denunzia omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio indicato nelle non avere esaminato il tribunale tutte le risultanze istruttorie emerse dal giudizio, tutt’altro che indiziarie, che avrebbero giustificato un numero indefinito di motivi tutti quanti intrinsecamente decisivi e che però tu una sintesi sono stati raggruppati in un unico motivo.

4. Il motivo è inammissibile.

In realtà si richiede a questa Corte un riesame del merito della controversia con l’esame di tutte le risultanze istruttorie.

5. La rivalutazione delle risultanze probatorie per giungere ad un accertamento del fatto diverso da quello motivatamente fatto proprio dai giudici di merito era inammissibile nella vigenza della precedente formulazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, ed ancor più oggi, nella vigenza del nuovo art. 360 c.p.c., n. 5.

Si ricorda che la sentenza impugnata è stata pronunziata il 27-11-14 e di conseguenza alla stessa si applica la nuova formulazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5.

L’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, riformulato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia). Ne consegue che, nel rigoroso rispetto delle previsioni dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, il ricorrente deve indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sè, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie.

La riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 delle preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione. Cass. Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014..

6. Il ricorrenti nelle formulare la denunzia di vizio di motivazione non ha rispettato il modello legale previsto formulazione del vizio, secondo quanto richiesto dall’art. 360 c.p.c., n. 5.

Si propone pertanto il rigetto del ricorso.

La relazione è stata comunicata alle parti. Il ricorrente ha presentato memoria.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

Il Collegio riunito in camera di consiglio condivide la ragioni in fatto ed in diritto esposte nella relazione e rigetta il ricorso. Nulla spese stante l’assenza dell’intimata.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Nulla spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.

Così deciso in Roma, il 3 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 10 gennaio 2017

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