Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3058 del 01/02/2022

Cassazione civile sez. I, 01/02/2022, (ud. 26/01/2022, dep. 01/02/2022), n.3058

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 1836/2020 r.g. proposto da:

B.A.D., in proprio e per la minore

S.M., rappresentata e difesa, giusta procura speciale allegata al

ricorso, dall’Avvocato Edoardo d’Elia, presso il cui studio

elettivamente domicilia in Roma, alla via Michele Mercati n. 51.

– ricorrente –

contro

S.R., rappresentato e difeso, giusta procura speciale

allegata al controricorso, dall’Avvocato Grazia Tiberia Pomponi,

presso il cui studio elettivamente domicilia in Roma, alla via

Pietro Borsieri n. 12.

– controricorrente –

avverso la sentenza, n. 3631/2019, della CORTE DI APPELLO DI ROMA

depositata il 30/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

26/01/2022 dal Consigliere Dott. Eduardo Campese.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il Tribunale di Roma, adito con ricorso per separazione personale proposto da S.R. nei confronti della moglie B.A.D., pronunciò la sentenza n. 16035/17 con cui addebitò la separazione dei coniugi (già precedentemente dichiarata con sentenza parziale) alla B. e dispose l’affidamento della loro figlia M., minorenne, al padre, in via esclusiva, con collocazione prevalente presso di lui, ordinando l’immediato rientro della stessa in Italia. Stabilì, pure, che: i) la minore incontrasse la madre secondo quanto sarebbe stato stabilito dal servizio sociale territorialmente competente; ii) il padre provvedesse direttamente al mantenimento della figlia, contestualmente revocando il corrispondente contributo dal medesimo già da versarsi alla B.; iii) i genitori contribuissero al 50% delle spese straordinarie occorrenti per la minore, preventivamente concordate. Condannò, infine, la B., ex art. 709-ter c.p.c., comma 2, al risarcimento del danno, in favore del S., liquidato in Euro 5.000,00, nonché al pagamento delle spese giudiziali.

2. Il gravame interposto dalla B. contro questa decisione è stato accolto solo parzialmente dalla Corte di appello di Roma, Sezione della Persona e della Famiglia, la quale, con sentenza del 30 maggio 2019, n. 3631, ha respinto la domanda di addebito proposta dal S..

2.1. La medesima corte, inoltre: i) ha giudicato inammissibile “la richiesta dell’appellante di ammissione delle prove da lei articolate in primo grado con il ricorso ex art. 155-ter c.c.”. Infatti, “in primo grado, la B. non ha depositato le memorie ex art. 183 c.p.c., comma 6, nn. 2 e 3, nei termini concessi dal Tribunale (…) e non ha articolato alcun mezzo istruttorio con conseguenza decadenza dalla relativa facoltà processuale. Scaduti i termini per deduzioni istruttorie, il 27.9.2015 ed il 17.10.2015, la B. ha proposto, in data 23.10.2015, un ricorso ex art. 155-ter c.c., che il Tribunale rigettava, dichiarando inammissibili ed irrilevanti, ai fini decisori, le prove articolate e chiuso il sub procedimento”; ii) ha confermato l’affidamento esclusivo della minore al padre, ascrivendo alla B. condotte espressive della sua “volontà di non condividere la responsabilità genitoriale, arrogandosi il diritto di decidere unilateralmente in ordine alle scelte fondamentali della minore ed interrompendo al contempo, ogni relazione padre figlia”; iii) ha escluso la sussistenza di elementi dimostrativi di una condizione di inadeguatezza genitoriale paterna, nemmeno potendola fare discendere dalle affermazioni della minore innanzi al tribunale in sede di ascolto;

iv) ha rimarcato che la madre “ha condotto con sé la figlia in Argentina senza fare più ritorno, in violazione del provvedimento del Giudice Tutelare che autorizzava il passaporto per dodici mesi, scaduti a (OMISSIS), e dell’ordinanza del Tribunale in data 18/1/2016, che disponeva l’immediato rientro della minore in Italia”.

3. B.A.D., in proprio e per la minore S.M., ricorre per cassazione contro l’appena descritta sentenza affidandosi a tre motivi. Resiste, con controricorso, illustrato anche da memoria ex art. 380-bis.1 c.p.c., S.R., eccependo, pregiudizialmente, l’inammissibilità dell’impugnazione di controparte perché tardiva.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Ancor prima di procedersi allo scrutinio dei formulati motivi (la cui descrizione, quindi, è affatto superflua), l’odierno ricorso deve essere dichiarato inammissibile perché tardivamente proposto.

1.1. Invero, come specificamente eccepito dal controricorrente (oltre che direttamente verificato dal Collegio, essendogli consentito accedere al fascicolo di ufficio al fine di accertare la formazione di un giudicato interno), la sentenza oggi impugnata è stata notificata 11 giugno 2019 (sabato), alle ore 21,10, dal legale del S. all’Avv. Edoardo D’Elia, difensore della B. in grado di appello, al suo indirizzo p.e.c. (studio.delia.legalmail.it) dichiarato in atti e risultante dal Reginde.

1.2. Ne consegue, dunque, la tardività dell’odierno ricorso, notificato solo il 27 dicembre 2019, ben oltre lo spirare del termine breve di cui al combinato disposto dell’art. 325 c.p.c., comma 2 e art. 326 c.p.c., comma 1.

2. Le spese di questo giudizio di legittimità restano regolate dal principio di soccombenza, altresì dandosi atto, giusta quanto precisato da Cass., SU, n. 4315 del 2020, rv. 657198-06, che, malgrado il tenore della pronuncia adottata, non è dovuto il pagamento di un’ulteriore somma, a titolo di contributo unificato, posto che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 10, comma 2, non è soggetto al contributo unificato il processo comunque riguardante la prole.

3. Va, disposta, da ultimo, per l’ipotesi di diffusione del presente provvedimento, l’omissione delle generalità e degli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso proposto B.A.D., in proprio e per la minore S.M., e la condanna al pagamento delle spese di questo giudizio di legittimità, che si liquidano in Euro 4.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge.

Dispone, per l’ipotesi di diffusione del presente provvedimento, l’omissione delle generalità e degli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 26 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 1 febbraio 2022

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