Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30586 del 30/12/2011

Cassazione civile sez. II, 30/12/2011, (ud. 28/11/2011, dep. 30/12/2011), n.30586

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ODDO Massimo – Presidente –

Dott. BUCCIANTE Ettore – rel. Consigliere –

Dott. PROTO Cesare Antonio – Consigliere –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

UFFICIO TERRITORIALE GOVERNO MESSINA, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO,

che lo rappresenta e difende ope legis;

– ricorrenti –

contro

M.A.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 340/2005 del GIUDICE DI PACE di PATTI,

depositata il 28/12/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

28/11/2011 dal Consigliere Dott. ETTORE BUCCIANTE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SGROI Carmelo che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con la sentenza indicata in epigrafe il Giudice di pace di Patti ha accolto l’opposizione proposta da M.A. avverso l’ordinanza ingiunzione con cui il Prefetto di Messina gli aveva irrogato la sanzione pecuniaria di 800,00 Euro, per aver emesso il 31 dicembre 2003 due assegni bancari senza provvista. La decisione si basa sul rilievo che l’attore aveva dimostrato, mediante quietanze del prenditore con firme autenticate il 2 aprile 2004, che la somma portata dal titolo era stata pagata entro sessanta giorni dalla scadenza del termine di presentazione per la riscossione.

Contro tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’Ufficio territoriale del Governo di Messina, in base a due motivi. M. A. non ha svolto attività difensive nel giudizio di legittimità.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

La motivazione della presente sentenza viene redatta in forma semplificata, come il collegio ha disposto.

Con i due motivi addotti a sostegno del ricorso l’Ufficio territoriale del Governo di Messina deduce che la prova documentale fornita da M.A. non era idonea, a causa della tardività della sua formazione, a dimostrare l’applicabilità nella specie dell’esimente prevista dalla L. 5 dicembre 1990, n. 386, art. 8:

l’avvenuto pagamento della somma portata dal titolo entro sessanta giorni dalla scadenza del termine di presentazione per la riscossione.

La tesi del ricorrente risulta fondata, alla luce della giurisprudenza di questa Corte – dalla quale non si ravvisano ragioni per discostarsi – secondo cui in tema di emissione di assegno bancario senza provvista, la norma della L. 15 dicembre 1990, n. 386, art. 8, comma 3, come sostituito dal D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507, art. 33 disciplinante la prova del pagamento entro sessanta giorni dalla data di scadenza del termine di presentazione dell’assegno, non ammette equipollenti e, al fine di evitare accordi fraudolenti tra i soggetti privati dell’obbligazione cartolare, esige la certezza della data del pagamento; a garanzia di questa, pertanto, la prova del pagamento deve essere fornita al pubblico ufficiale tenuto alla presentazione del rapporto mediante quietanza a firma autenticata del portatore ovvero mediante attestazione dell’istituto di credito presso il quale è stato effettuato il deposito vincolato dell’importo dovuto (nella specie, è stata rigettata la tesi dell’emittente l’assegno, secondo cui alla stregua della sentenza della corte costituzionale n. 407 del 1993 – che riguarda la disciplina transitoria per i reati commessi prima della legge suddetta ed inoltre attiene al processo penale – la prova del tempestivo pagamento può essere formata anche successivamente, per essere esibita al giudice) (Cass. 21 dicembre 2007 n. 27140, 14 marzo 2007 n. 5895, 18 agosto 2006 n. 18190).

Accolto pertanto il ricorso, la sentenza impugnata va cassata con rinvio al Giudice di pace di Patti in persona di diverso magistrato, cui viene anche rimessa la pronuncia sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata; rinvia la causa al Giudice di pace di Patti in persona di diverso magistrato, cui rimette anche la pronuncia sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 28 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 30 dicembre 2011

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