Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30576 del 20/12/2017


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 30576 Anno 2017
Presidente: VIRGILIO BIAGIO
Relatore: IANNELLO EMILIO

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 20606/2010 R.G. proposto da
Gasca Paolo, rappresentato e difeso dall’Avv. Paolo Manzato, con
domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via del Tritone, n. 102;
– ricorrente contro
Agenzia delle entrate;
– intimata avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del
Piemonte, n. 52/27/09 depositata il 19 giugno 2009.
Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 13 ottobre 2017
dal Consigliere Emilio Iannello.
Rilevato che Paolo Gasca, ex dirigente di Fiat S.p.A., ricorre con

Data pubblicazione: 20/12/2017

due mezzi nei confronti dell’Agenzia delle entrate (che non svolge
difese nella presente sede, ma deposita c.d. atto di costituzione) per
la cassazione della sentenza in epigrafe, con la quale la C.T.R. del
Piemonte — in controversia concernente, per quel che ancora in
questa sede rileva, impugnazione del silenzio rifiuto formatosi sulla
istanza di rimborso del 50% delle trattenute Irpef operate nel 2004

secondo il ricorrente mascherante un’ulteriore forma di incentivo
all’esodo — ha accolto in parte qua l’appello dell’Ufficio, ritenendo
detta tesi mancante di alcun riscontro;
che il ricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 380-bis.1
cod. proc. civ.;
considerato che con il primo motivo di ricorso il contribuente
denuncia, ai sensi dell’art. 360, comma primo, num. 3, cod. proc.
civ., violazione degli artt. 16 e 17, comma 4-bis, d.P.R. 22 dicembre
1986, n. 917 (nel testo applicabile ratione temporis), nonché degli
artt. 115 e 116 cod. proc. civ. e degli artt. 2118 e 2119 cod. civ.,
anche in relazione agli artt. 1, num. 1, 2, num. 1, e 5 della Direttiva
76/207/CEE del Consiglio, del 9 febbraio 1976, per avere la C.T.R.
errato nella qualificazione giuridica della fattispecie non ritenendo,
pur in presenza delle prove offerte, che, nel caso di specie, la somma
erogata a titolo di indennità sostitutiva del preavviso rispondesse
anch’essa alla finalità di incentivo all’esodo;
che con il secondo motivo il ricorrente deduce altresì insufficiente
motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, ai
sensi dell’art. 360, comma primo, num. 5, cod. proc. civ., lamentando
che la C.T.R. non ha illustrato il percorso logico seguito per giungere
al convincimento espresso in sentenza;
ritenuto che è inammissibile il primo motivo di ricorso, in quanto
aspecifico, non confrontandosi con la effettiva ratio decidendi posta a
base della decisione impugnata;
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sulle somme percepite a titolo di indennità sostitutiva di preavviso,

che non si ricava, invero, dalla motivazione, l’affermazione di una
regula iuris in contrasto con le norme richiamate e con il principio da
esse ricavato in giurisprudenza secondo il quale «le somme
corrisposte a titolo di indennità sostitutiva di preavviso sono soggette
all’aliquota agevolata prevista dall’art. 17, comma 4-bis, d.P.R. n. 917
del 1986, aggiunto dall’art. 5, comma 1, lett. d), d.lgs. 2 settembre

siano assimilabili a tali incentivi in quanto corrisposte in base agli
accordi stipulati in sede di risoluzione consensuale ad efficacia
differita del rapporto di lavoro e, quindi, non svolgano la finalità, che
è propria dell’indennità sostitutiva del preavviso, di compensare il
lavoratore per il disagio conseguente alla necessità della ricerca di un
nuovo posto di lavoro a causa dell’esercizio del diritto unilaterale di
recesso da parte del datore di lavoro» (Cass. 20/02/2009, n. 4167;
Cass. 05/02/2008, n. 2716);
che il denegato riconoscimento di tale agevolazione per l’indennità
in parola è, invero, motivato non già da una aprioristica e
incondizionata esclusione dell’applicazione ad essa dell’aliquota
agevolata, ma ben diversamente dall’accertamento, in fatto, della
insussistenza di elementi idonei a dimostrare che anch’essa, nel caso
di specie, rispondesse alla finalità di incentivo all’esodo;
che ne discende l’inammissibilità, come detto, della censura, in
quanto postulante un diverso accertamento di fatto ovvero,
indirettamente, mirata a contestare quello contenuto in sentenza,
muovendo così però su un piano estraneo al tipo di vizio dedotto
(violazione di legge) e sindacabile piuttosto attraverso la
prospettazione di un vizio di motivazione, nel rispetto dei presupposti
e dei limiti di cui al num. 5 dell’art. 360 cod. proc. civ.;
ritenuto che il secondo motivo di ricorso — con il quale per
l’appunto il ricorrente denuncia vizio di motivazione in relazione al
predetto accertamento — è poi inammissibile, per violazione dell’art.

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1997, n. 314, per gli incentivi all’esodo dei dipendenti, qualora esse

366-bis cod. proc. civ., applicabile alla fattispecie ratione temporis per
essere stata la sentenza impugnata depositata il 19/6/2009, e quindi
prima del 4/7/2009, data dalla quale opera la successiva abrogazione
della norma indicata, disposta dall’art. 47, comma 1, lett. d), legge
18 giugno 2009, n. 69 (cfr. Cass. Sez. U. n. 20360 del 2007; v. anche
ex multis Cass. n. 24597 del 2014);

momento di sintesi prescritto per i motivi di cui all’art. 360, comma
primo, num. 5, cod. proc. civ., per il quale è richiesta una illustrazione
che, pur libera da rigidità formali, si deve concretizzare in una
esposizione chiara e sintetica del fatto controverso — in relazione al
quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria — ovvero
delle ragioni per le quali la dedotta insufficienza rende inidonea la
motivazione a giustificare la decisione;
che il ricorso deve essere pertanto rigettato;
che tuttavia, non avendo l’intimata svolto difese nella presente
sede, non v’è luogo a provvedere sul regolamento delle spese;
P.Q.M.
rigetta il ricorso.
Così deciso il 13/10/2017
Il Presidente
(Biagio yirgilio)

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che il ricorrente ha infatti omesso la formulazione del c.d.

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