Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30589 del 30/12/2011

Cassazione civile sez. II, 30/12/2011, (ud. 29/11/2011, dep. 30/12/2011), n.30589

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ODDO Massimo – Presidente –

Dott. NUZZO Laurenza – Consigliere –

Dott. MAZZACANE Vincenzo – rel. Consigliere –

Dott. BIANCHINI Bruno – Consigliere –

Dott. PROTO Cesare Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

V.B. (OMISSIS), M.M.

(OMISSIS), V.V. (OMISSIS), V.

F. (OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA,

PIAZZA SAN LORENZO IN LUCINA 4, presso lo studio dell’avvocato

CORTESE DOMENICO, rappresentati e difesi dall’avvocato RAFAELE COCCO;

– ricorrenti –

contro

S.A., V.P.R. E PER ESSA PROC V.

G., V.M., VA.FR., VA.GI.,

V.A., S.F., S.M.G., V.

G., L.M.A., V.C., S.

G., S.Q.G., V.L., S.L.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 446/2005 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI,

depositata il 31/12/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

29/11/2011 dal Consigliere Dott. VINCENZO MAZZACANE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Rosario Giovanni che ha concluso per l’accoglimento del

ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il (OMISSIS) moriva Mo.Ma. lasciando a succedergli la sorella M.M.R. per la quota di un terzo, M. V. e V.S., figli della premorta sorella m.

m., anche loro per la quota complessiva di un terzo, ed An. V., figlio della premorta sorella M.V., per la quota di un terzo.

Il (OMISSIS) decedeva anche M.M.R., lasciando a succederle V.M. e V.S., figli della premorta sorella m.m., per la quota complessiva di un mezzo, ed Va.An., figlio della premorta sorella M.V., anche lui per la quota di un mezzo.

Il (OMISSIS) scompariva Va.An. lasciando a succedergli il coniuge M.M. ed i figli V.B., F. V., V.M. e V.V..

Con atto di citazione notificato il 30-3-1979 gli eredi di Va.

A. convenivano in giudizio dinanzi al Tribunale di Oristano V.M. e V.S. chiedendo lo scioglimento della comunione dei beni relitti da Mo.Ma. e da M.M.R. siti in (OMISSIS) ed in (OMISSIS).

Con sentenza non definitiva del 14-2-1989 il Tribunale adito dichiarava aperte le successioni di Mo.Ma. e di M.R. M., accertava la qualità di eredi delle parti in causa, determinava le quote ereditarie nella misura di un mezzo per ciascuna parte, escludeva dall’asse ereditario alcuni terreni agricoli siti in (OMISSIS), e disponeva la divisione in due quote uguali, rimettendo le parti dinanzi al giudice istruttore per la stima dei beni e per la predisposizione del piano di riparto.

Con sentenza dell’11-3-1994 la Corte di Appello di Cagliari, in parziale riforma della decisione di primo grado, escludeva dall’asse ereditario un ulteriore terreno sito in (OMISSIS).

Il (OMISSIS) decedeva V.M. lasciando a succedergli il fratello V.S..

Il Tribunale di Oristano con sentenza definitiva del 26-5-1998 dichiarava esecutivo il piano di reparto redatto dal CTU, assegnava alle parti le quote da esso previste, condannava i convenuti al pagamento di un conguaglio di L. 6.986.625 ed assegnava a M. V. e V.S. la restante quota di un mezzo del terreno sito al foglio 6 mappale 298.

A seguito di ricorso per errore materiale da parte di V.M., V.V., V.B., V.F. e V. M. il Tribunale di Oristano con ordinanza del 15-12-1998 disponeva che il dispositivo della suddetta sentenza fosse corretto nel senso che “la frase assegna il lotto individuato con la prima quota agli attori e il lotto individuato con la seconda quota ai convenuti sia da leggersi ed intendersi assegna il lotto individuato con la prima quota ai convenuti e il lotto individuato con la seconda quota agli attori”.

Dopo la scomparsa di V.S. nella sua posizione succedevano i suoi parenti collaterali V.A., B. V., Va.Fr., V.G., V.L., V.M., V.P.R. e Va.Sa.; a seguito della morte di V.B., erede di V.S., gli succedevano i figli V.C., Va.Fr. e V.G.; deceduto Va.Sa., anche lui erede di V.S., nella sua posizione gli succedevano i suoi eredi testamentari S.A., S.F., G. S., S.M.G., S.N.Q.T. e S.Q.G..

Con atto di citazione notificato il 22-7-1999 S.A., S.F., S.G., S.M.G., S. Q., V.A., Va.Fr., Va.Gi., V.L. e V.P.R. convenivano in giudizio dinanzi alla Corte di Appello di Cagliari M.M., S.N. F.T., V.B., V.C., Fr.

V., V.M., Va.Ma. fu An. e V. V. lamentando una errata valutazione dei beni costituenti i patrimoni ereditari ed il mancato ricorso al criterio del sorteggio delle quote; chiedevano pertanto una nuova valutazione dei beni, l’assegnazione agli appellati del fabbricato in (OMISSIS) sito in via (OMISSIS), ove alcuni di questi ultimi avevano l’abitazione, e l’assegnazione dei restanti beni per sorteggio.

Tra gli appellati si costituivano in giudizio soltanto M. M., V.B., V.F. e V.V. chiedendo il rigetto dell’impugnazione.

La Corte di Appello di Cagliari con sentenza del 31-12-2005 ha escluso dal complesso dei cespiti oggetto della domanda di divisione i beni siti in (OMISSIS) e censiti al foglio 5 mappali 14, 68 e 140 del nuovo catasto edilizio urbano, ha dichiarato esecutivo il piano di riparto redatto dal CTU il 20-11-2003, ha assegnato a M. M., V.B., V.F., Va.Ma. fu A. e V.V. in comunione tra loro ed in ragione delle reciproche quote i beni costituenti la quota A del piano di riparto, ha assegnato ad S.A., S.F., S.G., S.M.G., S.N.F. T., S.Q.G., V.A., C. V., Va.Fr., v.f. fu B., Va.Gi., V.G., V.L., V.M. e V.P.R. in comunione tra loro ed in ragione delle reciproche quote ereditarie i beni costituenti la quota B del piano di riparto, ed ha posto a carico solidale degli assegnatari della quota A un conguaglio in denaro di euro 217,10 a favore degli assegnatari della quota B in solido.

Per la cassazione di tale sentenza V.V., V. B., V.F. e M.M. hanno proposto un ricorso articolato in due motivi; nessuna delle parti intimate ha svolto attività difensiva in questa sede.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo i ricorrenti, denunciando insufficiente e contraddittoria motivazione, assumono che erroneamente la sentenza impugnata ha affermato che le parti concordavano sulla necessità di assegnare agli appellati i fabbricati urbani siti in (OMISSIS), dove alcuni degli eredi avevano la loro abitazione, e che gli appellati avevano chiesto l’attribuzione a loro stessi della quota A, comprendente il fabbricato suddetto, ed alla controparte la quota B; in realtà gli appellati con la richiesta di conferma della sentenza di primo grado avevano domandato l’assegnazione ad essi della quota B e non della quota A, quota quest’ultima che comprendeva l’abitazione di V.S. e che non era mai stata l’abitazione di alcuno degli appellati medesimi; in effetti il chiaro intendimento del giudice di appello era quello di assegnare la casa di via (OMISSIS) a chi vi abitava, che erano o potevano essere soltanto gli appellanti quali eredi di V.S., cosicchè l’assegnazione agli appellati invece che agli appellanti della suddetta casa era frutto di un errore di fatto.

Con il secondo motivo i ricorrenti, deducendo violazione e falsa applicazione dell’art. 729 c.c., sostengono che la Corte territoriale ha disatteso l’applicazione del criterio dell’estrazione a sorte nel procedere alla divisione dei beni ereditari onde evitare l’inconveniente del rischio per i condividenti che abitavano la casa di via (OMISSIS) di perdere la propria abitazione; tuttavia, come già evidenziato nell’esposizione del primo motivo di ricorso, le premesse per le quali la sentenza impugnata ha derogato all’adozione di tale criterio erano in netto contrasto con le risultanze istruttorie ed erano conseguenza di un travisamento di fatto, con la conseguenza che, non sussistendo le ragioni che avevano indotto la Corte territoriale a derogare al normale criterio dell’estrazione a sorte, questo solo era il criterio normativamente consentito.

Le enunciate censure, da esaminare contestualmente per ragioni di connessione, sono inammissibili.

La Corte territoriale ha dato atto che le parti concordavano sulla necessità di assegnare agli appellati i fabbricati urbani siti in (OMISSIS), dove alcuni degli eredi avevano la loro abitazione, sottolineando che il contrasto tra di esse aveva ad oggetto altri profili, in quanto gli appellanti chiedevano che i rimanenti beni fossero assegnati per estrazione a sorte, mentre gli appellati chiedevano l’assegnazione delle quote predisposte dal CTU, in particolare l’attribuzione a loro stessi della quota A, comprendente il fabbricato suddetto, ed alla controparte l’attribuzione della quota B. Il giudice di appello a tal punto ha ritenuto di dove disattendere l’adozione del criterio del sorteggio nel procedere allo scioglimento della comunione sussistente tra le parti, oltre che per una serie di ragioni non oggetto di censura in questa sede (e d’altra parte gli attuali ricorrenti quali appellati nel giudizio di secondo grado non avevano richiesto l’applicazione dei criterio del sorteggio, avendo concluso per il rigetto del gravame proposto dagli appellanti), per il fatto che, concordando le parti sulla necessità di assegnare un determinato cespite ad una di loro, ciò avrebbe determinato il venir meno dell’eguaglianza delle quote, presupposto logico per l’applicazione del principio del sorteggio.

Ciò posto, si rileva che con le censure in esame i ricorrenti, denunciando una errata percezione da parte della Corte territoriale delle loro richieste riguardo alla assegnazione in loro favore di una delle due quote predisposte dal progetto divisionale, prospettano, come da loro stessi espressamente dedotto, un errore ed addirittura un travisamento di fatto, entrambi inammissibili in questa sede;

costituisce invero orientamento consolidato di questa Corte che la denuncia di un errore di fatto, consistente nell’inesatta percezione da parte del giudice di circostanze presupposte come sicura base del suo ragionamento in contrasto con quanto risulta dagli atti del processo, non costituisce motivo di ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, ma di revocazione ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 4 (Cass. 3-8-2007 n. 17057; Cass. 27-4 2010 n. 10066), e che alle medesime conclusioni e per le stesse ragioni si deve pervenire quanto alla denuncia del travisamento di fatto (Cass. 18-11- 2004 n. 21870; Cass. 9-1-2007 n. 213).

E’ poi appena il caso di aggiungere, alla luce dell’oggetto dei motivi in esame, che la denuncia della norma di legge che prevede il criterio del sorteggio in ordine allo scioglimento della comunione è soltanto la conseguenza, sul piano logico, del ritenuto errore di fatto, e quindi non riveste alcun carattere autonomo.

Il ricorso deve pertanto essere rigettato; non occorre procedere ad alcuna statuizione in ordine alle spese del presente giudizio, atteso che le parti intimate non hanno svolto attività difensiva in questa sede.

P.Q.M.

LA CORTE Rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 29 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 30 dicembre 2011

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